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1. Come durante
l'imperversare del conflitto micidiale, rivolgemmo, nella misura delle Nostre
possibilità, ammonimenti e preghiere, affinché l'incendio della guerra, che già
da troppo tempo durava, quanto prima si estinguesse, e tutto si ricomponesse
nel retto ordine, secondo le norme del diritto e dell'equità, così ora, cessato
il conflitto stesso, ma non ancora ricostituita la pace, mossi dal Nostro
apostolico ministero, niente abbiamo tralasciato che
mirasse a recare opportuno sollievo a tanti dolori e ad alleviare, in ogni
miglior modo, il cumulo di miserie da cui molte genti sono afflitte e oppresse.
Ma fra le sciagure senza numero prodotte dall'orribile conflagrazione, nessuna
al Nostro cuore paterno reca una ferita più dolorosa di quella che si abbatte
su una moltitudine di innocenti fanciulli, che a milioni,
come Ci è riferito, privi delle cose necessarie alla vita, in molte nazioni
cadono vittime del freddo, dell'inedia e delle malattie; e che spesso,
abbandonati da tutti, non solo mancano di pane, di vestiti, di tetto, ma anche
di quell'affetto, di cui la tenera età sente così
vivo il bisogno.
2. Come ben sapete,
venerabili fratelli, anche a questo riguardo nulla abbiamo omesso di quanto era
in Nostro potere; e qui esprimiamo la Nostra più fervida riconoscenza a quanti
con la loro generosità Ci hanno consentito di alleviare l'indigenza di innumerevoli bambini e fanciulli. E sappiamo inoltre che
non pochi, sia privatamente, sia mediante enti e associazioni, si sono assunti questa iniziativa e hanno cercato di attuarla con premuroso
impegno. A tutti questi, degni dell'encomio dei buoni, rivolgiamo
il Nostro plauso, mentre invochiamo da Dio i celesti favori sulle loro attività
e istituzioni.
3. Ma, poiché tali
provvidenze e cure sono ben lontane dall'essere
adeguate all'immensità di tali sventure, stimiamo cosa conforme al Nostro
ministero rivolgervi un paterno invito, per scongiurarvi di voler prendere a
cuore in modo particolare quanto riguarda questi fanciulli bisognosi, e di
adoperarvi a mitigare e migliorare le loro penose condizioni.
4. Vogliamo quindi che in ciascuna
diocesi sia determinato da voi un giorno, nel quale, propiziato il Signore con
pubbliche preci, voi, anche a mezzo dei vostri
cooperatori nel sacro ministero, informiate il popolo di questi urgenti bisogni
e lo esortiate a sostenere con la preghiera, con la collaborazione e con le
offerte, queste provvide attività, sorte allo scopo di assistere moralmente e
materialmente la fanciullezza indigente e abbandonata. Si tratta, come è palese, di cose, che, se spettano a tutte le
categorie di cittadini di qualunque opinione essi siano, purché dotati di
sentimenti di umanità e di pietà, appartengono tuttavia, per ragioni più alte,
a quanti professano la religione cristiana, i quali devono vedere in questi
loro piccoli fratelli, provati dall'abbandono e dalla miseria, l'immagine viva
del divino Bambino, e sono obbligati a ricordare l'autorevole monito: «In
verità vi dico, ogni volta che avete fatto qualche cosa per uno dei più piccoli
di questi miei fratelli, lo avete fatto a me stesso» (Mt 25,40). Riflettano tutti attentamente che questi fanciulli sono il fulcro dell'avvenire e che quindi è
assolutamente necessario che essi crescano sani di mente e di corpo, perché non
si abbia un giorno una generazione che porti in sé i germi di malattie e
l'impronta del vizio. Nessuno adunque si rifiuti di
dedicare energie, attività e mezzi pecuniari a scopo
tanto opportuno e necessario. Coloro che sono di scarse possibilità economiche diano di gran cuore, tutto quello che possono;
coloro poi che vivono nell'abbondanza e nel lusso, si ricordino bene che lo
stato di miseria, di inedia e di nudità di tanti poveri bambini costituisce una
severa e tremenda accusa presso il Dio delle misericordie, qualora dimostrino
animo insensibile e fredda indifferenza, né prestino il loro generoso soccorso.
