72. La
chiesa predica e inculca obbedienza e rispetto all'autorità terrena, che trae
da Dio la sua nobile origine, e si attiene all'insegnamento del divino Maestro,
che disse: «Date a Cesare quel che appartiene a Cesare» (Mt
22,21); non ha mire usurpatrici e canta nella sua liturgia: «Non rapisce i
regni terreni Colui che dà i regni celesti».7
Non deprime le energie umane, ma le eleva a tutto ciò che è magnanimo e
generoso e forma caratteri, che non transigono con la coscienza. Né essa, che rese civili i popoli, ha mai ritardato il
progresso dell'umanità, del quale anzi con materna fierezza si compiace e gode.
Il fine della sua attività fu dichiarato mirabilmente dagli angeli sulla culla
del Verbo incarnato, quando cantarono gloria a Dio e annunziarono pace agli
uomini di buona volontà (cf. Lc
2,14). Questa pace, che il mondo non può dare, è stata lasciata come eredità ai
suoi discepoli dallo stesso divino Redentore: «Vi lascio la pace, vi do la mia
pace» (Gv 14,27); e così seguendo la sublime dottrina
di Cristo, compendiata da lui medesimo nel duplice precetto dell'amore di Dio e
del prossimo, milioni di anime l'hanno conseguita, la
conseguono e la conseguiranno. La storia - chiamata
sapientemente da un sommo oratore romano «maestra della vita»8 - da
quasi duemila anni dimostra quanto sia vera la parola della Scrittura, che non
avrà pace chi resiste a Dio (cf. Gb 9,4). Poiché Cristo solo è la «pietra
angolare» (cf. Ef
2,20), sulla quale l'uomo e la società possono trovare stabilità e salvezza.
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