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1. Desiderosi di rendere più
radiosa una corona di santa letizia, col pensiero varchiamo
la sterminata vastità del mare. Ed eccoCi
in spirito in mezzo a voi, che insieme con tutti i vostri fedeli celebrate il
fausto compimento di un secolo e mezzo da quando è stata costituita la
gerarchia ecclesiastica negli Stati Uniti. E facciamo questo molto volentieri,
perché l'occasione che ora Ci si presenta di dimostrare con un pubblico
documento la Nostra stima e il Nostro affetto verso il popolo americano,
illustre e vigoroso di giovinezza, Ci è tanto più
gradita quanto più è solenne, e perché essa viene a coincidere con i primordi
del Nostro pontificato. A coloro che aprono gli annali della vostra storia e
indagano le cause profonde degli avvenimenti di cui questa s'intesse, appare
evidente che a portare la vostra patria alla gloria e alla prosperità che essa attualmente gode, non poco ha contribuito il trionfale
sviluppo della divina religione. È ben vero che questa, nata dal cielo, con i
suoi insegnamenti e con le sue leggi è destinata a condurre gli uomini
all'eterna felicità; ma è pure incontestabile che essa ricolma la vita di
quaggiù di tanti benefici, che non potrebbe largirne di più, se la principale
ragione della sua esistenza fosse di rendere beati gli uomini durante la loro
breve giornata terrena. Ci piace richiamare alla memoria fatti noti. Quando Pio
VI diede ai vostri connazionali il primo vescovo nella persona del cittadino
americano John Carrol,
preponendolo alla sede di Baltimora, in quel luogo il numero dei cattolici era
esiguo e insignificante e le condizioni degli Stati Uniti così pericolose, che
la loro compagine e la loro stessa unità politica erano minacciate da grave
crisi; a causa infatti della lunga ed estenuante
guerra l'erario era oppresso da debiti, le industrie languivano e gli abitanti
per l'esasperazione cagionata dalle calamità si erano scissi in opposti
partiti. A situazione così dolorosa, anzi rovinosa, pose
rimedio il celeberrimo George Washington, uomo dal
carattere fermo e di penetrante sagacia di mente. Egli era unito da salda
amicizia con il menzionato presule di Baltimora. Così il padre della patria e
il primo sacro pastore della chiesa in codesta terra, a Noi tanto diletta,
avvinti da legami di benevolenza, a perpetuo esempio dei posteri e ad
insegnamento delle età venture più lontane, quasi stringendosi le destre,
indicavano che il popolo americano doveva ritenere sacra e solenne norma di
vita il rispetto della fede cristiana, la quale, tutelando e avvalorando i
supremi principi etici, è la salvaguardia del pubblico
bene e contiene forze di vero progresso.
2. Molte furono le cause a
cui si deve ascrivere la fioritura della chiesa
cattolica nella vostra regione; ne vogliamo mettere in luce una, degna di
attenzione. Sacerdoti costretti ad approdarvi per l'infuriare delle
persecuzioni, vennero a recare al menzionato sacro
pastore un aiuto a lui graditissimo e con la loro collaborazione attiva nel
ministero spirituale sparsero una semente preziosa, dalla quale crebbe una
bella messe di virtù. Alcuni di essi divennero poi
vescovi e così meritarono ancor più consolanti progressi della causa cattolica
del regno di Dio. Avvenne ciò che, come la storia dimostra, suole avvenire: il
temporale delle persecuzioni non estingue, ma sparge su più vasta superficie il
fuoco apostolico, quello che, alimentato da una fede libera da ipocrisie umane
e da carità sincera, accende il petto delle persone generose.
3. Trascorsi cent'anni da quell'avvenimento
che adesso vi riempie di legittima esultanza, papa
Leone XIII di felice memoria con la sua lettera Longinqua
oceani, volle misurare il cammino ivi percorso dalla chiesa dal suo inizio e
alla sua rassegna aggiunse esortazioni e direttive nelle quali la sua
benevolenza è pari alla saggezza. Quanto fu allora scritto dal Nostro augusto predecessore è degno di perenne considerazione. In
questi cinquant'anni il progresso della chiesa non si
è arrestato, ma ha avuto larghe espansioni e robusti accrescimenti.
