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Salvatore Cammarano
Roberto Devereux

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  • ATTO PRIMO
    • Scena nona. Roberto, chiuso in lungo mantello, e Sara
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Scena nona. Roberto, chiuso in lungo mantello, e Sara

 

ROBERTO
Una volta, crudel, m'hai pur concesso
venirne a te!... Spergiura! Traditrice!
Perfida!... E qual v'ha nome
d'oltraggio e di rampogna
che tu non merti?

SARA
Ascolta. Eri già lunge,
quando si chiuse la funerea pietra
sul padre mio. Rimasta
orfana e sola: d'un appoggio hai d'uopo,
la regina mi disse, a liete nozze
ti serbo.

ROBERTO
E tu?

SARA
M'opposi. Or dimmi, aggiunse,
forse nel chiuso petto
nudri fiamma d'amor? L'ascoso affetto
svelar poteva, e segno
farti al tremendo suo furor? Le chiesi,
ma indarno il vel... fui tratta
al talamo... Che dico?
A supplizio di morte!

ROBERTO
Oh ciel!...

SARA
Felice,
quant'io noi son, fato miglior ti renda...
alla regina il core
volgi Roberto, e tremino gli audaci
che a te fan guerra...

ROBERTO
Oh! taci...
Spento all'amor son io.

SARA
Sciagura estrema!
Sebben da cruda gelosia trafitta,
sperai... La gemma che in tua man risplende
era memoria e pegno
dell'affetto real...

ROBERTO
Pegno d'affetto?
Non sai!... Pur si distrugga il tuo sospetto
(gettando l'anello sulla tavola)
mille volte per te darei la vita.

SARA
Roberto... ultimo accento
Sara ti parla, ed osa
una grazia pregar.

ROBERTO
Chiedimi il sangue...
Per te fia sparso, o mio perduto bene.

SARA
Viver devi, e fuggir da queste arene.

ROBERTO
Il vero intesi?... Ah! parmi,
parmi sognar!

SARA
Se m'ami,
per sempre déi lasciarmi.

ROBERTO
Per sempre! e tu lo brami!...
Può a questo segno ingrato
esser di Sara il cor?
Son l'odio tuo!...

SARA
Spietato!...
Ardo per te d'amor.
Da che tornasti, ahi, misera!
in questo debil core
del mal sopito incendio
si ridestò l'ardore...
Ah! parti, ah! vanne, ah! Fuggimi...
Cedi alla sorte acerba...
A te la vita serba,
serba l'onore a me.

ROBERTO
Dove son io?... Quai smanie!...
Fra vita, e morte ondeggio!...
Tu m'ami, e deggio perderti!...
M'ami, e fuggir ti deggio!..
Poter dell'amicizia,
prestami tu vigore;
ché d'un mortale in core
tanta virtù non è.
Sara è a piè di lui piangente e supplichevole.
Tergi le amare lagrime...
(sollevandola)
Si, fuggirò.

SARA
Lo giura.
(Roberto protende la destra in atto di giuramento)
E quando?

ROBERTO
Allor che tacita
avrà la notte oscura
un'altra volta in cielo
disteso il tetro velo.
Or non potrei, che fulgido
il primo albor già sorge...

SARA
Ah! qual periglio!... Involati...
Se alcuno escir ti scorge!...

ROBERTO
Oh, fero istante!...

SARA
Un ultimo
pegno d'infausto amore
con te ne venga...
(levando dalla cesta una sciarpa azzurra,
trapunta d'oro)

ROBERTO
Ah! porgilo...
Qui, sul trafitto core...

SARA
Vanne... di me rammentati
sol quando preghi il ciel:
addio...

ROBERTO
Per sempre...

SARA
Oh spasimo!...

ROBERTO e SARA
Oh, reo destin crudel!... Questo addio
fatale, estremo è un abisso di tormenti... Le mie lagrime
cocenti più del ciglio, sparge il cor. Ah! mai più non ci
vedremo... Ah! mai più: morir mi sento... Si racchiude in
questo accento una vita di dolor.

Roberto parte. Sara si ritira.




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