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Felice Romani
Parisina d’Este

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  • ATTO SECONDO
    • Scena quinta. Ugo solo, indi Ernesto
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Scena quinta. Ugo solo, indi Ernesto

 

UGO
Né ancor vien ella! Cominciar le danze,
i concenti echeggiar... Invan di lei
muta parmi ogni luce, ogni splendore.
L'astro non v'è maggiore,
l'astro dell'alma mia. Vieni: e al tuo raggio
languir ciascuna e impallidir si miri
di Ferrara beltà.
(esce Ernesto)

ERNESTO
Dove ti aggiri?

UGO
Ovunque impresse io credo
l'orme di Parisina, ovunque un'aura
parmi de' suoi sospiri.

ERNESTO
Alle sue stanze
quinci si sale, e tu qui muovi, o stolto?...
Seguimi... Un sordo ascolto
de' cortigiani susurrar: turbato
più che mai fosse, Azzo aggirarsi io vedo,
come leon della sua preda in traccia.

UGO
E di perigli a me far puoi minaccia?
Cessa: la mia letizia
non funestar. Oggi fu tal, che morte
potria scontarla appena. Or va: soverchio
è in te timor.

ERNESTO
Soverchia è in te fidanza.

UGO
Ella m'ama... certezza è mia speranza.
Io sentii tremar la mano
che mi cinse almen al crin la palma.
Mi sorrise, e tutta l'alma
in quel riso scintillò.
Uno spirto, un senso arcano
d'un amor maggior d'amore,
trapassò da core a core,
e di gioia l'inondò.

ERNESTO
Sconsigliato!... E a te presente
era il duca, e a lei d'accanto!

UGO
Io no 'l vidi ed occhi e mente
fur rapiti in lei soltanto.
Ah! non mai di quel momento
la dolcezza appien dirò.

ERNESTO
Taci, taci... Ogni concento,
ogni strepito cessò.
Giunge alcun...

UGO
Che fia?




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