7. In
queste condizioni di tempo e di spirito, venerabili fratelli, possa l'imminente
festa di Cristo re, in cui vi sarà pervenuta questa
Nostra prima enciclica, essere un giorno di grazia e di profondo rinnovamento e
risveglio nello spirito del regno di Cristo. Sia un giorno, in cui la
consacrazione del genere umano al Cuore divino, la quale dev'essere
celebrata in modo particolarmente solenne, riunisca
presso il trono dell'eterno Re i fedeli di tutti i popoli e di tutte le nazioni
in adorazione e in riparazione, per rinnovare a lui e alla sua legge di verità
e di amore il giuramento di fedeltà ora e sempre. Sia un giorno di grazia per i
fedeli, in cui il fuoco, che il Signore è venuto a portare sulla terra, si
sviluppi in fiamma sempre più luminosa e pura. Sia un giorno
di grazia per i tiepidi, gli stanchi, gli annoiati, e nel loro cuore, divenuto
pusillanime, maturino nuovi frutti di rinnovamento di spirito, e di
rinvigorimento d'animo. Sia un giorno di grazia anche per coloro
che non hanno conosciuto Cristo o che l'hanno perduto; un giorno in cui
si elevi al cielo da milioni di cuori fedeli la preghiera: «La luce che
illumina ogni uomo che viene a questo mondo» (Gv 1,9)
possa rischiarare loro la via della salute e la sua grazia possa suscitare nel
cuore inquieto degli erranti la nostalgia verso i beni eterni, nostalgia che
spinga al ritorno a colui, che dal doloroso trono della croce ha sete anche
delle loro anime e desiderio cocente di divenire anche per esse
«via, verità e vita» (Gv 14,6).
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