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Emanuele Bidera
Gemma di Vergy

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  • ATTO PRIMO
    • Scena terza. Gemma e detti
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Scena terza. Gemma e detti

 

All'arrivo di Gemma
tutti si arrestano col capo basso.
Tamas colle braccia conserte all'orientale
in attitudine del massimo rispetto.
Gemma guarda tutti con dignità.

GEMMA
(s'accorge del pugnale di Rolando)
Nuove contese!... Oh cielo!
Un ferro sguainato!

ROLANDO
Al saraceno
d'appuntarlo imponea.

GEMMA
(con simulazione)
Comprendo appieno:
riponete quel ferro.

ROLANDO
(gettandolo ai piedi di Tamas)
Infedele, lo prendi
lo affila tu; m'intendi?

TAMAS
A me la cura
lasciane pur.

GEMMA
L'assenza del mio sposo
troppo audaci vi fe'. Pace una volta,
pace almeno fra voi! Guido, ah! non sai
quanto terrore io provo
di guerra al nome. Ahi! Così crudi accenti!
Mi fan (Tanto in me ponno!)
tremar nell'ombre, e trabalzar nel sonno.
Una voce al cor d'intorno
da più mi grida guerra!
Fuggi, o Gemma, dal soggiorno
dove pace un regnò.
Questo grido il cor mi serra,
tal che piangere non so.

CORO
(fra se)
Come augel nella foresta
presagisce la tempesta,
con quel grido all'infelice
la sciagura favellò.

GEMMA
Questa voce somigliante
a sconvolta onda mugghiante
ahi! dal sonno spaventata
da più notti mi destò.
Me deserta! e sfortunata,
che pensarmi, oh ciel! non so.

CORO
I tuoi mali al cor presago
la sventura palesò.

TAMAS
Nessun sogno a te predisse
ch'oggi torna il tuo signor?

GEMMA
Riede il Conte?

CORO
Ecco Rolando
di tal nuova apportator.

GEMMA
Egli riede? oh, lieto istante,
il mio sposo io rivedrò!
Al mio sen l'eroe, l'amante,
il mio bene abbraccerò.
Parlerà de' suoi trofei,
io d'amor gli parlerò;
cogli amplessi i pianti miei,
la mia gioia io mescerò.
Ite: festeggi ognuno
del mio sposo l'arrivo.
Tutti partono, Guido resta infondo.
Perché, Guido tu resti
simile ad uom che in mente avvolga
un tristo terribile pensier? Parla.

GUIDO
E lo deggio?

GEMMA
Il devi. Ah, Guido! Di', forse in battaglia
fu il consorte ferito?

GUIDO
No, ma tu più non hai... non hai marito.

GEMMA
Oh! che favelli tu? Chi il santo nodo
infrangere potrebbe altri che morte?
Il ciel ci avvinse.

GUIDO
(presentando l'atto del divorzio)
E vi disciolse il cielo.

GEMMA
Un ripudio? Che lessi! Avvampo e gelo!
Ripudiata? Me infelice!
Ripudiarmi? E in che son rea?
Qual mai colpa mi si addice?
Quale oltraggio a lui facea?
Dimmi, o Guido, ch'io deliro,
o ch'io spiro di dolor.

GUIDO
Ei non t'odia; è sol tua colpa,
solo il talamo infecondo:
il destino, ah! sol ne incolpa,
che a ciò trasse il mio signor.
Brama il Conte dare al mondo
di sua stirpe un successor.

GEMMA
E di me che sarà mai?

GUIDO
Fosti al chiostro destinata.

GEMMA
Ah! che Gemma disperata
in quel chiostro morirà.

GUIDO
No, che al cielo, al ciel sacrata,
giorni lieti in Dio vivrà.

GEMMA
Dio pietoso! Ah! tu ben sai
quanto amai lo sconoscente!
Fu il pensier della mia mente,
fu il sospiro del mio cor.

GUIDO
Di te piango; e qual v'ha cuore
che non pianga a un'innocente?
Volgi al cielo il cor, la mente,
v'è un Dio consolator.

GEMMA
Ed il Conte, il mio consorte?

GUIDO
Déi scordarlo.

GEMMA
E lo potrò?
Obliar l'immenso amore?

GUIDO
Pur lo déi.

GEMMA
Chi cangia un core?

GUIDO
Dio.

GEMMA
Me'l cangi, e ubbidirò!

GUIDO
D'altra il Conte...

GEMMA
(con furore)
D'altra?... Ah no!

Si sente musica militare che annunzia l'arrivo del Conte.

GUIDO
Giunge.

GEMMA
A lui...

GUIDO
Non t'è permesso.

GEMMA
(supplice)
Impedirmi un solo amplesso?

GUIDO
Déi fuggirlo...

GEMMA
Ah! crudeltà.
Perché il Conte scacciami? Perché?
Ripudiarmi, avvilirmi così?
Oh, d'amore crudele mercè!
Ogni bene per Gemma sparì.
Se l'ingrato ti chiede di me
di' all'ingrato che Gemma morì.

GUIDO
Dio, quel core che tutto perdé,
tu consola, tu calma in tal :
chi pietade richiese da te
mai deluso da te non partì.

Partono.




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