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| Pio XII Orientales omnes Ecclesias IntraText CT - Lettura del testo |
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Capitolo III
56. Dai fasti della storia brevemente accennati in questa lettera, abbiamo visto, venerabili fratelli, quanti e quali vantaggi e benefici siano derivati alla nazione rutena dalla sua unione con la chiesa cattolica. Non fa meraviglia, perché, se in Gesù Cristo «piacque al Padre che abitasse ogni pienezza» (Col 1,19), di questa stessa pienezza certamente non può usufruire chi è separato dalla chiesa «che è il corpo suo stesso» (Ef 1,23), perché, come afferma il Nostro predecessore di venerata memoria Pelagio II, «chiunque non è in pace e comunione con la chiesa, non può aver Dio dalla sua parte».13 Abbiamo anche visto quali tribolazioni, danni e maltrattamenti abbia dovuto sopportare questo diletto popolo dei ruteni, per difendere secondo le sue forze l'unità cattolica; tuttavia, più di una volta la Provvidenza divina lo ha felicemente liberato col ritorno della pace. 57. Nelle circostanze presenti poi, con profonda angoscia dell'animo paterno notiamo che una nuova e furiosa tempesta incombe su questa chiesa. Notizie pervenuteci, poche in verità, hanno tuttavia di che riempirci l'animo di preoccupazione e di ansia. Ricorre il giorno anniversario da quando, or sono 350 anni, quest'antichissima comunità cristiana si univa sotto lieti auspici al suo supremo pastore e successore del beato Pietro; ma questo stesso giorno Ci si è cambiato in «giorno di tribolazione e d'angustia, giorno di calamità e di miseria, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nebbia e di bufera» (Sof 1,15). 58. Con grande dolore abbiamo appreso che in quelle regioni, recentemente sottoposte alla giurisdizione russa, i fratelli e figli a Noi carissimi appartenenti alla nazione rutena soffrono gravi tribolazioni per la loro fedeltà verso la sede apostolica; e che non mancano coloro che con tutti i mezzi si adoperano per strapparli dal grembo della chiesa madre e spingerli contro la loro volontà e contro la coscienza di un santissimo dovere a entrare nella comunità dei dissidenti. Perciò il clero di rito ruteno, a quanto si dice, in una lettera inviata ai capi della repubblica, si è lamentato che la propria chiesa dell'Ucraina occidentale, come oggi vien chiamata, sia stata messa in una situazione assai difficile, perché tutti i vescovi e molti dei suoi sacerdoti sono stati incarcerati, con la contemporanea proibizione che nessuno osi assumere la direzione della stessa chiesa rutena. 59. Sappiamo pure, venerabili fratelli, che simili aspri rigori vengono apparentemente coonestati col pretesto politico. Simile modo di agire non è nuovo, né adoperato oggi per la prima volta: spesso, nel corso dei secoli, i nemici della chiesa, per non confessare apertamente che avversavano la chiesa cattolica e manifestamente perseguitavano, subdolamente e con raggiri speciosi hanno incolpato i cattolici di congiurare contro lo stato; nello stesso modo con cui una volta i giudei accusarono lo stesso divin Redentore dinanzi al pretore romano dicendo: «Abbiamo trovato costui che seduce la nostra nazione e proibisce di pagare il tributo a Cesare» (Lc 23,2). Ma i fatti stessi e gli eventi provano e collocano nella loro luce quelli che furono e sono i moventi di simili persecuzioni. Chi ignora che Alessio, eletto recentemente patriarca dai vescovi dissidenti delle Russie, nella sua lettera alla chiesa rutena - con la quale non poco ha contribuito ad inaugurare tale persecuzione - ha apertamente esaltato e predicato la defezione dalla chiesa cattolica? 