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I Terrazzani recano ghirlande,
e spargono fiori,
e cantano al suono di rusticali strumenti il
seguente coro. Esce quindi Enrico preceduto, e seguito
da numeroso corteggio di uffiziali, di guardie ecc.
CORO
Amor, che tutti accende
de' tuoi vassalli i cor,
noi, semplici pastor,
a te conduce;
a te ghirlande appende,
non già di gemme, e d'or,
ma degl'ingenui fior
che il suol produce.
D'un tuo sorriso almeno
degnati tu, signor;
alla virtude ancor,
son premio i fiori.
Quando di Londra in seno
ritorni vincitor,
Londra, per farti onor,
t'offra gli allori.
ENRICO
Dopo i lauri di vittoria
son pur dolci i fiori al prode.
Dopo i cantici di lode
caro è l'inno dell'amor.
Il pensier sublimi, o gloria;
ma l'amor consola il cor.
CORO
Non sdegnar de' nostri campi,
sommo re, l'umil soggiorno;
anche i campi a te d'intorno
chiari son del tuo splendor.
ENRICO
(Potessi vivere
com'io vorrei,
lontan dagl'uomini
i giorni miei!
Potessi almeno
de' boschi in seno,
o mio bell'idolo,
fuggir con te?
Che val la gloria
se tuo non sono,
ah! più che il trono
sei tu per me.)
Alle acclamazioni di "Viva il re" difila il
corteggio, e si
allontana. Mentre Enrico vuol partire s'incontra in Clifford.
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