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1. L'VIII
centenario della fondazione del Portogallo e il III della sua restaurazione,
che la vostra gloriosa e nobile patria celebra quest'anno
con grande solennità e unità di intenti, non potevano lasciare indifferenti il
vigile interesse di questa sede apostolica né, tanto meno, il nostro cuore di
padre comune dei fedeli.
2. Abbiamo anche un motivo
speciale per partecipare alla commemorazione della vostra prima indipendenza,
ed è il fatto che la Santa Sede, come è noto,
collaborò perché le venisse data una costituzione giuridica.
3. Gli atti con i quali i
nostri predecessori del XII secolo, Innocenzo II, Lucio II e Alessandro III
accettarono l'omaggio di obbedienza prestata da
Alfonso Henriques, conte e in seguito re del
Portogallo, e, promettendogli la loro protezione, dichiararono l'indipendenza
di tutto il territorio, che a prezzo di durissime lotte era stato valorosamente
recuperato dal dominio saraceno, fu il premio altamente vagheggiato con il
quale la sede di Pietro compensò il generoso popolo portoghese per le sue
straordinarie benemerenze in favore della fede cattolica.
4. Tale fede cattolica, come
fu in certo qual modo la linfa vitale, che alimentò la nazione portoghese fin
dalla culla, così fu, se non l'unica, certamente la principale fonte di energia, che elevò la vostra patria all'apogeo della sua
gloria di nazione civile e nazione missionaria, «espandendo la fede e
l'impero».2 Lo riferisce la
storia e i fatti lo attestano.
5. Infatti,
quando i figli del re Giovanni I gli chiesero di autorizzare la prima
spedizione oltremare, che portò poi alla liberazione di Ceuta,
il grande e pio monarca, prima di qualsiasi altra cosa, volle sapere se l'impresa
sarebbe stata utile per il servizio di Dio. Come in questo caso, anche tutte le
altre imprese che seguirono ebbero come scopo principale la propagazione della
fede, quella stessa fede che avrebbe animato la Crociata dell'occidente e gli
ordini equestri nell'epica lotta contro il dominio dei
Mori.
6. Nelle caravelle che,
innalzando il bianco pennone segnato con la rossa croce di Cristo, portavano
gli intrepidi scopritori portoghesi sulle rive occidentali dell'Africa e delle
isole adiacenti, navigavano anche i missionari, «per attirare le nazioni
barbare al giogo di Cristo», come si esprimeva il grande
pioniere dell'espansione coloniale e missionaria portoghese, l'infante Enrico
il Navigatore.
7. Il principe degli
esploratori portoghesi, Vasco de Gama, quando levò le
ancore per iniziare il suo avventuroso viaggio nelle Indie, portò con sé due
padri Trinitari, uno dei quali, dopo aver predicato con zelo apostolico
l'evangelo alle genti dell'India, coronò il suo faticoso apostolato con il
martirio. Il suo sangue e quello di altri eroici
missionari portoghesi fu in quei luoghi remoti, come sempre e dovunque è il
sangue dei martiri, semente di cristiani; il loro luminoso esempio fu per tutto
il mondo cattolico, ma anzitutto per i loro generosi compatrioti, una chiamata
e uno stimolo all'apostolato missionario.
8. Successe allora - proprio
quando una serie di avvenimenti funesti strappava gran
parte dell'Europa dal grembo della chiesa, che con tanta sapienza e amore
materno l'aveva plasmata - che il Portogallo, insieme con la Spagna, sua
nazione sorella, aprì alla mistica sposa di Cristo immense regioni sconosciute
e portò al suo seno materno, in compenso di quelli miseramente perduti,
innumerevoli figli dall'Africa, dall'Asia e dall'America. In
quelle terre, a dimostrazione della perenne vitalità della chiesa cattolica,
per la quale il divino Fondatore intercede incessantemente e nella quale lo
Spirito paraclito incessantemente opera, anche nelle
ore più tragiche, sorsero e si moltiplicarono diocesi e parrocchie, seminari e
conventi, ospedali e orfanotrofi.
