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ROBERTO
Donna reale, a' piedi tuoi...
ELISABETTA
Roberto...
Conte, sorgi, lo impongo.
Gli sguardi di Roberto errano in traccia di Sara; ella,
piena di smarrimento, cerca evitarli.
(a Cecil)
Il voler mio
noto in breve farò. Signori, addio.
Tutti si ritirano, tranne Roberto.
In sembianza di reo tornasti dunque
al mio cospetto! E me tradire osavi?
E insidiar degli avi
a questo crine il serto!
ROBERTO
Il petto mio
Pieno di cicatrici,
che il brando vi lasciò de' tuoi nemici,
per me risponda.
ELISABETTA
Ma l'accusa?...
ROBERTO
E quale?...
Domata in campo la ribelle schiera,
col vinto usai clemenza; ecco la colpa,
onde al suo duce innalza un palco infame
d'Elisabetta il cenno!
ELISABETTA
Il cenno mio
differì, sconoscente,
la tua sentenza; il cenno mio ti lascia
in libertade ancor. Ma che
favelli
di palco! A te giammai questa mia destra
schiuder non può la tomba.
Quando chiamò la tromba
i miei guerrieri ad espugnar le torri
della superba Cadice, temesti
che la rovina macchinar potesse
di te lontano, atroce, invida rabbia:
ti porsi questo anello
(accennando una gemma che Roberto ha in dito)
e ti parlai
la parola dei re, che ad ogni evento
offrirlo agli occhi miei, di tua salvezza
pegno sarebbe... Ah! col pensiero io torno
a stagion più ridente!
Allora i giorni miei
scorrean soavi al par d'una speranza...
Oh, giorni avventurati! oh, rimembranza!
Un tenero core mi rese felice:
provai quel contento che labbro non dice...
un sogno d'amore la vita mi parve...
ma il sogno disparve disparve quel cor!
ROBERTO
(Indarno la sorte un trono m'addita;
per me di speranze non ride la vita,
per me l'universo è muto, deserto,
le gemme del serto non hanno splendor.)
ELISABETTA
Non favelli? È dunque vero!
Sei cangiato?
(in tuono di rimprovero, in cui traspira
tutta la sua tenerezza)
ROBERTO
No... che dici!...
Parla un detto, ed il guerriero
sorge, e fuga i tuoi nemici.
D'obbedienza, di valore
prove avrai.
ELISABETTA
(Ma non d'amore!)
Vuoi pugnar! ma di':
non pensi
(con simulata calma, e fissando in Roberto uno
sguardo scrutatore)
che bagnar faresti un ciglio
qui di pianto?
ROBERTO
(Ahimè, quai sensi!)
ELISABETTA
Che l'idea del tuo periglio
palpitar farebbe un core?
ROBERTO
Palpitar?...
ELISABETTA
Di tal, che amore
teco strinse.
ROBERTO
Ah! dunque sai?...
(Ciel, che dico!...)
ELISABETTA
Ebben? Finisci:
(reprimendosi appena)
l'alma tua mi svela ormai.
Che paventi?... Ardisci, ardisci,
noma pur la tua diletta...
All'altare io vi trarrò.
ROBERTO
Mal ti apponi...
ELISABETTA
(O mia vendetta!...)
E non ami? Bada!
(atteggiandosi di terribile maestà)
ROBERTO
Io?... NO.
ELISABETTA
(Un lampo, un lampo orribile
agli occhi miei splendea!...
No, dal mio sdegno vindice
fuggir non può la rea.
Morrà l'infido, il perfido,
morrà di morte acerba,
e la rival superba
punita in lui sarà.)
ROBERTO
(D'orrendo precipizio
il piè sull'orlo è giunto!
Dal ferro del carnefice
or mi divide un punto!
Cadrò, ma sola vittima
del suo fatal sospetto...
Con me l'arcano affetto
e morte, e tomba avrà.)
Elisabetta rientra ne' suoi appartamenti.
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