Tutti infine siano profondamente convinti che l'aver usato liberalità non sarà per loro di discapito, ma di guadagno; poiché a diritto
si può affermare che colui il quale aiuta l'indigente coi suoi averi o con la
propria attività, in certo qual modo fa prestito a Dio, che lo ricambierà un
giorno con munifica ricompensa. Nutriamo quindi speranza che, come nell'epoca
apostolica, quando la comunità cristiana di Gerusalemme si dibatteva fra le
persecuzioni e le strettezze economiche, gli altri fedeli dappertutto
innalzavano per essa a Dio fervorose preghiere e
largheggiavano di soccorsi (cf. 1Cor 16,1), così
anche al presente, tutti, infiammati dalla medesima carità, vengano in aiuto,
secondo le loro capacità, alla fanciullezza languente nella miseria. E compiano
questo dovere, come si è detto, innanzi tutto con l'innalzare suppliche al
misericordioso Redentore: poiché, come è noto, dalla
preghiera si sprigiona una forza misteriosa, che penetra il Cielo e ottiene
dall'alto luce soprannaturale e impulsi divini, che illuminano la mente e
piegano al bene la volontà, stimolandola a sante e caritatevoli imprese.
5. Crediamo opportuno, a
questo punto, ricordare che la chiesa, in ogni tempo, rivolse le sue solerti
cure materne alla tenera età, e che a ragione ritenne questa missione parte
precipua del suo ministero di carità. E questa sua
costante linea di condotta senza dubbio è conforme agli esempi e agli
ammaestramenti del suo divino Fondatore, il quale nell'accogliere con soave
amorevolezza i fanciulletti rivolgeva agli apostoli,
severi verso le madri, queste parole: «Lasciate che i bambini vengano a me, e
non li respingete, perché di questi tali è il regno di
Dio» (Mc 10,14). Gesù
Cristo infatti - come con tanta eloquenza asseriva il
Nostro predecessore di immortale memoria Leone Magno - «ama la fanciullezza,
che egli sin dall'inizio ha assunto nell'animo e nel corpo. Cristo ama
l'infanzia, maestra di umiltà, norma di innocenza,
modello di mansuetudine. Cristo ama l'infanzia, sulla quale vuole
modellati i costumi dei grandi e alla quale vuòle
ricondotta l'età senile; e piega a seguire l'umile suo esempio coloro che poi
innalza al regno eterno».2
6. Appare
evidente, venerabili fratelli, da questi luminosi insegnamenti, con quale
diligente e accurato amore la chiesa, sulle orme del suo Fondatore, debba
interessarsi dell'infanzia e della puerizia. Essa, cioè,
mentre niente tralascia di quello che è in sua facoltà, per provvedere al loro
corpo cibo, tetto e vesti, non ignora però né trascura le loro piccole anime,
che, create dal soffio di Dio, sembrano riflettere un raggio delle bellezze celesti.
Anzitutto quindi essa si dà pensiero e premura che non sia
contaminata la loro innocenza e si provveda alla loro eterna salute. Per
questa ragione sono sorte innumerevoli istituzioni, che hanno lo scopo di
educare rettamente la fanciullezza, di farla crescere in integra bellezza
morale e di elevarla, in quanto è possibile, ad una
condizione di vita, rispondente alle accresciute necessità spirituali e
materiali. In questo provvidenziale campo di attività,
come sapete, sono impegnate con mirabile solerzia non poche comunità religiose
maschili e femminili; e la loro opera intensa, saggia e vigile contribuisce
efficacemente al bene della chiesa e dell'umana società. Il che non soltanto si
attua con abbondanti e salutari risultati fra le nazioni civili, ma anche fra i
popoli infedeli, non ancora illuminati dalla luce del cristianesimo, presso i
quali gli araldi della verità evangelica - e in modo speciale la Pontificia
Opera della Santa Infanzia - ridonano a tanti fanciulli
la libertà dei figli di Dio, sottraendoli al giogo del demonio e ai ceppi della
schiavitù, mentre li richiama a una forma di superiore civiltà.
