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ELISABETTA
(Ecco l'indegno!...)
Ad un segno di Elisabetta Gualtiero e le guardie si
ritirano.
Appressati...
ergi l'altera fronte.
Che dissi a te? Rammentalo.
Ami, ti dissi, o conte?
No: rispondesti... Un perfido,
un vile, un mentitore
tu sei... del tuo mendacio
il muto accusatore guarda,
e sul cor ti scenda
fero di morte un gel.
(gli mostra la sciarpa)
NOTTINGHAM
(riconoscendola)
(Che!...)
Roberto osservando la sorpresa di Nottingham è preso
da tremore.
ELISABETTA
Tremi alfine.
NOTTINGHAM
(Orrenda
luce balena...)
ROBERTO
(Oh ciel!...)
ELISABETTA
Alma infida, ingrato core,
ti raggiunse il mio furore.
Pria che ardesse fiamma rea
nel tuo petto a me nemico,
pria d'offender chi nascea
dal tremendo ottavo Enrico,
scender vivo nel sepolcro
tu dovevi, o traditor.
NOTTINGHAM
(Non è ver... delirio è questo
sogno orribile funesto!
No, giammai d'un uomo il core
tanto eccesso non accolse...
Pur... si covre di pallore!
Ahi! che sguardo a me rivolse!
Cento colpe mi disvela
quello sguardo, e quel pallor!)
ROBERTO
(Mi sovrasta il fato estremo!
Pur di me, di me non tremo...
Della misera il periglio
tutto estinse il mio coraggio...
Di costui nel torvo ciglio
folgorò sanguigno raggio!
Ahi! quel pegno sciagurato
fu di morte, e non d'amor!)
NOTTINGHAM
(con trasporto di cieco furore)
Scellerato!... malvagio!... e chiudevi
tal perfidia nel core sleale?...
E tradir sì vilmente potevi?...
La regina?
(ripiegando)
ROBERTO
(Supplizio infernale!...)
NOTTINGHAM
Ah! la spada, la spada un istante
al codardo, all'infame sia resa...
Ch'ei mi cada trafitto alle piante...
Ch'io nel sangue deterga l'offesa...
ELISABETTA
O mio fido! E tu fremi, tu pure
dell'oltraggio che a me fu recato!
(a Roberto)
Io favello: m'ascolta. La scure
già minaccia il tuo capo esecrato:
qual si noma l'ardita rivale
di' soltanto, e lo giuro, vivrai.
Nottingham affigge in Roberto gli occhi pieni
di orrenda ansietà. Un istante di silenzio.
Parla, ah! parla.
NOTTINGHAM
(Momento fatale!)
ROBERTO
Pria la morte.
ELISABETTA
Ostinato! E l'avrai.
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