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Roberto è rimasto in profondo silenzio; immobile, collo
sguardo fiso al suolo.
NOTTINGHAM
(abbracciandolo)
Roberto...
ROBERTO
Che!... fra le tue braccia!...
(balza indietro, come respinto da ignoto potere)
NOTTINGHAM
Estremo
pallor ti siede in fronte! Ah! forse?... Io tremo
d'interrogarti!
ROBERTO
Ancor la mia sentenza
non proferi colei; ma nel tremendo
sguardo le vidi folgorar la brama
del sangue mio...
NOTTINGHAM
Non proseguir... D'ambascia
l'anima ho piena, e di spavento!
ROBERTO
Ah! lascia
che il mio destin si compia; e nelle braccia
di cara sposa un infelice obblia.
NOTTINGHAM
Che parli?... Ahi, fera sorte!
Né amico, né consorte
lieto mi volle!
ROBERTO
Oh! narra...
NOTTINGHAM
Un arcano martir di Sara i giorni
attrista, e la conduce
lentamente alla tomba.
ROBERTO
(Oh ciel!... pentita
sarìa quella spergiura?...)
NOTTINGHAM
E qual ferita
che tocca s'inasprisce, il suo tormento
col ragionarne a lei divien più crudo!
ROBERTO
(È rea, ma sventurata!...)
NOTTINGHAM
Ieri, taceva il giorno,
quando pria dell'usato al mio soggiorno
mi trassi, e nelle stanze
ove solinga ella restar si piace,
mossi repente... Un suono
di taciti singulti appo la soglia
m'arrestò non veduto. Essa fregiava
d'aurate fila una cerulea fascia,
ma spesso l'opra interrompea col pianto,
e invocava la morte.
ROBERTO
(Ancor m'affida
un raggio di speranza!...)
NOTTINGHAM
Io mi ritrassi...
avea l'alma in tumulto... avea
la mente
così turbata, che sembrami demente.
Forse in quel cor sensibile
si fe' natura il pianto:
di sua fatal mestizia
anch'io son preda intanto,
anch'io mi struggo in lagrime...
Ed il perché non so.
Talor mi parla un dubbio,
una gelosa voce...
ma la ragion sollecita
sperde il sospetto atroce,
nel puro cor degli angioli
la colpa entrar non può.
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