4. Rigogliosa è la vita che
la grazia dello Spirito Santo fa fiorire nel sacrario del cuore; consolante la
frequenza alle chiese; alla mensa dove si riceve il Pane degli angeli, cibo dei
forti, si accostano numerosi i fedeli; con grande ardore si fanno gli esercizi
spirituali ignaziani; molti, docili all'invito della
voce divina che li chiama a ideali di vita più alta,
ricevono il sacerdozio o abbracciano lo stato religioso. Attualmente
diciannove sono le province ecclesiastiche, centoquindici le diocesi, quasi
duecento i seminari, innumerevoli i templi, le scuole elementari, quelle
superiori, i collegi, gli ospedali, i ricoveri per i poveri, i monasteri. A
ragione gli stranieri ammirano il sistema organizzativo che presiede alle varie
categorie delle vostre scuole, alla cui esistenza i fedeli provvedono
generosamente, seguite con assidua attenzione dai presuli, perché da esse esce gran numero di cittadini morigerati e saggi, i
quali, rispettosi delle leggi divine e umane, sono giustamente considerati la
forza, il fiore e l'onore della chiesa e della patria. Le opere missionarie,
poi, specialmente la Pontificia Opera della propagazione della fede, bene
stabilite e attive, con le preghiere, con le elemosine e con altri aiuti di
vario genere esemplarmente collaborano con i predicatori dell'evangelo
impegnati a far penetrare nelle terre degli infedeli il vessillo della croce,
che redime e salva. Sentiamo il bisogno in questa circostanza di dare pubblico
attestato di lode alle opere missionarie tipiche della vostra nazione, le quali
con attivo interessamento si curano della diffusione del cattolicesimo. Esse si
contrassegnano con questi nomi: Catholic Church Extension Society, società
circondata di un'aureola di gloria per la sua pia beneficenza; Catholic Near East
Welfare Association, che presta provvidenziali ausili agli interessi del
cristianesimo in Oriente, dove i bisogni sono tanti; Indians
and Nigroes Mission, opera
sancita dal Terzo Concilio di Baltimora,2 che Noi confermiamo e
avvaloriamo, perché la esige proprio una ragione di carità squisita verso i
vostri concittadini. Vi confessiamo che Ci sentiamo penetrati da particolare
affetto paterno, che certo Ci ispira il Cielo, verso i
negri dimoranti tra voi perché, quanto ad assistenza spirituale e religiosa,
sappiamo che sono bisognosi di speciali cure e di conforti: del resto, essi ne
sono ben meritevoli. Invochiamo pertanto copiose le benedizioni divine e
auguriamo fecondità di successi a coloro che, mossi da generosa virtù, si
dimostrano solleciti dei negri stessi. Inoltre i vostri connazionali, per
rendere in maniera opportuna ringraziamenti a Dio per il dono inestimabile
della fede integra e vera, desiderosi di santi ardimenti inviano forti manipoli
all'esercito formato dai missionari: essi con la tolleranza della fatica, con
la pazienza invitta e con l'energia posta in nobili iniziative per il regno di
Cristo raccolgono meriti, che la terra ammira e che il Cielo coronerà di adeguati premi.
5. Né minore forza vitale hanno le opere, che sono di utilità ai figli della chiesa
entro i confini della patria; gli uffici diocesani di carità, organizzati con
criteri di saggia praticità, per mezzo dei parroci e con il concorso delle
famiglie religiose, portano ai poveri, ai bisognosi, agli infermi i doni della
cristiana misericordia, sollevano le miserie: nell'assolvere tale ministero di
così grande importanza con gli occhi della fede dolci e penetranti, si vede
Cristo presente negli indigenti e negli afflitti, che del benignissimo
Redentore sono le mistiche membra doloranti. Fra le associazioni laiche -
enumerarle tutte sarebbe troppo lungo - si acquistarono corone di non caduca
gloria l'Azione cattolica, le Congregazioni mariane, la Confraternita della
dottrina cristiana, liete di frutti promettenti ancor più lieta messe
nell'avvenire, e così pure l'Associazione del Santo Nome, che è eccellente guida nel promuovere il culto e la pietà
cristiana. A tale molteplice operosità dei laici, che si spiega in vari settori
secondo le esigenze dei tempi, è preposta la National Catholic Welfare Conference, la quale al
vostro ministero episcopale procura mezzi pronti e adeguati. Le principali di
tutte queste istituzioni potemmo vedere partitamente nell'ottobre del 1936, quando, intrapreso il
viaggio attraverso l'Oceano, avemmo la gioia di conoscere personalmente voi e
il campo della vostra attività. Incancellabile e giocondo rimarrà sempre nel
Nostro cuore il ricordo di quanto ammirammo allora con i Nostri occhi.
