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TUTTI
Una donna!
ZAIDA
Che importa,
se d'una donna il labbro al ver vi è scorta?
Uditemi. Abaialdo, illuso ei stesso,
inconscio, v'ingannò. Colui ch'ei vide
in Africa perire, era il fedele,
il nobil Don Enrico,
morto da eroe pel suo signore e amico!
GIOVANNI
Che di' tu mai!
ZAIDA
Fu salvo il re! fu salvo
per cura d'una donna,
che lo amava d'amore.
GIOVANNI
Che nuova trama è questa?
SEBASTIANO
O nobil core!
ZAIDA
Ebben! colei che a morte
il vostro re sottrasse,
lo giuro innanzi a Dio,
(rimovendo il velo)
lo attesto al tribunal... quella son io!
I membri del Tribunale si alzano con sorpresa.
Incerto ondeggia il core
fra speme e fra terrore!
La sua colla mia vita
potessi almen comprar!
Del misero suo stato
ti prenda, o ciel, pietà!
Sottrarlo a estremo fato
sol può la tua bontà!
SEBASTIANO
È dessa!... ondeggia il core
fra speme e fra timore!
È il ciel che in lei m'invia
un angel tutelar.
Sottrarmi a un empio fato
non può la sua pietà;
ma lieto e consolato
il mio morir sarà!
ABAIALDO
Di rabbia e di furore
in sen mi bolle il core;
al suo signore in faccia
costei può tanto osar!
Invan la sciagurata
salvar colui vorrà!
Pria di mia man svenata
la coppia rea cadrà!
GIOVANNI
Di rabbia e di furore
in sen mi bolle il core;
al mondo, al cielo in faccia
costei può tanto osar!
Se fia mestier, svenato
quell'impostor cadrà!
(a un giudice)
Rinfranca il cor turbato,
mai no, non regnerà.
I e II GIUDICE e CORO
Di rabbia e di furore
in sen mi bolle il core.
In faccia al mondo, a Dio
costei può tanto osar!
Del ciel sia vendicata
l'offesa maestà!
La coppia sciagurata
chi mai salvar potrà?
GIOVANNI
Invano speri, a spergiurar tu avvezza,
salvar colla menzogna il vil tuo drudo.
(ai giudici)
Miratela! Costei è quella istessa
cui dell'estinto prence
improvvida pietà sottrasse al rogo:
dannata al bando, sotto
pena del capo, l'empia il bando ha rotto;
è rea di morte. Io la condanno al fuoco,
come di veneficio,
di falso testimonio e d'impostura
convinta e rea.
ABAIALDO
Ed io, come spergiura!
(buttando da sé il travestimento)
Sciagurata!... Al mio furore
no, non basta la tua vita;
no, che l'onta, il disonore
sian compagni in morte a te.
Tua nequizia a far punita
poco è il rogo che t'aspetta.
Va', dal cielo maledetta,
come, iniqua, il sei da me!
GIOVANNI
(al giudice)
Un dovere imperioso
del rigore il ciel ne fa.
La condanna anche lo sposo;
che difenderla potrà?
SEBASTIANO
Deh! prendete i giorni miei,
ma pietà, pietà per lei.
ZAIDA
Sire, a Dio solo ne appello,
ei fra noi giudicherà.
ABAIALDO, GIOVANNI e GIUDICI
Va', spergiura!... al mio furore
no, non basta la tua vita;
no, che l'onta, il disonore
sian compagni in morte a te.
Tua nequizia a far punita
poco è il rogo che t'aspetta.
Va' dal cielo maledetta,
come, iniqua, il sei da me!
ZAIDA
Io spergiura!... al tuo furore
poco è dunque la mia vita!
Vuoi rapirmi anche l'onore,
quell'onor che tuo pur è?
D'una misera tradita sì,
lo strazio, o vil, t'alletta?
Lego al ciel la mia vendetta,
il rimorso lego a te.
SEBASTIANO
Sciagurati!... al lor furore
che non basta la mia vita!
A pietade han chiuso il
core,
speme, oh Dio!, per lei non v'è.
D'una misera tradita
sì, lo strazio i vili alletta!
Va, dal cielo benedetta,
come, o cara, il sei da me!
ZAIDA
Ebben! poiché il consorte
me scioglie da' miei giuri e sacra a morte...
Ebben!... sì, l'amo, l'amo.
Questi... Il re Sebastiano! Il vero re!...
(a Giovanni con forza)
GIOVANNI
(alle guardie)
Non più, sian tratti a forza.
ZAIDA
(ai giudici)
E voi, quando per lui la morte io sfido,
e al disonor sorrido,
dite: chi fia l'audace
che di menzogna mi terrà capace?
GIOVANNI, ARABI e GIUDICI
Il rogo a lor s'appresti,
vi spirin fra i tormenti.
Disperso vada ai venti
il cenere infedel!
Cader al rogo in faccia
vedrem l'ampia baldanza.
Nulla per voi speranza
rimane in terra o in ciel!
ZAIDA e SEBASTIANO
Il rogo a noi si appresti
v'ascenderem ridenti:
è lieve agli innocenti
lo strazio più crudel.
È a noi conforto e scudo
divina una speranza.
Vendetta in terra ha stanza,
perdono alberga in ciel!
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