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Felice Romani
Parisina d’Este

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  • ATTO TERZO
    • Scena seconda. Parisina indi Imelda
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Scena seconda. Parisina indi Imelda

 

PARISINA
No... più salir non ponno
miei prieghi al ciel... Pur più straziato core
mai non ricorse a lui come il cor mio.
Imelda!

IMELDA
A te son io
nunzia d'alcuna speme. In suo perdono
par fermo il duca: ei congedò tranquillo
il generoso Ernesto,
a cui guidar lontano Ugo è concesso.

PARISINA
Ugo!.. Ei dunque partì?

IMELDA
Parla sommesso...
Un foglio suo ti reco...
Prendi.

PARISINA
Un suo foglio!... E chi te 'l diè?

IMELDA
Poc'anzi
un giovine scudier furtivamente
nell'atrio che conduce a queste stanze.

PARISINA
Incauto! e quali ancor nutre speranze!
(legge il foglio)
"D'Azzo non ti fidar: non può del mostro
esser la calma e la pietà sincera.
Quando la squilla del vicino chiostro
dell'alba annunzierà l'ora primiera,
da tal condotto che il periglio nostro
mosse a pietade, e che salvarci spera,
a te per via segreta..."
(si arresta)
Oh! ciel!

IMELDA
Prosegui
A che ti turbi?

PARISINA
Osa sperar l'insano
ch'io con lui fugga!…

IMELDA
Oh! non lo speri invano.
Io, te 'l confesso, io pure,
più che d'Azzo il furor, temo la calma...
io conobbi Matilde...

PARISINA
(con gli occhi sul foglio)
In sen del padre
condurmi ei vuole... e s'io ricuso, ei giura
di sua mano svenarsi in queste soglie.

IMELDA
Ei n'è capace.

Lontano orologio suona un'ora.

PARISINA
Ahi! qual tremor mi coglie!
È questa l'ora!

IMELDA
È questa...
Che risolvi?

PARISINA
Io... non so. Segreta voce
mi dice che quest'ora
l'ultima è di mia vita.

IMELDA
Oh! ti conforta...
Disgombra il tuo terror...

PARISINA
Non odi intorno
un gemer fioco!... di sinistri augelli
uno strido non senti!.. errar non vedi
vicino un'ombra?

IMELDA
Il duol t'inganna, il credi.

PARISINA
Ciel, sei tu che in tal momento
mi sgomenti, e m'empi il core
di quel tremito d'orrore
che è presago del morir.
Supplicarti invano io tento,
io ti sporgo invan le braccia:
sulle labbra mi si agghiaccia
la preghiera ed il sospir.
(odesi flebile musica)
Silenzio... un suon lugubre
lontano echeggia.

IMELDA
Un tristo suon...

PARISINA
Che fia?
(canto lontano)

CORO
Da te, Signor, non sia,
come quaggiù, dannato;
ascenda perdonato
del tuo gran soglio al piè

PARISINA
De' moribondi
questa è la prece. Al suol mi annoda e affigge
invisibil poter.




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