6. Ben conviene adunque che, con sentimenti di adorazione,
di tutto ciò rendiamo con voi grazie a Dio e che gli eleviamo il cantico della
riconoscenza: «Date lode al Dio del cielo: perché la misericordia
di lui è in eterno» (Sal 135,26). Il Signore,
la cui bontà non è circoscritta da limiti, come ha riempito la vostra terra della
liberalità dei suoi doni, così alle vostre chiese ha concesso un ardore fattivo
e ha condotto a maturità di risultati i loro impegni. Sciolto il debito tributo
di riconoscenza a Dio, onde ogni bene ha principio, riconosciamo, dilettissimi, che questa fecondità prosperosa che con voi
oggi ammiriamo si deve anche allo spirito d'iniziativa
e alla costanza nelle imprese dei sacri pastori e dei fedeli, che formano
questa porzione del gregge di Cristo; riconosciamo che si deve pure al vostro
clero, che, proclive all'operare deciso, con zelo esegue i vostri mandati, ai
membri di tutti gli ordini e di tutte le congregazioni, che distinguendosi in
virtù si prodigano a gara nella coltura del campo delle anime, alle religiose
innumerevoli, che spesso silenti e ignote agli uomini, spinte da una interiore
vampa di carità, si consacrano con esemplare dedizione alla causa
dell'evangelo, veri gigli del giardino di Cristo, motivo di soave compiacenza
dei santi. Però vogliamo che questa Nostra lode sia
salutare. La considerazione del bene operato non deve produrre un allentamento
che avvii alla neghittosità, non deve generare la nociva dolcezza della
vanagloria, ma invece agire da stimolante, perché con
rinnovate energie si impediscano i mali e perché con più robusta consistenza
crescano quelle iniziative che sono utili, pròvvide e
degne di encomio. Il cristiano, se fa onore al nome che
porta, sempre è apostolo; disdice al soldato di Cristo il discostarsi dalla
battaglia, perché solo la morte pone fine alla sua milizia. Voi ben
sapete dove occorre che più oculata sia la vostra vigilanza e quale programma
d'azione conviene tracciare ai sacerdoti e fedeli, affinché la religione di
Cristo, superati gli ostacoli, sia guida luminosa alle menti, regga i costumi e, unica causa di salute, penetri gli ambiti
più nascosti e le arterie della società umana. Il progresso dei beni esterni e
materiali, quantunque sia da tenersi in non poco conto per le utilità
molteplici e apprezzabili, che esso apporta alla vita, tuttavia non basta
all'uomo, nato a più alti e fulgidi destini. Questi infatti,
creato a immagine e somiglianza di Dio, cerca Dio con incoercibile aspirazione
e si addolora e versa segreto pianto, se nella scelta del suo amore esclude la
Somma Verità e il Bene infinito. Ma a Dio, dal quale chi si allontana muore, al
quale chi si converte vive, nel quale chi si ferma s'illumina, non si accede superando spazi corporei, ma, guidati da Cristo, con
la pienezza della fede sincera, con la coscienza intemerata di una volontà
diritta, con la santità delle opere, con l'acquisto e l'uso di quella libertà
genuina, le cui sacre norme si trovano promulgate nell'evangelo. Se invece si
sprezzano i divini comandamenti, non solo non è conseguibile la felicità posta al di là del breve giro di tempo assegnato all'esistenza
terrena, ma vacilla la stessa base della civiltà verace nel suo contenuto e non
si possono attendere che rovine, su cui si dovranno spargere tardive lagrime.
Come infatti possono avere garanzia di stabilità il
pubblico bene e la gloria del vivere civile, quando sono sovvertiti i diritti e
sono spregiate e derise le virtù? Ma Dio come è la
sorgente del diritto, così è l'ispiratore e il premio delle virtù: nessuno è
simile a lui tra i legislatori (cf. Gb 36,22). Questa - secondo la confessione di tutti coloro che hanno buon intendimento - è dappertutto la radice
amara e fertile di mali: il disconoscimento della divina Maestà, la
trascuratezza delle leggi morali di origine superna o una detestabile
incostanza, che fa vacillare tra il lecito e l'illecito, tra la giustizia e
l'iniquità. Da ciò lo smodato e cieco egoismo, la sete dei piaceri,
l'alcoolismo, la moda impudica e dispendiosa, la criminalità non insolita
neanche nei minorenni, la libidine del potere, l'incuria a riguardo dei poveri,
la cupidigia di inique ricchezze, la diserzione dalle
campagne, la leggerezza nel contrarre il matrimonio, i divorzi, la
disgregazione delle famiglie, il raffreddamento del mutuo affetto tra genitori
e figli, la denatalità, l'infiacchimento della stirpe, l'illanguidirsi del
rispetto verso le autorità, il servilismo, la ribellione, l'abbandono dei
doveri verso la patria e il genere umano.
