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Salvatore Cammarano
Roberto Devereux

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  • ATTO PRIMO
    • Scena settima. Cecil, gli altri Lord del parlamento e detti
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Scena settima. Cecil, gli altri Lord del parlamento e detti

 

CECIL
Duca, vieni: a conferenza
la regina i Pari invita.

NOTTINGHAM
Che si vuole?

CECIL
(a voce bassa)
Una sentenza
troppo a lungo differita.
(volgendo a Roberto un'occhiata feroce)

NOTTINGHAM
Vengo. Amico...
(porge la destra a Roberto come in atto d'accommiatarsi:
è commosso vivamente, e però lo bacia, ed abbraccia
con tutta l'effusione dell'amicizia)

ROBERTO
Sul tuo ciglio
una lagrima spuntò!...
M'abbandona al mio periglio...
Tu lo déi!

NOTTINGHAM
Salvar ti vo'.
Qui ribelle ognun ti chiama,
ti sovrasta un fato orrendo;
l'onor tuo sol io difendo...
Terra, e ciel m'ascolterà.
Ch'io gli serbi e vita e fama
deh! concedi, o sommo Iddio;
parla tu sul labbro mio,
santa voce d'amistà!

CECIL e CORO
(Quel superbo il giusto fio
de' suoi falli pagherà.)

ROBERTO
(Lacerato al par del mio
sulla terra un cor non v'ha!)

Parte. Nottingham e Coro escono per altra via.

Appartamenti della duchessa, nel palazzo Nottingham. In
prospetto verone, che risponde sul giardino: da un canto
tavola, su cui un doppiere acceso ed una ricca cesta.




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