9. Come è
stato possibile che voi, pur essendo pochi, abbiate fatto così tanto nella
santa cristianità?3 Dove trovò il Portogallo la forza per accogliere
sotto il suo dominio tanti territori dell'Africa e dell'Asia, e per estenderlo
fino alle più lontane lande americane? Dove, se non in quella
ardente fede del popolo portoghese, cantata dal suo maggiore poeta, e
nella sapienza cristiana dei suoi governanti, che fecero del Portogallo un
docile e prezioso strumento nelle mani della Provvidenza, per l'attuazione di
opere tanto grandiose e benefiche?
10. Infatti, mentre uomini
esimi, coscienti della propria responsabilità, come Alfonso de Albuquerque, come Giovanni de Castro, governano
con rettitudine e prudenza le diverse colonie portoghesi e prestano aiuto e
protezione agli zelanti predicatori della fede - che grandi monarchi come
Giovanni III si impegnano a mandare in quei paesi - il Portogallo si impone al
mondo per la potenza del suo impero e per la sua gigantesca opera
civilizzatrice. Quando invece la fede declina, quando
lo zelo missionario si scoraggia, quando il braccio secolare, anziché
proteggere, disturba, anziché incoraggiare, paralizza la vitalità missionaria,
in particolare con la soppressione degli ordini religiosi, allora,
naturalmente, con la fede e la carità, si disperde e languisce tutta quella
primavera di bene, che da esse era nata e si alimentava.
11. Uno sguardo anche a
queste ombre, figlio nostro amato e venerabili fratelli, non sarà meno
profittevole, anzi si presterà a utili riflessioni. Ma è sullo splendore delle vostre incomparabili glorie
missionarie, che desideriamo fissare la vostra attenzinne
in quest'anno pluricentenario,
destinato all'evocazione storica dei magnifici fasti della vostra inclita
patria, perché nel vostro cuore si mantenga sempre vigoroso l'antico spirito
missionario portoghese.
12. Le attuali celebrazioni
centenarie coincidono provvidenzialmente con un periodo di rinascita spirituale
del popolo portoghese. Il solenne Concordato e l'Accordo missionario da poco
ratificati, oltre a regolare le relazioni e a promuovere la collaborazione
amichevole tra la chiesa e lo stato, garantiscono tempi ancora migliori. L'ora
attuale è dunque particolarmente propizia per dare nuovo incremento al vostro
spirito missionario, con la speranza che possa emulare l'ardore degli antichi
missionari portoghesi.
13. Animato da tale spirito,
chi potrà considerare con indifferenza i quasi dieci milioni di
anime, che abitano nei territori portoghesi, e che nella stragrande
maggioranza attendono ancora la luce dell'evangelo? Quale portoghese - degno di
questo nome - non desidererà operare secondo le sue possibilità per conservare
sempre vivo e far crescere ogni giorno più ciò che rappresenta una tra le sue
glorie più belle, nonché uno dei maggiori interessi
della sua patria?
***
14. Noi pertanto, nostro
amato figlio e venerabili fratelli, con la mente e il cuore colmi delle
gloriose tradizioni missionarie della nazione portoghese, vi teniamo presenti a
favore delle molte anime che nelle vostre colonie ancora aspettano chi predichi
loro la parola di Dio e condivida «le insondabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), e ripetiamo il gesto e l'esortazione del divino
Redentore agli apostoli, dicendo anche a voi: «Alzate gli occhi e guardate i
campi già maturi per la mietitura» (Gv 4,35); «La messe è grande, ma gli operai sono pochi. Pregate
dunque il Padrone della messe perché mandi operai per la sua messe» (Lc 10,2).
15. Sì, «gli operai sono
pochi»! Le antiche diocesi dell'Africa portoghese soffrono grande scarsità di annunciatori della parola divina, e vaste circoscrizioni
sono affidate a pochi missionari.
16. «Pregate
dunque il Padrone della messe»; chiedete anzitutto al Signore che si degni di
suscitare molte vocazioni missionarie sia in Portogallo come tra gli indigeni
dei territori d'oltremare a voi soggetti; e non solo vocazioni di sacerdoti, ma
di fratelli coadiutori, di religiose e catechisti.
17. Tutti i sacerdoti
consacrino parte delle loro preghiere a questa santa e altissima intenzione; in
particolare lo facciano gli ordini contemplativi, e i fedeli, nel recitare il
rosario, tanto raccomandato dalla beata vergine Maria
di Fatima, non trascurino di elevare un'invocazione alla Madre di Dio in favore
delle vocazioni missionarie.
