6. Venerabili
fratelli! vi può essere dovere più grande e più
urgente di «annunziare ... le inscrutabili ricchezze
di Cristo» (Ef 3,8) agli uomini del nostro tempo? E
vi può essere cosa più nobile che sventolare il vessillo del Re davanti ad essi, che hanno seguìto e seguono
bandiere fallaci, e riguadagnare al vittorioso vessillo della croce coloro che
l'hanno abbandonato? Quale cuore non dovrebbe bruciare ed essere spinto al
soccorso, alla vista di tanti fratelli e sorelle, che in seguito a errori, passioni, incitamenti e pregiudizi si sono
allontanati dalla fede nel vero Dio, e si sono distaccati dal lieto e salvifico
messaggio di Gesù Cristo? Chi appartiene alla milizia
di Cristo - sia ecclesiastico, sia laico - non dovrebbe forse sentirsi spronato
e incitato a maggior vigilanza, a più decisa difesa, quando vede aumentar
sempre più le schiere dei nemici di Cristo, quando s'accorge che i portaparola di queste tendenze, rinnegando o non curando in
pratica le vivificatrici verità e i valori contenuti nella fede in Dio e in
Cristo, spezzano sacrilegamente le tavole dei comandamenti di Dio per
sostituirle con tavole e norme dalle quali è bandita
la sostanza etica della rivelazione del Sinai, lo spirito del Sermone della
montagna e della croce? Chi potrebbe senza profondo accoramento osservare come
questi deviamenti maturino un tragico raccolto tra coloro che, nei giorni della
quiete e della sicurezza, si annoveravano tra i seguaci di Cristo, ma che -
purtroppo, cristiani più di nome che di fatto -
nell'ora in cui bisogna resistere, lottare, soffrire, affrontare le persecuzioni
occulte o palesi, divengono vittime della pusillanimità, della debolezza,
dell'incertezza e, presi da terrore di fronte ai sacrifici imposti dalla loro
professione cristiana, non trovano la forza di bere il calice amaro dei fedeli
di Cristo?
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