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Quando si deve con tristezza osservare la sproporzione tra il numero e
i compiti dei sacerdoti, quando vediamo verificarsi anche oggi la parola del
Salvatore: «La messe è molta, gli operai sono pochi» (Mt 9,37; Lc 10,2), la
collaborazione dei laici all'apostolato gerarchico, numerosa, animata da
ardente zelo e generosa dedizione, appare un prezioso ausilio all'opera dei
sacerdoti e mostra possibilità di sviluppo che legittimano le più belle
speranze. La preghiera della chiesa al Signore della messe,
perché mandi operai nella sua vigna (cf. Mt 9,38; Lc 10,2) è stata
esaudita in maniera conforme alle necessità dell'ora presente, e felicemente
supplisce e completa le energie, spesso impedite e insufficienti,
dell'apostolato sacerdotale. Una fervida falange di uomini
e di donne di giovani e di giovinette, ubbidendo alla voce del sommo pastore,
alle direttive dei loro vescovi, si consacra con tutto l'ardore dell'anima alle
opere dell'apostolato, per ricondurre a Cristo le masse di popolo che da lui
s'erano distaccate. Ad essi vada in questo momento,
così importante per la chiesa e l'umanità, il Nostro saluto paterno, il Nostro
commosso ringraziamento, la Nostra fiduciosa speranza. Essi hanno veramente
posto la loro vita e la loro opera sotto il vessillo
di Cristo re, e possono ripetere con il Salmista: «Al re io espongo le opere
mie» (Sal 44,1). «Venga il tuo regno» è non solamente
il voto ardente delle loro preghiere, ma anche la direttiva del loro operare.
In tutte le classi, in tutte le categorie, in tutti i gruppi questa
collaborazione del laicato con il sacerdozio rivela
preziose energie, a cui è affidata una missione che cuori nobili e fedeli non
potrebbero desiderare più alta e consolante. Questo lavoro apostolico, compiuto
secondo lo spirito della chiesa, consacra il laico quasi a «ministro di Cristo»
in quel senso che sant'Agostino così spiega: «O fratelli, quando udite il Signore che dice: "Dove sono io,
ivi sarà pure il mio ministro", non vogliate correre col pensiero soltanto
ai buoni vescovi e ai buoni chierici. Anche
voi, a modo vostro, dovete essere ministri di Cristo, vivendo bene, facendo
elemosine, predicando il suo nome e la sua dottrina a chi potrete, di modo che
ognuno, anche se padre di famiglia, riconosca di dovere, anche per tale titolo,
alla sua famiglia un affetto paterno. Per Cristo e per la vita eterna ammonisca
i suoi, li istruisca, li esorti, li rimproveri, loro dimostri
benevolenza, li contenga nell'ordine; così egli eserciterà in casa sua
l'ufficio di chierico e in certo qual modo di vescovo, servendo a Cristo, per
essere con lui in eterno».6
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