4.
Se Noi contempliamo sotto la luce dell'eternità gli eventi esterni e
gli interiori sviluppi degli ultimi quarant'anni e ne
misuriamo grandezze e deficienze, quella consacrazione universale a Cristo re
appare allo sguardo del Nostro spirito sempre più nel suo significato sacro,
nel suo simbolismo esortatore, nel suo scopo di purificazione e di elevazione, di irrobustimento e di difesa delle anime e
in pari tempo nella sua preveggente saggezza, mirante a guarire e nobilitare
ogni umana società e promuoverne il vero bene. Sempre più chiaramente Ci si
rivela come un messaggio di esortazione e di grazia di
Dio non solo alla sua chiesa, ma anche a un mondo, troppo bisognoso di
scuotimento e di guida, il quale, immerso nel culto del presente, si smarriva
sempre più e si esauriva nella fredda ricerca di terreni ideali; un messaggio a
un'umanità, la quale, in schiere sempre più numerose, si staccava dalla fede in
Cristo e più ancora dal riconoscimento e dall'osservanza della sua legge; un
messaggio contro una concezione del mondo, a cui la dottrina di amore e di
rinunzia del Sermone della montagna e la divina azione d'amore della croce
apparivano scandalo e follia. Come un giorno il precursore del Signore a coloro
che, cercando, interrogavano, proclamava: «Ecco l'Agnello di Dio» (Gv 1,29), per
ammonirli che l'aspettato delle genti (cf. Ag 2,8 Vg) dimorava, sebbene
ancora sconosciuto, in mezzo a loro; così il rappresentante di Cristo rivolgeva
scongiurando il suo grido potente: «Ecco il vostro
Re!» (Gv 19,14) ai rinnegatori,
ai dubbiosi, agli indecisi, agli esitanti, i quali o rifiutavano di seguire il
Redentore glorioso, sempre vivente e operante nella sua chiesa, o lo seguivano
con noncuranza e lentezza.
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