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No, venerabili fratelli, la salvezza non viene ai popoli dai mezzi
esterni, dalla spada, che può imporre condizioni di pace, ma non crea la pace.
Le energie, che devono rinnovare la faccia della terra, devono procedere
dall'interno, dallo spirito. Il nuovo ordine del mondo, la vita nazionale e
internazionale, una volta cessate le amarezze e le crudeli lotte presenti, non
dovrà più riposare sulla infida sabbia di norme mutabili
ed effimere, lasciate all'arbitrio dell'egoismo collettivo e individuale. Esse
devono piuttosto appoggiarsi sull'inconcusso fondamento, sulla roccia
incrollabile del diritto naturale e della divina rivelazione. Ivi il
legislatore umano deve attingere quello spirito di equilibrio,
quell'acuto senso di responsabilità morale, senza cui
è facile misconoscere i limiti tra il legittimo uso e l'abuso del potere.
Solamente così le sue decisioni avranno interna consistenza, nobile dignità e
sanzione religiosa, e non saranno alla mercé dell'egoismo e della passione. Se
è vero che i mali di cui soffre l'umanità odierna provengono in parte dallo
squilibrio economico e dalla lotta degli interessi per una più equa
distribuzione dei beni che Dio ha concessa all'uomo
come mezzi per il suo sostentamento e il suo progresso, non è men vero che la loro radice è più profonda e interna,
poiché tocca le credenze religiose e le convinzioni morali pervertitesi con il
progressivo distaccarsi dei popoli dall'unità di dottrina e di fede, di costumi
e di morale, una volta promossa dall'opera indefessa e benefica della chiesa.
La rieducazione dell'umanità, se vuole sortire qualche effetto, deve essere
soprattutto spirituale e religiosa: deve, quindi, muovere da Cristo come da suo
fondamento indispensabile, essere attuata dalla giustizia e coronata dalla
carità.
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