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| Emanuele Bidera Marin Faliero IntraText CT - Lettura del testo |
FERNANDO
Notte d'orrore!... Di tremendi auguri
fatto segno son io.
Freme il ciel, freme il mare,
voci cupe e lontane odo gridare...
Tombe degli avi miei quivi sepolti,
siete voi che chiamate?
E sia! Morir saprò degno di voi...
Ma tu resti, o infelice,
fra sospetti funesti,
fra ingiurie sola a piangere tu resti!
Io ti veggio; or vegli e tremi,
conti l'ore, o sventurata!
Ed ogni ora che è suonata
ti par l'ultima per me.
Ah! Se ver fia quel che
temi,
trovi almen pietoso un core
che: felice, dica, ei muore,
se potea morir per te.
Battono tre ore.
Questa è l'ora... una mano di fuoco
par che il core m'afferri e che m'arda:
a quel suon ogni pianto dia loco,
e lo sdegno sottentri al dolor.
(guardando dietro al tempio)
Pur non giunge: cotanto egli tarda,
egli? Il dubbio comincia agitarmi.
No! Alcun vien: forse è desso: sì: parmi.
Egli è desso, e mi cerca. O furor!
Mi tornano presenti
gli scellerati accenti:
vedrai qual dian risposta
le spose dei Falier'...
Vedrai che sangue costa
l'insulto al menzogner!
Per lei snudiam la spada,
ed a pugnar si vada.
Un vel, dolce memoria!
Mi posa sovra il cor.
M'è pegno di vittoria,
Elena, e di valor.
(parte)