18. Ma non è sufficiente: è
necessario organizzare giornate speciali per le vocazioni missionarie, con ore di adorazione e discorsi appropriati; ciò avvenga ogni anno,
in tutte le parrocchie, nei collegi o case per l'educazione della gioventù, nei
seminari. In tali giorni, tutti si accostino alla sacra mensa; in particolare i
giovani si alimentino del pane dei forti, del «frumento dei prescelti» (Zc 9,17): per molti sarà forse quello il momento benedetto
e felice nel quale il Signore farà sentire la sua chiamata.
19. Chi più del clero potrà
promuovere in modo adeguato queste sante iniziative? Ci rivolgiamo quindi ai
venerandi sacerdoti portoghesi e con cuore ardente li esortiamo a iscriversi all'Unione missionaria del clero. Questa pia
associazione, benedetta e arricchita di specialissime grazie dai nostri
immediati predecessori, e che noi ugualmente benediciamo e raccomandiamo con
insistenza, esiste già in quasi tutti i paesi cattolici e dovunque si dimostra
mezzo molto efficace per formare la coscienza missionaria tra i fedeli.
20. È nostro vivo desiderio
che l'Unione missionaria del clero portoghese, anche nei suoi principi, si
sviluppi rapidamente, poiché tra i suoi membri noi speriamo di trovare quei
coltivatori zelanti ed esperti, che con amorosa sollecitudine sappiano
scegliere ed educare le tenere pianticelle che nostro
Signor Gesù Cristo fa spuntare nella sua vigna, per
trapiantarle un giorno nel campo delle missioni.
21. Anzitutto il Signore
attende dai suoi ministri un lavoro ancora più fondamentale: che preparino e
coltivino il terreno affinché in esso possano
germinare le vocazioni missionarie. Ne deriva che tocca in primo luogo ai
sacerdoti diffondere tra i fedeli la conoscenza del problema missionario e
suscitare nel loro cuore lo zelo apostolico; perciò - come dichiarava un giorno
il nostro predecessore Pio XI di v.m. - non dovrebbe
esister un solo sacerdote che non sia infiammato dall'amore per le missioni.4
22. Perciò ripetiamo a voi,
amato figlio e venerabili fratelli, le autorevoli parole dello stesso nostro grande predecessore nella sua lettera enciclica Rerum Ecclesiae: «Cercate di fondare tra voi l'Unione missionaria
del clero; o, se è già stata fondata, promuovetela con la vostra autorità, con
consigli, esortazioni e un'attività sempre più vivace».5
23. Dovere primario
dell'Unione missionaria del clero in Portogallo sarà di promuovere e diffondere
con ogni mezzo la stampa missionaria. Se non esiste
una stampa che faccia conoscere i gravi problemi e le urgentissime necessità
delle missioni, né il clero, né, a maggior ragione, il popolo, se ne faranno
carico.
24. Con tutto il cuore benediciamo quindi il bollettino dell'Unione missionaria del
clero in Portogallo Il clero e le missioni affinché si rafforzi, e riaccenda in
tutti i sacerdoti portoghesi la chiamata allo zelo missionario e ricordi loro i
doveri relativi alla propagazione della fede.
25. Benediciamo pure le altre
riviste missionarie delle famiglie religiose, che tanto contribuiscono alla
formazione missionaria dei fedeli e facciamo voti perché producano frutti
sempre più abbondanti.
26. Riserviamo quindi una
benedizione speciale ai sacerdoti che generosamente si incaricheranno
di una zelante propaganda dell'Unione missionaria del clero, perché Dio renda
feconda la loro attività. Certamente un autentico zelo per le anime ispirerà
loro mille efficaci iniziative per portare a compimento il loro santo proposito.
27. Desideriamo inoltre che
nei seminari l'educazione dei candidati al sacerdozio venga
orientata in modo tale da far acquisire una solida e profonda coscienza
missionaria, tanto utile per irrobustire la formazione sacerdotale, con
vantaggio per il futuro esercizio del loro ministero, in qualsiasi posto la
Provvidenza li destini.
