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| Emanuele Bidera Marin Faliero IntraText CT - Lettura del testo |
ELENA
Fernando!
E ardisci ancor?
(in atto di partire)
FERNANDO
T'arresta.
ELENA
No.
FERNANDO
Per l'ultima volta...
ELENA
Fuggir ti debbo.
FERNANDO
Ah, per pietà m'ascolta!
Tu non sai, la nave è presta
che al mio cielo e a te mi toglie:
un istante appena resta
e le vele al vento scioglie:
deh! che almeno io pianga teco
quest'istante ch'è l'estremo;
e pei mari io porti meco
un ricordo di pietà.
ELENA
Che mai chiedi? Ahi, sventurata!
Dove sei tu non rammenti?
Quivi appena è cancellata
l'onta rea d'iniqui accenti.
Va' l'istante in che t'intendo
divenir mi può tremendo,
da sciagura più funesta
va', mi salva per pietà!
FERNANDO
Che ricordi? Oh, mio rossore!
Ahi, crudele!
ELENA
Parti, va'.
FERNANDO
Strinsi un brando, e del suo sangue
presentar te'l volli io
tinto,
o cader pugnando estinto
pel mio amor, per la mia fé.
Trattenesti tu il mio braccio,
la vendetta io cessi al pianto,
e un addio tu nieghi intanto,
una lagrima per me!
ELENA
Cessa, ah cessa! Ogni tuo detto
è uno stral che m'apre il petto.
La mia vita è un pianger sempre,
ben, lo sai, e sol per te.
Ma per lui, per lui che t'ama,
che suoi figli entrambi chiama!
Ah! Va', lasciami, rimembra
chi son io, crudel, chi se'!
FERNANDO
Ebben, io parto: addio.
Se dopo il mio partir
di me ti giunge un suono,
sarà del mio morir.
ELENA
(gli dà un velo)
Ah, vivi, e questo dono
di me ti parli ognor,
molle del pianto mio,
memoria di dolor!
Vivi: la mia memoria
sempre ti resti in cor;
onor consoli e gloria
un infelice amor.
FERNANDO
Parto: la tua memoria
dolce mi resta in cor;
più caro della gloria
m'è il pegno tuo d'amor!
Il doge!
ELENA
Parti.
FERNANDO
O ciel!
ELENA
Se più qui resti