Scena terza. Chevreuse
e detti
CHEVREUSE
Per questa occulta via presso alle mura
della città si giunge, ivi t'aspetta
un rapido destriero. Andiam... T'affretta.
Mentre Chalais prende il cappello; egli esce il
primo
per !a porta segreta.
CHALAIS
(rapidamente)
Maria, se la vicina
ora squilla e non vieni, a morir teco
io riedo.
Segue Chevreuse.
MARIA
Infausto imene,
stringer volesti, o madre!
(con amarezza)
Ah! L'averti obbedita,
lo vedi, a me costar dovrà la vita!
(resta alquanto in silenzio; poi, colpita da un pensiero
cade in ginocchio ed i suoi occhi si riempiono di lagrime)
Havvi un Dio che in clemenza
volge il guardo all'infelice,
che dei figli l'obbedienza
scrive in cielo e benedice;
il suo braccio salvatore,
madre, invoca al mio favore...
Ah! da morte acerba e fiera
involarmi sol puoi tu...
D'una madre alla preghiera
no, mai chiuso il ciel non fu.
Qual'improvvisa calma
succede alla tempesta
che m'agitava l'alma?
Prova del tuo favor, mia madre è questa.
Benigno il cielo arridere
sembra a' miei caldi voti;
avran alfin un termine
i lunghi miei martir.
Di speme un raggio scendere
dolce nel cor mi sento,
di più soavi immagini
si veste l'avvenir.
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