7. Eleviamo inoltre il Nostro
paterno lamento, perché costì in tante scuole spesso si sprezza o si ignora Cristo, si restringe la spiegazione dell'universo
e del genere umano nella cerchia del naturalismo e del razionalismo, e si
cercano nuovi sistemi educativi, i quali nella vita intellettuale e morale
della nazione non potranno non recare tristi frutti. Del pari la vita domestica,
come, osservata la legge di Cristo, fiorisce di vera felicità, così, ripudiato
l'evangelo, miseramente perisce ed è devastata dai vizi: «Chi cerca la legge
sarà colmato di beni: ma chi opera con finzione, troverà in essa
occasione di inciampo» (Eccli 32,19).
8. Che cosa vi può essere in
terra di più sereno e lieto che la famiglia cristiana?
Sorta presso l'altare del Signore, dove l'amore è stato proclamato santo vincolo indissolubile, nello stesso amore, che la
grazia superna nutre, si solidifica e cresce. Ivi «onorato è il connubio presso
tutti e il talamo è immacolato» (Eb
13,4); le pareti tranquille non risuonano di litigi, né sono testimoni di
segreti martìri per la rivelazione di astuti
sotterfugi di infedeltà; la solidissima fiducia allontana la spina del
sospetto; nella vicendevole benevolenza si sopiscono i dolori, si accrescono le
gioie. Ivi i figli non sono considerati gravi pesi, ma dolci pegni; né un
vituperevole motivo utilitario o la ricerca di sterile voluttà fanno sì che sia impedito il dono della vita e venga in
dissuetudine il soave nome di fratello e sorella. Con quale studio i genitori
si dànno premura, perché i figli non soltanto crescano vigorosi fisicamente, ma perché seguendo le vie
degli avi, che spesso loro sono ricordati, siano adorni della luce che deriva
dalla professione della fede purissima e dall'onestà morale. Commossi per tanti
benefici, i figli ritengono loro massimo dovere quello di onorare i genitori,
di assecondare i loro desideri, di sostenerli nella vecchiaia con il loro
fedele aiuto, di rendere lieta la loro canizie con un'affetto che, non spento dalla morte, nella reggia
del cielo sarà reso più glorioso e più completo. I componenti
la famiglia cristiana, non queruli nelle avversità, non ingrati nella
prosperità, sono sempre pieni di confidenza in Dio, al cui impero obbediscono,
nel cui volere s'acquietano e il cui soccorso non invano aspettano.
9. A costituire e a
mantenere le famiglie secondo la norma della sapienza evangelica esortino
dunque spesso i fedeli coloro, che nelle chiese hanno funzioni direttive o di
magistero e che pertanto si industriano con assidua
cura per preparare al Signore un popolo perfetto. Per la stessa ragione bisogna
pure sommamente attendere a questo, che il dogma cioè
dell'unità e indissolubilità del matrimonio da quanti accedono alle nozze sia
conosciuto in tutta la sua importanza religiosa e santamente rispettato. Che
tale capitale punto della dottrina cattolica abbia una
valida efficacia per la salda compagine familiare, per le progressive sorti
della società civile, per la santità del popolo e per una civiltà, la cui luce
non sia falsa e fatua, riconoscono pure non pochi, i quali, sebbene lontani
dalla nostra fede, sono ragguardevoli per senno politico. Oh, se la patria
vostra avesse conosciuto per esperienza di altri e non già da domestici esempi
il cumulo di danni che produce la licenza dei divorzi!