60. Ora tali vessazioni tanto più acerbamente Ci colpiscono, in quanto, venerabili fratelli, quasi tutte le nazioni della terra essendosi riunite per mezzo dei loro rappresentanti, mentre ancora infuriava l'immane conflitto, avevano tra loro ufficialmente dichiarato che non si sarebbe più per l'avvenire iniziata persecuzione di sorta contro la religione. Ciò Ci aveva fatto nascere la speranza che anche alla chiesa cattolica sarebbe stata ovunque concessa la pace e la dovuta libertà, tanto più che la chiesa ha sempre insegnato e ìnsegna che all'autorità civile legittimamente costituita bisogna sempre ubbidire per dovere di coscienza, quando essa comandi entro la sfera e i limiti della sua giurisdizione. Purtroppo i fatti ai quali abbiamo alluso scrivendo hanno profondamente intaccato e quasi distrutta questa Nostra fiduciosa speranza nei riguardi della nazione rutena. 61. Pertanto, poiché in simili gravissime calamità i mezzi umani sembrano rivelarsi impotenti, non Ci resta, venerabili fratelli, se non pregare con perseveranza Dio misericordiosissimo che «farà giustizia ai bisognosi e vendicherà i poveri» (Sal 139,13), perché egli voglia benignamente sedare questa terribile tempesta e imporle finalmente termine. Esortiamo anche voi, e il gregge a voi affidato, perché a Noi uniti, per mezzo di preghiere supplichevoli e pie pratiche di penitenza, vi sforziate di ottenere da colui che illumina della sua celeste luce le menti degli uomini, e piega le loro volontà col suo supremo volere, perché abbia pietà del suo popolo e non esponga la sua eredità allo scherno (cf. Gl 2,17), e affinché al più presto la chiesa dei ruteni sia liberata da questo pericoloso momento critico. 62. Ma in modo particolare, in queste circostanze tristi e critiche, il Nostro animo si volge a coloro che tanto duramente ne sono oppressi. A voi prima di tutto, venerabili fratelli, vescovi della nazione rutena che, benché siate travagliati da grandi tribolazioni, più che delle offese e dei torti inferti siete preoccupati e solleciti della salvezza del vostro gregge, secondo quel detto: «Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle» (Gv 10,11). Benché il presente sia oscuro e il futuro pieno di ansie e d'incertezza, tuttavia non perdetevi d'animo, ma «fatti spettacolo al mondo e agli angeli e agli uomini» (1Cor 4,9) sforzatevi, perché tutti i fedeli si specchino sull'esempio della vostra pazienza e della vostra virtù. Sopportando con fortezza e costanza questa persecuzione, infiammati da carità divina per la chiesa, siete diventati «il buon odore di Cristo... a Dio in coloro che si salvano e in coloro che periscono» (2Cor 2,15). Che se trovandovi in carcere e strappati dai vostri figli non vi è data la possibilità di insegnare ad essi i precetti della santa religione, tuttavia le vostre stesse catene annunziano e predicano Cristo in modo più pieno e più nobile. 63. Ci rivolgiamo inoltre a voi, diletti figli, che insigniti del sacerdozio di Cristo «il quale patì per noi» (1Pt 2,21) dovete più da vicino seguire le sue orme, e quindi più che gli altri sopportare l'urto della lotta. Mentre da una parte le vostre tribolazioni Ci addolorano profondamente, dall'altra Ci rallegrano, perché facendo nostre le parole del divin Redentore, Ci è permesso di esprimerCi così con la maggior parte di voi: «So le opere tue e la fede e la carità e i servigi e la sapienza tua, e le ultime opere tue più numerose delle prime» (Ap 2,19). Vi esortiamo ad andare avanti in questi tempi luttuosi e a perseverare nella fede vostra con fermezza e costanza. Continuate a sostenere i deboli e a incoraggiare i vacillanti. Ammonite, se occorre, i fedeli a voi affidati che non è mai lecito, neppure apparentemente e con manifestazioni verbali, negare o disertare Cristo e la sua chiesa; smascherate gli astuti procedimenti di coloro che promettono agli uomini vantaggi terreni e una maggiore felicità in questa vita, mentre poi perdono le loro anime. Mostratevi voi stessi «come ministri di Dio, con molta pazienza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angustie ... con la castità, con la scienza, con la mansuetudine, con la soavità, con lo spirito di santità, con la carità non simulata, con la parola di verità, con la potenza di Dio, con le armi della giustizia, a destra e a sinistra» (2Cor 6,4ss). 