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1. La passione del nostro divin Redentore, che nei giorni di questa settimana santa
si ripresenta come in una viva scena al nostro sguardo, richiama con intensa
commozione la mente dei cristiani a quella terra che, prescelta per divino
consiglio a essere la patria terrena del Verbo
incarnato, e testimone della sua vita e della sua morte, fu bagnata del suo
sangue preziosissimo.
2. Ma
quest'anno, al pio ricordo di quei luoghi santi, il
Nostro animo è profondamente addolorato, per la loro critica e incerta situazione.
3. Già nello scorso anno con
due Nostre lettere encicliche, vi abbiamo caldamente esortato, venerabili
fratelli, a indire pubbliche e solenni preghiere, per
affrettare la cessazione del conflitto che insanguinava la terra santa, e
ottenere una sua giusta sistemazione, che assicurasse piena libertà ai
cattolici, e la conservazione e tutela di quei sacri luoghi.
4. Poiché
oggi le ostilità sono cessate, o per lo meno sono sospese, in seguito agli
armistizi recentemente conclusi, Noi rendiamo ardentissime
grazie all'Altissimo ed esprimiamo il Nostro sentito apprezzamento per l'opera
di coloro che si sono nobilmente adoperati per la causa della pace.
5. Ma,
con la sospensione delle ostilità, si è ancora lungi dallo stabilire
effettivamente in Palestina la tranquillità e l'ordine. Infatti, giungono
ancora a Noi i lamenti di chi giustamente deplora
danni e profanazione di santuari e di sacre immagini, e distruzione di
pacifiche dimore di comunità religiose. Ci giungono ancora le implorazioni di
tanti e tanti profughi, di ogni età e condizione,
costretti dalla recente guerra a vivere in esilio, sparsi in campi di
concentramento, esposti alla fame, alle epidemie e ai pericoli di ogni genere.
6. Noi non ignoriamo quanto è
stato generosamente compiuto da pubblici organismi e da iniziative private per
alleviare la sorte di questa provatissima
moltitudine; e Noi stessi, continuando l'opera di carità, intrapresa sin
dall'inizio del Nostro pontificato, abbiamo fatto e facciamo quanto è possibile
per sovvenire ai loro più urgenti bisogni.
7. Ma
la situazione di questi profughi è così incerta e precaria, che non potrebbe
protrarsi più a lungo. Mentre perciò esortiamo tutte
le persone nobili e generose a soccorrere secondo le loro possibilità questi
esuli, sofferenti e privi di tutto, rivolgiamo un caldo appello a coloro cui
spetta provvedere, perché sia resa giustizia a quanti, costretti dal turbine
della guerra a lasciare le loro case, non bramano che ricostituire in pace la
loro vita.
8. Ciò che più ardentemente
desidera il Nostro cuore e quello di tutti i cattolici, specialmente in questi
santi giorni, è che finalmente la pace torni a splendere su quella terra, dove
visse e versò il suo sangue Colui che dai profeti fu
annunziato come «il Principe della pace» (Is 9,6) e
dall'apostolo Paolo proclamato «la Pace» (cf. Ef 2,14).
9. Questa pace, vera e
duratura, Noi abbiamo ripetutamente invocato; e, per
affrettarla e consolidarla, già dichiarammo nella Nostra lettera enciclica In
multiplicibus «essere assai opportuno che per
Gerusalemme e per i suoi dintorni - là dove si trovano i venerandi monumenti
della vita e della morte del divin Redentore - sia
stabilito un regime internazionale, che nelle attuali circostanze sembra il più
adatto per la tutela di questi sacri monumenti».2
10. Ora non possiamo che
rinnovare quella Nostra dichiarazione, che vuole essere anche invito ai fedeli
di qualsiasi parte del mondo ad adoperarsi con ogni
mezzo legale, affinché i loro governanti e tutti coloro ai quali spetta la
decisione di così importante problema si persuadano a dare alla città santa e
ai suoi dintorni una conveniente situazione giuridica, la cui stabilità, nelle
presenti circostanze, può essere assicurata e garantita soltanto da una comune
intesa delle nazioni amanti della pace e rispettose dei diritti altrui.
11. Ma
è inoltre necessario provvedere alla tutela di tutti i luoghi santi, che si
trovano non solo in Gerusalemme e nelle sue vicinanze, ma anche in altre città
e villaggi della Palestina.
12. Poiché non pochi di essi, in seguito alle vicende della recente guerra, sono
stati esposti a gravi pericoli e hanno subìto danni
notevoli, è necessario che quei luoghi, depositari di così grandi e venerabili
memorie, fonte e nutrimento di pietà per ogni cristiano, siano convenientemente
protetti da uno statuto giuridico, garantito da una forma di accordo o di
impegno internazionale.
13. Sappiamo quanto i Nostri
figli desiderino di riprendere verso quella terra i
tradizionali pellegrinaggi, che i quasi universali sconvolgimenti hanno da
lungo tempo sospeso. E il desiderio dei Nostri figli
si fa più ardente ora, nell'imminenza dell'anno santo; perché è naturale che in
quel tempo i cristiani sospirino di visitare quella regione, che fu spettatrice
dei misteri della divina redenzione. Volesse il cielo che questo
ardentissimo desiderio fosse presto esaudito!
14. Ma perché ciò si verifichi, bisogna che siano adottate tutte quelle misure
che rendano possibile ai pellegrini di accedere liberamente ai vari santuari;
compiervi senza alcun ostacolo pubbliche manifestazioni di pietà; soggiornarvi
senza pericoli e senza preoccupazioni. Né vorremmo che
i pellegrini dovessero provare il dolore di vedere quella terra profanata da
luoghi di divertimento mondani e peccaminosi: il che recherebbe ingiuria al divin Redentore e offesa al sentimento cristiano.
15. Anche
le molte istituzioni cattoliche, di cui è ricca la Palestina per la
beneficenza, l'insegnamento e l'ospitalità dei pellegrini, dovranno, com'è loro
diritto, poter continuare a svolgere, senza restrizioni, quella loro attività,
con cui in passato si sono acquistate tante benemerenze.
16. Non possiamo, infine, non
far presente la necessità che siano garantiti tutti
quei diritti sui luoghi santi, che i cattolici già da molti secoli hanno
acquistato, che hanno sempre decisamente e ripetutamente difeso, e che i Nostri
predecessori hanno solennemente ed efficacemente affermato.
17. Queste sono, o venerabili
fratelli, le cose sulle quali abbiamo creduto
opportuno richiamare la vostra attenzione.
18. Esortate perciò i vostri
fedeli a prendere sempre più a cuore le sorti della Palestina e a far presenti
alle Autorità competenti i loro desideri e i loro diritti. Ma specialmente con una insistente preghiera implorino l'aiuto di Colui che
guida gli uomini e le nazioni. Dio guardi benigno il mondo intero, ma
specialmente quella terra, bagnata dal sangue del divin
Redentore, affinché sopra gli odi e i rancori trionfi
la carità di Cristo, che sola può essere apportatrice di tranquillità e di
pace.
19. Intanto, in auspicio dei
celesti favori e in attestato della Nostra benevolenza, impartiamo di tutto
cuore a voi, venerabili fratelli, e ai vostri fedeli l'apostolica benedizione.
Roma, presso San Pietro, il 15 aprile, venerdì santo,
dell'anno 1949, XI del Nostro pontificato.
PIO PP. XII
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