Consigli la riverenza verso la religione, consigli la pietà verso il grande popolo americano energiche azioni, perché il morbo
purtroppo imperversante sia curato radicalmente. Le conseguenze di tale male
così sono state descritte da papa Leone XIII, con termini che scolpiscono il
vero: «A causa dei divorzi il patto nuziale è soggetto a mutabilità; si indebolisce l'affetto; sono dati perniciosi incentivi
all'infedeltà coniugale; ricevono danno la cura e l'educazione della prole; si
offre facile occasione a scomporre la società domestica; si gettano semi di
discordie tra le famiglie; è diminuita e depressa la dignità della donna la
quale corre pericolo di essere abbandonata dopo che ha servito come strumento
di piacere al marito. E poiché a rovinare la famiglia, a minare la potenza dei
regni nulla tanto vale quanto la corruzione dei costumi, facilmente si intuisce che il divorzio è quanto mai nocivo alla
prosperità delle famiglie e degli stati».3
10. Quanto alle nozze, nelle
quali l'una e l'altra parte dissenta circa il dogma cattolico o non abbia
ricevuto il sacramento del battesimo, Noi siamo sicuri
che voi osserverete esattamente le prescrizioni del Codice di diritto canonico.
Tali matrimoni infatti, come a voi consta per larga
esperienza, sono raramente felici e sogliono cagionare gravi perdite alla
chiesa cattolica.
11. Ad ovviare a danni sì
gravi, ecco il mezzo efficace: che i singoli fedeli ricevano in tutta la sua pienezza l'insegnamento delle verità divine e i popoli
abbiano chiaro il cammino che conduce alla salvezza. Esortiamo pertanto i
sacerdoti a cercare che la loro scienza delle cose divine e umane sia copiosa: non vivano contenti delle cognizioni
intellettuali acquisite nell'età giovanile; con attenta indagine considerino la
legge del Signore, i cui oracoli sono più puri dell'argento; continuamente
gustino e assaporino le caste delizie della sacra Scrittura; col progredire
degli anni studino con maggior profondità la storia della chiesa, i dogmi, i
sacramenti, i diritti, le prescrizioni, la liturgia, la lingua di essa, in modo
che in loro il progresso intellettuale proceda di pari passo con quello delle
virtù. Coltivino pure gli studi letterari e delle discipline profane,
specialmente quelle che sono maggiormente connesse con la religione, affinché
con lucido pensiero e labbro facondo possano impartire l'insegnamento
di grazia e di salute, capaci di piegare anche i dotti ingegni al lieve
peso e giogo dell'evangelo di Cristo. Felice la chiesa se così «sarà fondata
sugli zaffiri» (cf. Is
54,11). Le esigenze dei tempi attuali inoltre richiedono che anche i laici,
specialmente quelli che coadiuvano l'esercizio dell'apostolato gerarchico, si
procurino un tesoro di cognizioni religiose, non povero ed esile, ma solido e
ricco, mediante le biblioteche, le discussioni, i circoli di cultura: così
trarranno grande giovamento per se stessi, potranno
insegnare agli ignoranti, confutare gli avversari caparbi ed essere utili agli
amici buoni.
12. Con molta gioia abbiamo
appreso che la stampa propugnatrice dei principi cattolici è davvero presso di
voi valorosa e che la radio marconiana - meravigliosa
invenzione, eloquente immagine della fede apostolica che abbraccia tutto il
genere umano - spesso e utilmente viene usata, perché
fatti e insegnamenti ecclesiastici abbiano la più larga risonanza. Lodiamo il
bene compiuto. Ma coloro, che disimpegnano tale ministero,
nel proporre e promuovere la dottrina sociale, si prendano a cuore di aderire
alle direttive del magistero della chiesa; dimentichi del proprio tornaconto,
sprezzanti della vana gloria, non partigiani, parlino «come da Dio, davanti a
Dio, in Cristo» (2Cor 2,17).
