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Felice Romani
Rosmonda d’Inghilterra

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  • ATTO PRIMO
    • Scena quarta. Enrico e Clifford
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Scena quarta. Enrico e Clifford

 

ENRICO
Chi veggio? Tu, Clifford?

CLIFFORD
Compiuto in Francia
l'illustre incarco a cui mi elesse un giorno
il regio tuo favor, in patria io torno.

ENRICO
(Funesto arrivo!)

CLIFFORD
Ad abbracciar contento
men già la figlia che di qui non lunge,
nel castello natìo lasciai partendo;
ma te qui giunto intendo;
ed il paterno amor cede al dovere
di suddito fedele.

ENRICO
(E il caro pegno io gli rapìa, crudele!)

CLIFFORD
Possa la mia venuta
util recarti almen! Possa al tuo core
risparmiare un rimorso!

ENRICO
(Oh ciel!)

CLIFFORD
Perdona
al vecchio istitutor de' tuoi prim'anni
il libero parlar: è voce intorno
che cieco amore la tua gloria oscura,
che chiusa in queste mura
serbi ignota donzella, e che per lei
poni in non cal di sacro imene i nodi,
di Leonora i dritti, e gloria, e onore.

ENRICO
Nobil Clifford! Nudo io ti svelo il core.
Amo; né forza umana
può spegner l'amor mio.

CLIFFORD
Come? E in tal guisa
a Leonora mancherai di fede?
De' sacri altari al piede
di', che giurasti tu?

ENRICO
Nol so: m'avvinse
ragion di stato. Mi discioglie adesso
ragion del cuore.

CLIFFORD
Oh! a qual trascorri eccesso!
vedi l'avvenir? Né temi l'ira
dell'offesa regina? E andrà sossopra
tutta quanta Inghilterra? E per chi mai?
Rispondi.

ENRICO
Amo, io ti dissi, e dissi assai.
Tu non conosci il merto
di quel celeste oggetto;
quando ti fia scoperto
non parlerai così.
Dirai, virtù, l'affetto
che l'alma mia rapì.

CLIFFORD
Qualunque sia l'oggetto
che te colpevol rende,
indegna al mio cospetto
e di mirare il .
Empia, le leggi offende:
vile, l'onor tradì.

ENRICO
Io lo tradiva, io solo,
che al padre la togliea...

CLIFFORD
Ha padre! E a lui tal duolo
non risparmiò la rea!

ENRICO
Ah! se sapessi! Io deggio
a questo padre il seggio...
ed in mercè rapita
ogni sua gioia io gli ho.

CLIFFORD
Lasso, e rimase in vita?...
né di dolor mancò!

ENRICO
Pria che sul capo mio
piombiria sventura!

CLIFFORD
Ah! se maggior poss'io
render la sua sciagura.

ENRICO e CLIFFORD
Tronca i miei giorni, o Dio;
assai vissuto avrò.

CLIFFORD
La sciagurata scoprimi...
che alla virtù lo renda...

ENRICO
Andrai... Ma tu magnanimo
fia che pietà ne prenda...

CLIFFORD
Pietà?... Non mai... non merita
l'infamia sua pietà.

ENRICO
Va'! tu primier dimentico
sarai d'un lieve errore:
tu la vedrai con giubilo
sposa del tuo signore...
e padre a lei, non giudice
te questo onor farà.

CLIFFORD
Tanto con te colpevole
non isperar ch'io sia;
spinta all'abisso orribile
ella per me non fia...
la sua virtute a scuotere
tuonar mia voce udrà.
(partono)

Sala nella torre di Rosmonda, grandi invetriate di fronte da
cui veggonsi gli spalti del Castello.




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