Scena quinta. Rosmonda
sola
ROSMONDA
Volgon tre lune, ahi! lassa! e il dì ricorre.
Il fatal dì, che in queste mura io gemo
di rimorso, e di amor... Oh! tristo giorno!
Le mie lagrime accresce il tuo ritorno!
Oh, padre, o patrii colli,
oh, mio dolce ritiro, ove tranquilla
e innocente Io vivea,
vi rivedrò più mai misera, e rea?
O Edegardo! Edegardo!
Se non tornassi più... Se i giuramenti
oblìar tu potessi!... Ah, più discaccio
questo orrendo pensier, sempre più torna
alla mente atterrita!...
Vieni, Edegardo mio, vieni, mia vita!...
Perché non ho del
vento
l'infaticabil volo?
Lunge in estraneo suolo,
ti seguirei mio ben.
Dove tu sei... sen volino
i miei sospiri almen.
(odesi di dentro preludiare sul liuto la medesima
aria,
Rosmonda porge l'orecchio)
Tenero Arturo!
Ei sol mi ascolta, ei solo
in queste a miei martir mura tacenti
mi compiange, e risponde ai miei lamenti.
ARTURO
(di dentro)
Perché non ho del sole
gli onniveggenti rai?
Sempre dovunque vai
io ti vedrei mio ben.,
Ove tu sei ti veggano
i miei pensieri almen.
Rosmonda ripete i due ultimi versi. La
canzone
prosegue:
ARTURO
(come sopra)
Invan da te mi parte
di rio destin tenore:
varca ogni spazio amore,
teco son io, mio ben.
Lontane ancor s'incontrino
l'anime nostre almen.
ROSMONDA
Oh, come tosto,
il giovine gentil la mesta apprese
canzone del dolor! Anch'io l'appresi
dell'età sull'aurora.
Oh, quando fia ch'io la rammenti ancora?
Torna, ah! torna, o caro oggetto,
a bearmi d'un tuo sguardo:
vieni, o tenero Edegardo,
i miei giorni a serenar.
Ch'io riposi sul tuo petto!
Ch'io ti parli ancor d'amore
e i rimorsi del
mio cuore
io potrò dimenticar...
|