13. Desiderosi che il
progresso scientifico in tutto il suo complesso si affermi sempre più, ora che
Ci si presenta una circostanza opportuna, vogliamo anche significarvi il Nostro
cordiale interessamento per l'Università cattolica di Washington. Ben sapete
con quali ardenti voti papa Leone XIII salutasse
questo preclaro tempio del sapere, quando esso sorgeva, e quanti ripetuti
attestati di particolare affetto gli desse il romano pontefice Nostro immediato
predecessore, il quale era intimamente persuaso che, se questo grande istituto
già lieto di risultati si solidificherà ancor più e otterrà rinomanza ancora
maggiore, ciò non solamente gioverà agli incrementi della chiesa, ma anche alla
gloria e alla prosperità civile dei vostri connazionali. Partecipi
della stessa speranza, Ci rivolgiamo a voi con questa Nostra lettera per
raccomandarvi tale università. Fate del vostro meglio, perché questa, protetta
dalla vostra benevolenza, superi le sue difficoltà e con avanzamenti più felici
compia le speranze in essa riposte. Gradiamo anche
molto il vostro proposito di rendere più spaziosa e decorosa la sede del
Pontificio Collegio che a Roma accoglie, per l'educazione ecclesiastica, gli
alunni degli Stati Uniti. Se è cosa utile che i
giovani di più eletto ingegno per affinare il loro sapere si rechino in lontani
paesi, una lunga e felice esperienza dimostra che questo vantaggio è sommo,
quando i candidati al sacerdozio sono educati nell'Urbe presso la sede di
Pietro, dove purissimo è il fonte della fede, dove tanti monumenti
dell'antichità cristiana e tante vestigia di santi incitano i cuori generosi a
magnanime imprese.
14. Vogliamo toccare un'altra
questione di poderosa importanza: la questione sociale che, insoluta, da lungo
tempo agita fortemente gli stati e sparge nelle classi dei cittadini semi di odio e di mutua ostilità. Quale aspetto essa assuma presso di voi, quali asprezze, quali torbidi produca,
voi ben conoscete, e non occorre perciò diffonderci su tale argomento. Punto
fondamentale della questione sociale è questo, che i beni da Dio creati per
tutti gli uomini equamente affluiscano a tutti,
secondo i principi della giustizia e della carità. Le memorie di ogni età testimoniano che vi sono sempre stati ricchi e
poveri; e l'inflessibile condizione delle cose umane fa prevedere che così
sempre sarà. Degni di onore sono i poveri che temono
Dio, perché di loro è il regno dei cieli e perché facilmente abbondano di
grazie spirituali. I ricchi poi, se sono retti e probi, assolvono l'ufficio di
dispensatori e procuratori dei doni terrestri di Dio; essi in
qualità di ministri della Provvidenza aiutano gli indigenti, a mezzo dei
quali spesso ricevono i doni che riguardano lo spirito e la cui mano - così
possono sperare - li condurrà negli eterni tabernacoli. Dio, che a tutto
provvede con consigli di suprema bontà, ha stabilito che per l'esercizio delle
virtù e a saggio dei meriti vi siano nel mondo ricchi
e poveri; ma non vuole che alcuni abbiano ricchezze esagerate e altri si
trovino in tali strettezze da mancare del necessario alla vita. Buona madre
però e maestra di virtù è la onesta povertà, che campa
col lavoro quotidiano, secondo il detto della Scrittura: «Non darmi (o Dio) né
mendicità né opulenza: ma provvedimi soltanto del necessario al mio
sostentamento» (Pro 30,8). Se quanti possiedono con
larghezza fondi e mezzi pecuniari devono, mossi da facile misericordia, aiutare
i bisognosi, per ragione ancor più grave devono agli stessi dare il giusto. Gli
stipendi degli operai, come è conveniente, siano tali
che bastino ad essi e alle loro famiglie. Gravi sono in proposito le parole del
Nostro predecessore Pio XI: «Bisogna dunque fare di tutto perché i padri di
famiglia percepiscano una mercede tale, che basti per provvedere
convenientemente alle comuni necessità domestiche. Se nelle presenti
circostanze della società ciò non sempre si potrà fare, la giustizia sociale
richiede che s'introducano quanto prima mutamenti che
assicurino ad ogni operaio adulto siffatti salari. Sono altresì meritevoli di
lode tutti coloro che con saggio e utile atteggiamento
hanno esperimentato e tentano vie, onde la mercede del lavoro si retribuisca
con tale corrispondenza ai pesi della famiglia, che aumentando questi, anche
quella si somministri più larga: e anzi, se occorra, si soddisfaccia alle
necessità straordinarie».4 Avvenga che ognuno il quale sia in forze
ottenga l'equa possibilità di lavorare per guadagnare per sé e per i suoi il
vitto quotidiano. Esprimiamo tutta la nostra compassione per la sorte di
coloro, da voi molto numerosi, i quali, sebbene robusti, capaci e volenterosi,
non possono avere occupazione pur cercandola affannosamente. La sapienza dei
reggitori, una lungimirante larghezza da parte dei datori di lavoro, insieme
con il ristabilimento di più favorevoli condizioni esterne, la cui
effettuazione auguriamo sollecita, facciano sì che
tali giusti desideri trovino compimento a vantaggio di tutti.