7. Tuttavia in questa
paurosa svolta della storia, mentre si accumulano immense rovine spirituali e
materiali, queste provvide iniziative di carità, che forse potevano sembrare
sufficienti ai comuni bisogni di altri tempi, sono
divenute purtroppo inadeguate. Al Nostro sguardo si presentano, venerabili
fratelli, interminabili moltitudini di fanciulli, che,
gementi e quasi esausti per la fame, con le loro manine chiedono pane «e non
v'è alcuno che loro lo spezzi» (cf. Lam 4,4); che privi di casa e di indumenti,
intirizziti dal freddo invernale, stanno per morire, né hanno mamma o babbo,
che li copra e li riscaldi; che infine, ammalati e talora anche consunti dalla
tubercolosi, mancano delle opportune medicine e delle necessarie cure. E sono moltitudini, che con animo addolorato Noi vediamo o
vagare per le vie rumorose delle città, sospinti all'ozio e alla corruzione, o
vagabondare incerti per paesi, villaggi e campi, mentre nessuno, purtroppo,
concede loro un riparo sicuro contro la miseria, i vizi e i delitti. È per
questo, venerabili fratelli, che Noi, amando «dell'amore stesso di Cristo» (Fil 1,8) questi Nostri piccoli figli, rivolgiamo un caldo
invito a voi e a quanti sono animati da nobili sentimenti di misericordia e di
pietà, affinché ogni possibile sforzo e ogni pia industria della cristiana
carità siano dedicati con generosi intendimenti e propositi a sollievo e a
conforto di tanto compassionevole sorte. Nulla si trascuri di quanto i nostri
tempi suggeriscono; e si escogitino anche nuovi sistemi e metodi, onde si
possa, col concorso di tutti i buoni, portare opportuni rimedi ai mali presenti
e ovviare alle future deleterie conseguenze. E voglia Iddio, con l'aiuto della
sua grazia, che quanto prima agli allettamenti dei vizi, che travolgono tanti fanciulli abbandonati, si sostituiscano i soavi inviti alla
virtù, di modo che il vano ozio e la triste inerzia diano luogo all'onorato e
gioioso lavoro, e che l'inedia e nudità di molti ottengano il necessario
soccorso dalla divina carità di Cristo, che specialmente ai nostri tempi deve
rivivere, crescere e fiammeggiare nei suoi seguaci. Tutto ciò non solo è di grande vantaggio per la religione cattolica, ma anche per il
civile consorzio; giacché, come tutti sanno, le carceri e i reclusori non
sarebbero così affollati di colpevoli e di criminali, se i metodi e gli
accorgimenti preventivi fossero applicati opportunamente e su più larga scala
nei riguardi della gioventù; e se la fanciullezza crescesse dappertutto sana,
integra e operosa, più facilmente si avrebbero cittadini forniti delle migliori
qualità morali e fisiche: in una parola, di probità e di fortezza.
8. Ecco
quanto, venerabili fratelli, volevamo scrivervi su tale grave argomento con
questa Nostra enciclica, con la quale vi diamo in pari tempo l'incarico di
partecipare le Nostre esortazioni e disposizioni al gregge a voi affidato: e
nutriamo fiducia che tutti corrisponderanno volentieri, col contributo della
loro generosità e della loro opera, a questo Nostro appello.
9. In questa fiduciosa
speranza impartiamo a ciascuno di voi, venerabili fratelli, ai fedeli affidati
alle vostre cure e in modo particolare a coloro, che a questo riguardo hanno
acquistato o acquisteranno benemerenze, la benedizione apostolica, pegno delle
divine grazie e testimonianza della Nostra particolare benevolenza.
Roma, presso San Pietro, il 6 gennaio, Epifania di nostro Signore
Gesù Cristo, nell'anno 1946, VII del Nostro
pontificato.
PIO PP. XII
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