Scena quinta. Parisina,
Imelda e Damigelle
PARISINA
Qui, qui posiamo... ombroso,
ameno è il loco.
DAMIGELLA
Aura soave spira
di questi faggi al rezzo,
e reca a te l'olezzo
rapito all'erbe e ai fior.
IMELDA
Oggi più lieta
esser déi tu.
DAMIGELLA
Giorno ridente è questo
ad amorosa figlia,
che della sua famiglia
festeggia lo splendor.
PARISINA
Si, ne' suoi Stati
ritorna il padre. Oh! voglia il ciel
pietoso,
che men gli pesi il ricovrato
serto
di quel ch'ei diemmi... Oh! più
di me felice
la pastorella, che non ha corona
se non di fiori!
IMELDA
E a tua mestizia torni?
Torni ai sospir?
DAMIGELLA
Deh! parla: onde cotanto
in te dolore?
PARISINA
E’ in me natura il pianto.
Forse un destin che intendere
dato ai celesti è solo,
quaggiù mi elesse a piangere,
nascer mi fece al duolo,
come colomba a gemere,
com'aura a sospirar.
Parmi talor che l'anima,
stanca di tante pene.
aneli a ciel più limpido,
aspiri a ignoto bene,
come favilla all'etere,
come ruscello al mar.
DAMIGELLA
Lassa'. e te stessa affliggere
sempre così vorrai?
PARISINA
Cessar non mi è possibile.
DAMIGELLA
Né mai tu speri?...
PARISINA
Mai.
Musica guerriera.
TUTTE
Qual suon! Guerrier drappello
move festoso a te.
PARISINA
(Oh tu, che invano appello,
tu sol non vieni a me!)
Le dame escono.
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