28. E se qualcuno di voi, per
benignissima volontà dell'Altissimo, si sentisse
chiamato verso le missioni, «né la mancanza di clero, né alcun'altra
necessità della diocesi deve dissuaderlo dal dare il proprio consenso; poiché i
vostri concittadini, avendo, per così dire, a portata di mano, i mezzi della
salvezza, sono molto meno lontani da essa che gli
infedeli... In tal caso poi, sopportate volentieri, per amore di Cristo e delle
anime, la perdita di qualche membro del vostro clero, se perdita si può
chiamare e non invece guadagno; giacché, se vi priverete di qualche
collaboratore e compagno di fatica, il divino Fondatore della Chiesa certamente
lo supplirà, o espandendo grazie più abbondanti sulla diocesi, o suscitando
nuove vocazioni per il sacro ministero».6
29. Ma il nostro maggiore e
più ardente desiderio è che, a imitazione
dell'arcidiocesi di Goa, dove abbondano le vocazioni
sacerdotali e religiose tra i nativi del posto, anche le altre circoscrizioni
ecclesiastiche dei domini portoghesi, sviluppando generosamente l'opera già
intrapresa, possiedano tra non molto un esemplare clero indigeno, e numerose
suore, figlie dello stesso popolo, nel cui seno eserciteranno il loro
apostolato.
30. Va a gloria del
Portogallo l'aver sempre associato i popoli d'oltremare alla sua buona sorte,
cercando di elevarli al suo stesso livello di civilizzazione
cristiana. Noi contiamo su questa lodevole tradizione per la realizzazione
di uno dei sogni più vagheggiati dalla chiesa negli ultimi tempi: la formazione
del clero indigeno. Da parte vostra, nostro amato figlio e venerabili fratelli,
voi farete tutto il possibile perché queste speranze non siano
vane, ma diventino tra breve tempo una consolante realtà.
***
31. Non basta tuttavia
reclutare numerose vocazioni; è soprattutto necessario educare santi e capaci
missionari.
32. Avete in mezzo a voi, e
senza dubbio lo apprezzate degnamente, un monumento insigne della sollecitudine
che merita presso questa sede apostolica l'educazione delle vocazioni
missionarie, ed è l'Associazione portoghese delle missioni cattoliche
d'oltremare, fondata dalla sapiente intuizione ed energia del nostro
predecessore, Pio XI di v.m.,
la quale è anche per Noi oggetto di speciali cure e speranze. Altrettanta
fiducia la Santa Sede ripone negli ordini e nelle congregazioni religiose,
maschili e femminili, che in ogni tempo sono stati e
sono i luoghi dove viene formata la maggior parte dei missionari. Dagli uni e
dalle altre ci aspettiamo molto e molto si aspettano le missioni. Conoscendo
bene le necessità spirituali dei possedimenti portoghesi, è nostro vivissimo
desiderio che a lato degli ordini e congregazioni religiose, che già si
dedicano alle missioni, se ne schierino altre ancora, e che gli ordinari concedano loro appoggio e favore, per un fine così urgente e
santo, così che anche in questi istituti si moltiplichino gli operai
dell'evangelo, destinati alle missioni delle vostre vaste colonie.
33. Ai direttori dei collegi
della succitata Associazione missionaria, come pure ai superiori delle altre
corporazioni religiose, vogliamo aprire il nostro cuore, perché vedano
chiaramente le nostre preoccupazioni apostoliche e quanto desideriamo
che le vocazioni missionarie siano debitamente coltivate e solidamente formate.
34. Si ricordino che nessuno
deve incamminarsi per i difficili ed eroici sentieri delle missioni, se non è
chiamato per privilegio singolare del Signore; allo stesso modo non si deve
permettere a nessuno che prosegua su questo cammino, se non corrisponde
degnamente alla chiamata divina.
35. Il
missionario dev'essere un uomo di Dio, non solo per
vocazione, ma anche per la donazione completa e perpetua di se stesso.
«In effetti - insegna l'ammirevole epistola apostolica Maximum
illud di Benedetto XV di v.m.
