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Salvatore Cammarano
Roberto Devereux

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  • ATTO TERZO
    • Scena terza. Nottingham e Sara
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Scena terza. Nottingham e Sara

 

SARA
(Il duca!...)

NOTTINGHAM
(resta immobile presso il limitare, con gli occhi
terribilmente fissi in quelli di Sara)

SARA
(Qual torvo sguardo!...)

NOTTINGHAM
Un foglio avesti.

SARA
(Oh, cielo!)

NOTTINGHAM
Sara, vederlo io voglio.

SARA
Sposo!...

NOTTINGHAM
Sposo! Lo impongo: a me quel foglio.

In tuono che non ammette repliche. Sara gli porge con
tremula mano lo scritto di Essex.

SARA
(Perduta son!)
Il duca legge.

NOTTINGHAM
Tu dunque
puoi dal suo capo allontanar la scure!
Una gemma ti die'! Quando? Fra l'ombre
della trascorsa notte, allor che pegno
d'amor sul petto la tua man gli pose
sciarpa d'oro contesta?

SARA
Oh, folgore tremenda, inaspettata!...
Già tutto è noto a lui!...

NOTTINGHAM
Sì, scellerata!
Nol sai, che un nume vindice
hanno i traditi in cielo?
Egli con man terribile
frange alle colpe il velo!...
Spergiura, in me paventalo
quel braccio punitor.

SARA
M'uccidi.

NOTTINGHAM
Attendi, o perfida:
vive Roberto ancor.
Io per l'amico in petto
fraterno amor serbava:
come celeste oggetto
io la consorte amava:
avrei per loro, impavido,
sfidato affanni, e morte...
Chi mi tradisce? Ahi, misero!
l'amico e la consorte!
Stolta! che giova il piangere?...
Sangue, non pianto io vo'.

SARA
Tanta il destin fremente
dunque ha su noi possanza!
Può dunque l'innocente
di reo vestir sembianza!
O tu, cui dato è leggere
in questo cor pudico,
tu, Dio clemente, accertalo
ch'empio non è l'amico,
che d'un pensier, d'un palpito
tradito io mai non l'ho.
Odesi lugubre marcia.
Non rimbomba un suon ferale!...
Ah!

Scorgesi Essex passar di lontano, circondato dalle guardie.

NOTTINGHAM
(con esultanza)
Lo traggono alla torre.

SARA
Fero brivido mortale
per le vene mi trascorre!...
Il supplizio a lui si appresta!
L'ora... ahi! l'ora è già vicina!...
Dio, m'aita!...

NOTTINGHAM
Iniqua, arresta!
(afferrandole un braccio)
Ove corri?

SARA
Alla regina

NOTTINGHAM
Di salvarlo hai speme ancora!...

SARA
Lascia...
(cercando liberarsi)

NOTTINGHAM
Oh rabbia!... Ed osi?... Olà?
Compariscono le guardie del palazzo ducale.
A costei la mia dimora sia prigione.

SARA
(con grido disperato)
Oh ciel!...
(cadendo alle ginocchia di lui)
Pietà...
All'ambascia ond'io mi struggo
dona, ah! dona un solo istante...
Io lo giuro, a te non fuggo,
riedo in breve alle tue piante...
Cento volte allor, se vuoi,
me trafiggi a' piedi tuoi,
benedir m'udrai morente
quella man che mi ferì.

NOTTINGHAM
Foco d'ira avvampa e strugge
questo cor da voi trafitto...
Ogni accento che ti sfugge,
ogni lagrima è un delitto...
Ah! supplizio troppo breve
è la morte ch'ei riceve.
Fia punita eternamente
l'alma rea che mi tradì.
Egli esce nel massimo furore. Sara cade svenuta.

Orrido carcere nella torre di Londra, destinata per ultima
dimora ai colpevoli condannati alla morte.




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