62.
Compiere quest'opera di rigenerazione,
adattando i suoi mezzi alle mutate condizioni dei tempi e ai nuovi bisogni del
genere umano, è ufficio essenziale e materno della chiesa. La predicazione
dell'evangelo, affidatale dal suo divino Fondatore, nella quale vengono inculcate agli uomini la verità, la giustizia e la
carità, e lo sforzo di radicarne saldamente i precetti negli animi e nelle
coscienze, sono il più nobile e più fruttuoso lavoro in favore della pace.
Questa missione, nella sua grandiosità, sembrerebbe dover scoraggiare i cuori
di coloro che formano la chiesa militante. Ma l'adoprarsi alla diffusione del regno di Dio, che ogni
secolo compì in vari modi, con diversi mezzi, con molteplici e dure lotte, è un
comando a cui è obbligato chiunque sia stato strappato dalla grazia del Signore
alla schiavitù di satana e chiamato nel battesimo ad essere cittadino di quel
regno. E se appartenere ad esso, vivere conforme al
suo spirito, lavorare al suo incremento e rendere accessibili i suoi beni anche
a quella parte dell'umanità che ancora non ne fa parte, ai giorni nostri
equivale a dover affrontare impedimenti e opposizioni vaste, profonde e
minuziosamente organizzate, come mai prima, ciò non dispensa dalla franca e
coraggiosa professione di fede, ma incita piuttosto a tener fermo nella lotta,
anche a prezzo dei massimi sacrifici. Chi vive dello spirito di Cristo non si lascia abbattere dalle difficoltà che si oppongono,
anzi si sente spinto a lavorare con tutte le sue forze e con piena fiducia in
Dio; non si sottrae alle strettezze e necessità dell'ora, ma ne affronta le
durezze pronto al soccorso, con quell'amore che non
rifugge dal sacrificio, è più forte della morte, e non si lascia spegnere dalle
impetuose acque della tribolazione.
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