- è necessario che sia uomo di Dio, che predica Dio, che odia il peccato e che
insegna a odiarlo. Specialmente tra gli infedeli, che agiscono più sotto la spinta del sentimento che della ragione, la fede fa maggiori
progressi se viene predicata con l'esempio più che con la parola».7
36. Si tratta, nostro amato
figlio e venerabili fratelli, di una santità profondamente radicata nell'anima,
non di una superficiale bontà, che sparirebbe al primo contatto con la corruzione
del paganesimo. Uomini che, secondo la frase di san Paolo, «hanno la parvenza
della pietà, mentre ne hanno rinnegato la forza interiore» (2Tm 3,5) di certo
non saranno sale della terra, che curi la corruzione dei costumi pagani, e
nemmeno luce del mondo, che mostri il cammino della salvezza a quanti giacciono nell'ombra di morte. E piaccia a Dio che non arrivino loro stessi a corrompersi miserabilmente e, peggio
ancora, a trasformarsi in maestri di corruzione!
37. Inoltre, è necessario che
il futuro missionario riceva un'educazione completa, sia scientifica che
pastorale, affinché possa davvero essere un «sapiente architetto» (1Cor 3,10) del regno di Dio.
38. Non gli
basterà una vasta e profonda scienza teologica; dovrà anche conoscere le
scienze profane relative all'esercizio dei suoi compiti; altrimenti, se gli
mancheranno queste conoscenze sacre e profane, il missionario, guidato
unicamente dal suo zelo, rischierà di costruire sulla sabbia.
39. Pertanto, a somiglianza
del divino Maestro, che «passò facendo del bene e sanando tutti» (At 10,38), e
obbedendo al mandato di lui, che disse: «curate gli
infermi» (Lc 10,9) e «insegnate a tutte le genti» (Mt 28,19), il missionario aprirà la bocca per parlare con
sapienza e dottrina del regno di Dio, e stenderà le mani, convenientemente
preparate e mosse da carità cristiana, per alleviare i corpi dalle malattie e
dalle miserie che li affliggono; con i corpi sanerà unitamente le anime. Egli
saprà pure elevare l'intelligenza di tanti poveri schiavi di superstizioni
degradanti e immersi «nell'ombra della morte»; con l'istruzione aprirà in
quelle intelligenze ottenebrate il varco alla luce dell'evangelo.
40. Infatti,
a lato della casa di Dio, la Chiesa, illuminata dallo Spirito Santo, ha
innalzato in ogni parte, ma soprattutto nelle terre di missione, orfanotrofi,
ospedali e scuole. Ora chi sarà il «sapiente architetto» di queste sante opere,
se non il missionario che annuncia la verità cristiana? E
come potrà esserlo senza la necessaria preparazione per avere quelle doti e
virtù?
41. Identiche raccomandazioni
facciamo a quanti si dedicano alla formazione di quell'esercito silenzioso, ma laboriosamente benefico,
aiuto quasi indispensabile delle missioni, che sono le suore missionarie.
42. Sappiamo che in
Portogallo, per la misericordia di Dio, si stanno moltiplicando le
congregazioni religiose femminili. In esse si curino
con diligenza il reclutamento e l'educazione delle vocazioni missionarie, in
modo che le suore, pronte a partire verso terre di infedeli, siano ogni volta
più numerose e meglio preparate a esercitare con successo i compiti di maestre,
infermiere, catechiste, in una parola, tutte le incombenze particolari che si
riferiscono all'apostolato missionario.
43. Tutti coloro cui compete questo dovere considerino bene che le suore
missionarie potranno cogliere frutti tanto maggiori, quanto più adeguata e
completa sarà la loro formazione, non solo religiosa, ma anche intellettuale. E piaccia a Dio che tra breve tempo vediamo collaborare con
le suore missionarie molte zelanti suore indigene!
