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Pietro Salatino
Buondelmonte

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  • ATTO PRIMO
    • Scena seconda. Irene, Tedaldo, Eleonora, e detti
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Scena seconda. Irene, Tedaldo, Eleonora, e detti

 

IRENE
Sì; vien di gioia alfine
al mio core un sorriso;
il mio diletto invano
portava il piè lontano: egli ritorna,
e sacra qui mi trova
alla promessa fede, al nostro affetto.
Leggerà nel mio sguardo
qual è per lui, quant'è l'amore ond'ardo.
Mio ben, deh! vieni a rendere
a questo sen la pace,
pura si vegga splendere
d'Imen la bella face.
La terra, il ciel sorridere
si vegga al nostro amor.
Non rieda più di palpiti
fra noi poter funesto;
al tuo venir dileguisi
fin l'ombra del dolor.

TEDALDO
Pensa ben che il tuo contento
rea cagione di tormento
forse ad altra diverrà.

CORO
Sei felice, o bella Irene.
Godi, esulta.

TEDALDO
Pensa.

IRENE
(a Tedaldo)
Ohimè!
Giorno quest'è di giubilo;
deh! non turbarmi il core;
non sorga idea che arrendersi
ei possa a quell'amore,
che primo lo ferì.

ELEONORA
Oh! scaccia dal petto quel vano sospetto
di tristo destino: l'Imene vicino
a tanto soffrire compenso darà.

IRENE
Ei venga, e d'Irene la calma sarà.
Egli udrà dal labbro mio
che l'amai costante ognora,
ch'io fedel son come allora
che piangendo mi lasciò.
E se udir da lui poss'io
che a me visse ognor costante,
scorderò da quell'istante
quanto affanno il cor provò.

ELEONORA e CORO
Chi di te diviene amante
come mai tradirti può?

TEDALDO
Non t'accenda quell'amante,
che ad un'altra amor giurò.




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