64. A voi infine Ci rivolgiamo, cattolici tutti della chiesa rutena, ai cui dolori e tribolazioni partecipiamo con animo paterno. Non ignoriamo che alla vostra fede si tendono insidie gravissime. Sembra anzi ci sia da temere che nel prossimo avvenire la persecuzione si inasprisca contro coloro che non si piegheranno a tradire il sacrosanto dovere della religione. Perciò ancora una volta, figli dilettissimi, vi esortiamo insistentemente, perché non sgomenti da minacce e danni di nessun genere, neppure dell'esilio e dello stesso pericolo della vita, non vogliate tradire la vostra fedeltà verso la chiesa madre. Come ben sapete, si tratta del tesoro nascosto in un campo; il qual tesoro un uomo avendolo trovato «lo nasconde, e tutto allegro, va, vende quanto ha, e compra quel campo» (Mt 13,44). E ricordate pure ciò che lo stesso divin Redentore disse nel Vangelo: «Chi ama suo padre o sua madre più di me, non è degno di me; e chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e mi segue non è degno di me. Chi tien conto della sua vita, la perderà, e chi avrà perduto la vita per amor mio, la troverà» (Mt 10,37ss). A questa divina sentenza, piace aggiungere quel detto dell'apostolo delle genti: «Parola fedele: se insieme siamo morti, insieme ancor vivremo, se saremo tolleranti, regneremo insieme; se lo rinnegheremo, egli pure rinnegherà noi; se non crediamo, egli rimane fedele, non può negare se stesso» (2Tm 2,11ss). 65. Crediamo di non potere meglio confermare e terminare questa Nostra paterna esortazione, diletti figli, se non con questi ammonimenti dello stesso apostolo delle genti: «Vegliate, siate costanti nella fede, operate virilmente, e fortificatevi» (1Cor 16,13). «Siate ubbidienti ai vostri superiori» (Eb 13,17), vescovi e sacerdoti, quando vi comandano per la vostra salvezza e secondo i precetti della chiesa; a tutti coloro che in qualsiasi modo, tendono insidie alla vostra fede, resistete, «solleciti di conservare l'unità dello spirito mediante il vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come siete ancora stati chiamati ad una sola speranza della vostra vocazione» (Ef 4,3-4). In mezzo ai dolori e angosce di ogni sorta, ricordatevi «che i patimenti del tempo presente, non hanno a che fare con la futura gloria che in noi si scoprirà» (Rm 8,18). «Ma fedele è Dio il quale vi conforterà e vi difenderà dal maligno» (2Ts 3,3). 66. Fiduciosi intanto che a questa nostra esortazione risponderete, coll'ispirazione e l'aiuto della grazia divina, con fortezza e volontà forte, vi auguriamo e supplici vi impetriamo dal Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione (cf. 2Cor 1,3) tempi per voi migliori e più tranquilli. 67. Pegno delle celesti grazie e in attestato della Nostra benevolenza, impartiamo di tutto cuore, a voi singoli, venerabili fratelli, e al vostro gregge, in particolar modo ai vescovi della chiesa rutena, ai sacerdoti e a tutti i fedeli, l'apostolica benedizione. Roma, presso San Pietro, il giorno 23 dicembre 1945, VII del Nostro pontificato. PIO PP. XII
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13 Epist. ad Episcopos Istriae: Acta Conc. Oecum., IV, II, 107. |
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