44. Non dimentichiamo certo
voi, dilettissimi figli, che già avete
obbedito all'invito del divino Maestro: «Prendi il largo!» (Lc
5,4) A voi, che già vi trovate in alto mare, che lottate e vi affaticate per
estendere il regno di Dio, va più sollecito il nostro pensiero e si dirigono
più cordiali il nostro saluto ed esortazione. Infondendovi nuovo coraggio,
preghiamo e scongiuriamo tutti e ciascuno in
particolare, con le parole dell'Apostolo delle genti: «Sforzati di presentarti
davanti a Dio come un uomo degno di approvazione, un
lavoratore che non ha di che vergognarsi» (2Tm 2,15). «Sii esempio ai fedeli
nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza» (1Tm 4,12). Con lo stesso san Paolo, all'esortazione uniamo
il suggerimento dei mezzi necessari per metterla in pratica, riassumendoli
tutti nel seguente consiglio: «Tendi... alla pietà» (1Tm
6,11). Se la grazia di Dio dimorerà nel vostro cuore,
non potrà mancare di diffondersi intorno a voi e sulle vostre opere, poiché
questa è la legge del regno di Dio. Infatti «il regno dei cieli si può
paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di
farina perché tutta si fermenti» (Mt 13,33)
45. La storia delle vostre
missioni conferma eloquentemente la verità di questa legge divina. Mentre le
cosiddette missioni laiche, che dovevano sostituire le missioni cattoliche,
rimasero sempre infruttifere, quali immensi beni, non
solo spirituali, ma pure - per logica conseguenza - temporali, a vantaggio e
prestigio del Portogallo, operarono degli uomini apostolici come Francesco
Saverio e Giovanni de Brito! Imitateli dunque
degnamente!
46. Come sapete,
il 15 marzo di quest'anno si è compiuto il
quarto centenario della divina vocazione di Saverio verso le missioni
dell'India portoghese. Questa vocazione divina gli fu manifestata dalla lettera
che Giovanni III, re del Portogallo, scrisse al suo ambasciatore a Roma,
incaricandolo di cercare saggi e virtuosi missionari per le Indie. Quanto bene
Saverio ricompensò il Portogallo per il grande aiuto offerto alla vocazione
divina del santo protettore delle missioni! Certamente non avrebbe potuto fare
di più a servizio del Portogallo, se fosse stato portoghese di nascita. Tale è
l'efficacia benefica della santità. In essa si trova
il segreto del felice risultato della vostra missione. Il vostro programma
missionario fra gli infedeli sia lo stesso del divino Maestro: «Santifico me stesso perché essi siano santificati» (Gv 17,19) che fu anche il programma di san Francesco
Saverio, del beato Giovanni de Brito e di tutta la
gloriosa schiera di santi missionari portoghesi, che tanto onore hanno recato
alla religione e alla nazione portoghese.
47. Ed ora, prima di concludere, una parola per il generoso e a Noi caro popolo
portoghese.
48. Cristo Signore confidò a coloro che già godono degli incomparabili benefici della
redenzione, l'incarico di condividerli con i fratelli, che ancora ne sono
privi. Nelle vostre magnifiche colonie avete milioni di fratelli, la cui evangelizzazione vi è in modo particolare affidata.
49. Per questo noi vi
convochiamo tutti a una santa crociata in favore delle
vostre missioni.
50. Come i vostri gloriosi
predecessori, dei quali quest'anno celebrate la
memoria, si stringevano intorno a capitani e cavalieri, che agitavano la
bandiera crociata o, quando non potevano seguirli, li accompagnavano con le
preghiere, con la solidarietà o con l'aiuto finanziario, così anche voi impegnatevi con l'offerta dei vostri figli, le vostre
orazioni e il vostro obolo generoso per le missioni.
51. In questa nobile crociata
un compito privilegiato spetta a quanti militano nell'Azione cattolica.
52. Dio benedirà la vostra
santa crociata e la vostra nobilissima nazione. Da
Fatima, nostra Signora del rosario, la grande Madre di Dio che vinse a Lepanto,
vi assisterà con il suo potente patrocinio. San Francesco Saverio, il santo
protettore delle missioni cattoliche, portoghese di adozione,
il beato Giovanni de Brito e tutta la nobile falange
di santi missionari portoghesi sarà con voi.
53. Intanto la benedizione
apostolica che con tutta l'effusione del nostro cuore impartiamo
a voi, nostro amato figlio e venerabili fratelli, e a tutti e ciascuno dei
vostri fedeli, sia per voi pegno di grazie celesti e testimonianza della nostra
paterna benevolenza.
Roma, presso San Pietro, 13 giugno 1940, festa di sant'Antonio, anno II del nostro pontificato.
PIO PP. XII
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