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PARISINA
Un seggio, Imelda. Io sono
stanca del mio gioir.
IMELDA
Non usa a queste
sì clamorose feste,
uopo di posa hai tu.
PARISINA
De' miei primi anni
oggi mi parve respirar l'aurora
d'un dì sereno... Alla paterna corte
io mi credetti fra le pompe e i ludi
de' miei fratelli... E qual fraterna gloria
mi fu d'Ugo il trionfo. Oh! come lieta,
col giovin prode nell'arringo i'
corsi!
E lieta il premio del valor gli porsi!
IMELDA
(Ciel! Non si avveri, io prego,
il mio sospetto.)
PARISINA
Ma fugace lampo
sarà la mia letizia, e il sol domani
torbido forse sorgerà pur anco...
Stanche le membra, e stanco
ben più lo spirto io già risento. Oh, lungi
riponi i serti e la gioconda vesta.
IMELDA
Né alla notturna festa irne vuoi tu?
PARISINA
No, non poss'io. Sollievo
mi fia migliore il sonno.
IMELDA
Ah! sì. Io spero...
E’ innocente sollievo.
PARISINA
È vero, è vero.
Sogno talor di correre
entro incantato albergo;
volo in balìa de' zeffiri;
oltre le nubi io m'ergo:
nuoto in sereno spazio,
qual cigno nel ruscel.
Dolce, come arpa eolia,
voce mi chiama, e dice:
vieni, e, del mondo immemore.
Resta quassù, felice...
A combattuto spirto
porto soltanto è il ciel.
Oh, cari sogni! oh, all'anima
illusion gradita!
IMELDA e CORO
Prendi da lor presagio
di più tranquilla vita.
Vanne, e più bella ancora
sorgi alla nuova aurora,
come è più bello un fiore
dopo il notturno gel.
PARISINA
Addio. L'augurio accetto...
pace dal sonno aspetto...
(A combattuto core
porto soltanto è il ciel.)
Si danno un addio. Imelda e le Ancelle partono. Parisina
si ritira nell'alcova. La scena rimane vuota per alcuni
momenti.
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