15.
Come vicario di Colui, il quale in un'ora decisiva, dinanzi al
rappresentante della più alta autorità terrena di allora, pronunziò la grande parola: «Io sono nato e venuto al mondo per render
testimonianza alla verità; chiunque sta per la verità ascolta la mia voce» (Gv 18,37), Noi di nulla Ci sentiamo più debitori al Nostro
ufficio, e anche al nostro tempo, come di «rendere testimonianza alla verità».
Questo dovere, adempiuto con apostolica fermezza, comprende necessariamente
l'esposizione e la confutazione di errori e di colpe
umane, che è indispensabile conoscere, perché sia possibile la cura e la
guarigione: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Nell'adempimento di questo Nostro dovere, non Ci
lasceremo influenzare da terrene considerazioni, né Ce ne tratterremo per
diffidenze e contrasti, per rifiuti e incomprensioni, né per timore di
misconoscimenti e di false interpretazioni. Ma lo faremo sempre animati da
quella paterna carità che, mentre soffre dei mali che travagliano i figli,
indica loro il rimedio, sforzandoCi cioè di imitare il
divino modello dei pastori, il buon pastore Gesù, che
è luce insieme e amore: «Seguendo il vero con amore» (Ef
4,15).
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