15. Essendo poi la
socievolezza bisogno naturale dell'uomo, ed essendo lecito con forze unite
promuovere quanto è onestamente utile, non si può senza ingiustizia negare o
diminuire come ai produttori, così alle classi operaie e agricole, la libertà
di unirsi in associazioni le quali possano difendere i propri diritti e
acquistare miglioramenti circa i beni dell'anima e del corpo, come pure circa
gli onesti conforti della vita. Ma alle corporazioni
di tal genere, che nei secoli passati hanno procurato al cristianesimo gloria
immortale e alle arti inoffuscabile splendore, non si
può imporre in ogni luogo una stessa disciplina e struttura, la quale perciò
per diversa indole dei popoli e per le diverse circostanze di tempo può
variare; però le corporazioni in parola traggano il loro moto vitale da
principi di sana libertà, siano informate dalle eccelse norme della giustizia e
dell'onestà e, ispirandosi a queste, agiscano in tal guisa che nella cura degli
interessi di classe non ledano gli altrui diritti, conservino il proposito
della concordia, rispettino il bene comune della società civile.
16. Ci fa piacere conoscere
che la citata enciclica Quadragesimo
anno, come pure quella del sommo pontefìce Leone
XIII Rerum
novarum, dove si indica
la soluzione della questione sociale secondo i postulati dell'evangelo e della
filosofia perenne, sono presso di voi oggetto di attenta e prolungata
considerazione da parte di persone di elevato ingegno, che generoso volere
spinge alla restaurazione sociale e al rinvigorimento dei vincoli di amore tra
gli uomini, e che alcuni datori di lavoro stessi hanno voluto comporre, secondo
le norme di quelle, le controversie tendenti sempre a rinnovarsi con i loro operai,
rispettando la comune utilità e la dignità della persona umana. Quale vanto
sarà per la gente americana, per natura proclive alle grandiose imprese e alla
liberalità, se pienamente e bene scioglierà la annosa
e ardua questione sociale secondo le sicure vie illuminate dalla luce
dell'evangelo e così getterà le basi di più felice età! Affinché
ciò avvenga conformemente ai voti, le forze non devono essere dissipate con la
disunione, ma accresciute con la concordia. A questa salutare congiunzione di
pensieri e di consensi, portatrice di azioni
magnifiche, secondando un impulso di carità, invitiamo pure coloro, che la
madre chiesa lamenta da sé staccati. Molti di essi,
quando il Nostro glorioso predecessore si addormentò nel sonno dei giusti e Noi
dopo breve tempo dalla sua morte, per arcana disposizione della divina pietà,
salimmo sul trono di san Pietro, molti di essi - ciò non Ci è sfuggito - hanno
espresso parlando o scrivendo sentimenti pieni di ossequio e di grande
elevatezza. Da questo atteggiamento - vi confessiamo
apertamente - abbiamo concepito una speranza, che il tempo non rapisce, che Ci
si trasforma talvolta in presagio e che Ci consola nella dura e aspra fatica
del ministero universale.
17. La grandezza del lavoro,
che converrà intraprendere con fervore per la gloria del benignissimo
Redentore e per la salvezza delle anime non vi
sgomenti, o dilettissimi, ma vi stimoli, facendovi
confidare nell'aiuto divino: le opere grandi generano più robuste virtù,
producono meriti più splendidi. Gli sforzi con cui i nemici a schiere serrate
cercano di abbattere lo scettro di Cristo siano di
incitamento, perché con concordi intenti curiamo lo stabilimento e
l'avanzamento di questo regno. Nulla di più felice può toccare agli individui,
alle famiglie, alle nazioni, che obbedire all'Autore dell'umana salute,
eseguire i suoi mandati, accettare il suo regno, nel quale diventiamo liberi e
ricchi di buone opere: «regno di verità e di vita, regno di santità e di
grazia, regno di giustizia, di amore e di pace».5
Augurando di cuore che voi e il gregge spirituale, al cui bene provvedete come solerti
pastori, progrediate sempre verso mete migliori e più alte, e che anche dalla
presente solenne celebrazione raccogliate fecondi proventi di virtù, vi
impartiamo la benedizione apostolica, attestato della Nostra benevolenza.
Roma, presso San Pietro, festa di Tutti i santi 1939, anno
I del Nostro pontificato.
PIO PP. XII
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