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Le dame della corte reale sono intente a
diversi lavori
donneschi: Sara, duchessa di Nottingham, siede in un
canto sola, taciturna, cogli occhi immobili su di un
libro, ed aspersi di lagrime.
DAME
(fra loro, ed osservando la duchessa)
Geme!... Pallor funereo
le sta dipinto in volto!
Un duolo, un duol terribile
ha certo in cor sepolto.
Sara? Duchessa? Oh! scuotiti...
(accostandosi ad essa)
Ragione ascolta omai.
Onde la tua mestizia?
SARA
Mestizia in me!
DAME
Non hai
sul ciglio ancor la lagrima?
SARA
(Ah! mi tradisce il cor!)
Lessi dolente istoria...
Piangea... di Rosamonda.
DAME
Chiudi la trista pagina
che il tuo dolor seconda.
SARA
Il mio dolor!...
DAME
Sì; versalo
dell'amistade in seno.
SARA
Ladi, e credete?...
DAME
Ah! fidati
SARA
Io?... No... Son lieta appieno.
(sciogliendo un forzato sorriso)
DAME
(È quel sorriso infausto
più del suo pianto ancor.)
SARA
(All'afflitto è dolce il pianto...
È la gioia che gli resta...
Una stella a me funesta
anche il pianto mi vietò.
Della tua più cruda, oh quanto,
Rosamonda, è la mia sorte!
Tu peristi d'una morte...
Io vivendo ognor morrò.)
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