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Felice Romani
Rosmonda d’Inghilterra

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  • ATTO PRIMO
    • Scena nona. Leonora seguìta dai cortigiani, dame, e guardie
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Scena nona. Leonora seguìta dai cortigiani, dame, e guardie

 

ENRICO
Ciel!

CLIFFORD
La regina!

LEONORA
Irato,
(fingendo sorpresa)
commosso il re cotanto?
Che fu? Clifford turbato?
Una donzella in pianto?

ROSMONDA
A sguardi suoi nascondimi,
o cielo, per pietà.

LEONORA
(È dessa. Alfin la perfida
giungo a mirar d'appresso.
Sottrarla a me non possono
né il re, né il cielo istesso.
Già stringe la sua vittima
il giusto mio furor.)

ENRICO
(Io fremo. Invan dissimula;
tenta ingannar me stesso:
l'odio, il livor dell'animo
ha sulla fronte impresso:
già l'innocente vittima
divora il suo furor.)

ROSMONDA
(Io tremo. Oh! qual terribile
sdegno in quel volto espresso!
Un Dio la guida, un vindice
del mio fatale eccesso.
A miei rimorsi, ahi misera!
Si aggiunge il mio terror.)

ARTURO
(Respiro. Oh, ciel benefico!)

CLIFFORD
(Scorta qui l'hai tu stesso...
tu vuoi per lei difendere,
salvar l'onore oppresso,
vuoi ravvivar le languide
speranze del mio cor.)

CORO
(Quale, in quei volti taciti,
quale furor represso!
Nunzia è tal calma orribile
che la tempesta è presso.
Ciel, tu la sgombra, e dissipa
fin che è sospesa ancor.)

LEONORA
Tace ognun! Nessun risponde?
Tu, Clifford, favella almeno.

CLIFFORD
La cagion che ci confonde
tu ben sai, l'intendi appieno.
La mia figlia sventurata,
salva tu da un seduttor.

LEONORA
Figlia tua? Sì, fia salvata:
le offro un braccio protettor.
(per appressarsi a lei)

ENRICO
Ti allontana. Guai, sì, guai!
Se appressarti ardisci a lei.
Mi sei nota.

LEONORA
E noto assai,
(più non frenandosi)
traditor, tu pur mi sei,
ma paventa...

ENRICO
Leonora!

LEONORA
La rival paventi ancora.
L'ardir mio non è smarrito.

ENRICO
Leonora!

LEONORA
Io regno ancor.

ENRICO
Il tuo regno! Egli è finito.
Va'! l'impone il tuo signor.

LEONORA
Empio! Ed osi?...

ENRICO
Tutto.

LEONORA
Indegno!

ENRICO
Esci, o trema.

ARTURO e CORO
(frapponendosi)
Oh! ciel! cessate.
Deh, alla corte, a tutto il regno
rio spettacolo non date!

ENRICO
Tutto il regno in questo giorno
un maggior da me ne avrà.

LEONORA
Tanto oltraggio...

CLIFFORD
Tanto scorno...

LEONORA e CLIFFORD
Consumato non sarà.

ENRICO
Tremi ognun che cimentarmi
osi ancora, ancor si attenti.
Ho potuto assai frenarmi;
le mie smanie or son furenti,
mille volte sciagurato
chi prorompere le fa.

LEONORA
Come io sappia vendicarmi
traditore, udran le genti.
Sorgeranno all'ire, all'armi
regni, popoli, parenti...
Il furor che m'hai destato
l'universo scuoterà.

ROSMONDA
Ah! s'io deggio udir nomarmi
rea cagion d'infausti eventi,
giusto ciel, non vendicarmi
non udire i miei lamenti...
Il dolore a me serbato
lieve ancora a me sarà.

TUTTI GLI ALTRI
Deh! si tolga, si risparmi
scena orribile alle genti!
La pietade vi disarmi
di due popoli dolenti,
qual di voi protegga il fato
sangue a rivi scorrerà.




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