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1. Non Ci mancano certamente
motivi di sommo dolore e al tempo stesso d'immensa letizia. Da una parte Ci si
offre lo spettacolo delle moltitudini che in questo anno
giubilare da ogni contrada della terra accorrono a Roma, e quivi rendono
un'insigne testimonianza di fede concorde, di fraterna unione, di pietà
ardente, in tal numero quale, nel corso dei secoli, questa nobile città, che
tanti celeberrimi avvenimenti ha conosciuto finora, non vide mai. E Noi con amorosa sollecitudine accogliamo queste
moltitudini senza numero confortandole con paterne esortazioni e proponendo
loro nuovi e fulgidi esempi di santità, le richiamiamo, non senza copiosi
frutti, sulla via del rinnovamento dei costumi e alla perfezione della vita
cristiana.
2. D'altra parte
le presenti condizioni sociali dei popoli si presentano tali al Nostro
sguardo da suscitare in Noi le più vive preoccupazioni e ansietà. Molti
discutono, scrivono e parlano sul modo di arrivare finalmente alla tanto
desiderata pace. Se non che i principi che devono
costituire la sua solida base da alcuni sono trascurati, o apertamente
ripudiati. Infatti in non pochi paesi non la verità ma
la falsità viene presentata sotto una certa veste di ragione; non l'amore, non
la carità viene favorita, ma si insinua l'odio e la rivalità piena di livore;
non si esalta la concordia dei cittadini, ma si provocano i turbamenti e il
disordine. Ma, come i sinceri e benpensanti riconoscono, in questa maniera né si possono giustamente risolvere i problemi che in accese
discussioni ancora separano le nazioni, né le classi proletarie possono essere
indirizzate, come è necessario, verso un avvenire migliore. L'odio infatti non ha mai generato nulla di buono, nulla la
menzogna, nulla i disordini. Occorre senza dubbio sollevare il popolo bisognoso
a uno stato degno dell'uomo; ma non con la forza, non
con le agitazioni, bensì con giuste leggi. Occorre certamente eliminare al più
presto tutte le controversie che dividono e separano i popoli, sotto gli
auspici della verità e la guida della giustizia.
3. Mentre il cielo si offusca
di oscure nubi, Noi, che abbiamo sommamente a cuore la
libertà, la dignità e la prosperità di tutte le nazioni, non possiamo non
ritornare ad esortare caldamente tutti i cittadini e i loro governanti alla
pace e alla concordia. Rammentino tutti che cosa apporti la guerra, come
purtroppo sappiamo per esperienza: rovine, morte e ogni genere di miseria. Col
progredire del tempo la tecnica ha introdotto e apprestato tali armi, micidiali
e inumane, che possono sterminare non soltanto gli eserciti e le flotte, non
soltanto le città, i paesi e i villaggi, non soltanto gli inestimabili tesori
della religione, dell'arte e della cultura, ma persino fanciulli
innocenti con le loro madri, gli ammalati e i vecchi indifesi. Tutto ciò che di bello, di buono, di santo ha prodotto il genio
umano, tutto o quasi può essere annientato. Se pertanto la guerra,
soprattutto oggi, si presenta ad ogni osservatore onesto come qualcosa di
sommamente terrificante e letale, è da sperare che - mediante lo sforzo di
tutti i buoni e in special modo dei reggitori dei popoli - siano allontanate le
oscure e minacciose nubi, che sono tuttora causa di trepidazione, e risplenda
alla fine tra le genti la vera pace.
4. Tuttavia, conoscendo che
«ogni buon dato e ogni dono perfetto viene dall'alto, scendendo dal Padre dei
lumi » (cf. Gc 1,17),
riteniamo opportuno, venerabili fratelli, di indire
nuovamente pubbliche preghiere e suppliche per impetrare e conseguire la
concordia tra i popoli. Sarà cura del vostro zelo pastorale non solo di
esortare le anime a voi affidate a elevare a Dio
ferventi preghiere, ma altresì di incitarle a pie opere di penitenza e di
espiazione, con cui possa essere soddisfatta e placata la maestà del Signore
offesa da tanti gravi delitti pubblici e privati.
5. E
mentre, conforme al vostro ufficio, darete notizia ai fedeli di questo Nostro
paterno invito, ricordate loro nuovamente da quali principi scaturisca una
giusta e durevole pace e per quali vie convenga perseguirla e consolidarla.
Essa invero, come ben sapete, si può ottenere soltanto dai principi e dalle
norme dettate da Cristo e messe in pratica con sincera pietà. Tali principi e
tali norme infatti richiamano gli uomini alla verità,
alla giustizia e alla carità; pongono un freno alle loro cupidigie; obbligano i
sensi a obbedire alla ragione; muovono questa a obbedire a Dio; fanno sì che
tutti, anche coloro che governano i popoli, riconoscano la libertà dovuta alla
religione, la quale, oltre allo scopo precipuo di condurre le anime alla eterna
salvezza, ha anche quello di tutelare e progettare i fondamenti stessi dello
stato.
6. Da ciò che abbiamo finora
detto è facile dedurre, venerabili fratelli, quanto siano
lontani dal procurare una vera e sicura pace coloro che calpestano i sacrosanti
diritti della chiesa cattolica; proibiscono ai suoi ministri di compiere
liberamente il loro ufficio, condannandoli anche al carcere e all'esilio;
impediscono o addirittura proscrivono e distruggono le accademie, le scuole e
gli istituti di educazione che sono retti secondo le norme cristiane; infine,
travolgono con errori, calunnie e ogni genere di turpitudini il popolo,
specialmente la tenera gioventù, dalla integrità dei costumi, dalla virtù e
dall'innocenza verso gli allettamenti dei vizi e la corruzione.
7. Ed è chiaro ancora quanto vadano lontani dal vero coloro che insidiosamente lanciano
contro questa sede apostolica e la chiesa cattolica l'accusa di volere una
nuova conflagrazione. In realtà non sono mai mancati, né nei tempi antichi né
in quelli a noi più vicini, coloro che hanno tentato di soggiogare i popoli con
le armi; però Noi mai abbiamo desistito dal promuovere una vera pace; la chiesa
non con le armi, ma con la verità desidera conquistare i popoli ed educarli alla virtù e al retto vivere sociale. Infatti «le armi della nostra milizia non sono carnali, ma
potenti in Dio » (2Cor 10,4).
8. Occorre che insegniate
tutto ciò con franchezza; poiché allora soltanto quando cioè
i comandamenti cristiani saranno posti al sicuro e informeranno la vita privata
e pubblica, sarà lecito sperare che, composti gli umani dissidi, le varie
classi dei cittadini, i popoli e le genti si uniscano in fraterna concordia.
9. Le nuove pubbliche
preghiere implorino da Dio che questi Nostri ardenti voti siano
appagati; in modo che, con l'aiuto della grazia divina, non solo con virtù
cristiana siano in tutti rinnovati i costumi, ma anche le relazioni tra i
popoli siano al più presto talmente ordinate, da procurare alle singole
nazioni, frenata la cieca cupidigia di dominare sugli altri, la debita libertà;
debita libertà da concedersi e alla santa religione e a tutti i suoi figli
secondo i diritti divini e umani.
10. Con questa fiducia,
impartiamo di cuore a voi tutti, venerabili fratelli, al vostro clero e ai
fedeli, e a tutti quelli che in modo speciale asseconderanno prontamente queste
Nostre esortazioni, la benedizione apostolica, auspicio delle grazie divine e
della Nostra paterna benevolenza.
Roma, presso San Pietro, 19 luglio dell'anno 1950, XII del
Nostro pontificato.
PIO PP. XII
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