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IMELDA e DAMIGELLE
Giunge il duca.
UGO
Il duca!
PARISINA
Ahi! misero!
Fuggi.
UGO
Invano.
AZZO
Chi vegg'io?
ERNESTO
(È perduto. Io tremo... io palpito.)
AZZO
(ad Ernesto)
Sì, compiuto è il cenno mio?
(breve silenzio)
Parla tu: perché tornasti?
(ad Ugo)
Perché il campo abbandonasti?
D'onde avvien che si segreto
tu ti aggiri in Belveder?
UGO
Di tornar mi concedea
di nostr'armi il condottiero.
Io bramava, e fermo avea
di offrirmi a te primiero:
sol poc'anzi il tuo divieto
mi fu dato di saper.
AZZO
Né partisti?
PARISINA
(Oh, istante!)
ERNESTO
(Io gelo.)
AZZO
Perché innanzi alla duchessa? Tanto osasti? parla.
UGO
(Oh, cielo!)
AZZO
Qual ragion ti guida ad essa?
PARISINA
Ei, signor, percosso, afflitto...
del severo... estremo editto,
ignorando quale errore
si mertava il tuo rigore...
umil prece... a me porgea...
d'impetrar la tua bontà.
AZZO
Egli?... E tu?...
PARISINA
Lo promettea.
AZZO
Fu soverchia in te pietà.
PARISINA
Ah! tu sai che insiem con esso
di tua corte io crebbi in seno:
implorar mi sia concesso
che scolparsi ei possa almeno.
D'alcun fallo io reo no'l
credo...
tale a te si mostrerà.
Questa grazia ch'io ti chiedo...
è giustizia e non pietà.
UGO
Io sperai la sua preghiera
a placarti almen possente:
che implorarla eccesso egli era
né un sospetto io m'ebbi in mente:
s'egli è tal, ch'io sol sia segno
della tua severità;
ma con lei saria lo sdegno
forse troppa crudeltà.
AZZO
(Il difende! e in sua difesa
tanto adopra ardore e zelo!
Tutto alfin mi si palesa:
sciolto è omai, caduto è il velo.
In mia mano avrò le prove
della lor malvagità.
Simuliam, veggiam fin dove
la rea coppia giungerà.)
ERNESTO
(Lasso me! Sì ria sventura
prevenir non ho potuto.
Simular invan procura,
l'imprudente si è perduto...
Tace il duca, ma nel seno
il furor covando va.
Ah! foriero del baleno
è la sua tranquillità.)
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