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LEONORA
(da lunge)
(È dessa)...
ROSMONDA
Ah! chi parlò?...
LEONORA
(avvicinandosi)
Sei tu, Rosmonda?
ROSMONDA
(tremante)
Sì, son io... qui sola io movo
palpitante, e sbigottita.
LEONORA
N'hai ben d'onde.
ROSMONDA
O ciel! qual nuovo
sdegno in te?
LEONORA
Tu m'hai tradita.
ROSMONDA
Io!!
LEONORA
Sì, tu. Per ogni lato
corron guardie... ognuno è armato.
Per te sola, o traditrice,
il disegno è noto al re.
ROSMONDA
Noto ad esso!... oh! me infelice!
Ove è il padre? Arturo ov'è?
LEONORA
Forse in ceppi.
ROSMONDA
Oh! in lor difesa
accorriamo...
(per uscire)
LEONORA
Arresta ingrata:
(afferrandola per un braccio)
speri invan che tanta offesa
io sopporti invendicata;
l'onta mia, la mia ruìna
speri invan di consumar.
ROSMONDA
Oh! pietà; pietà regina!
Me sì rea, deh! non pensar.
LEONORA
Tu morrai, tu m'hai costretta,
tu m'hai spinta a colpa orrenda.
Non è più, non è vendetta,
non è sdegno che m'accenda.
È delirio, è insania estrema
che il pugnal brandir mi fa.
Trema iniqua, indegna, trema!
Niun da me ti salverà.
ROSMONDA
Ah! lo giuro, al ciel lo giuro,
il segreto io non tradìa.
Qui prevenni il padre, e Arturo.
Qui piangea... ma pur partia...
Immolava ai dritti tuoi
gloria, amor, tranquillità.
Se la vita ancor tu vòi...
pochi giorni... e tua sarà.
Un momento di silenzio. Leonora tiene il pugnale
sollevato su Rosmonda prostrata ai suoi piedi.
LEONORA
Sorgi, e vieni, io t'offro ancora
un sol mezzo a disarmarmi.
ROSMONDA
Qual? Favella!
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