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| Giovanni Paolo II Ecclesia in Urbe IntraText CT - Lettura del testo |
GIOVANNI PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
A PERPETUA MEMORIA
1. La Chiesa che è in Roma è chiamata a svolgere un compito del tutto singolare: essa, afferma il Libro del Sinodo, è « la prima nella grande famiglia della Chiesa, nella famiglia delle Diocesi sorelle » e « partecipa alla sollecitudine universale del suo Vescovo: è per se stessa aperta e riferita in maniera singolare all'universalità dell'unica Chiesa; in tal modo deve vivere il suo stesso essere Chiesa particolare ».1 Infatti in Roma dagli Apostoli Pietro e Paolo è stata fondata e costituita quella Chiesa « con la quale, in ragione della sua autorità superiore, deve accordarsi ogni Chiesa, cioè i fedeli di tutto il mondo, poiché in essa è stata conservata la tradizione apostolica attraverso i suoi capi »2 ad essa guardano tutte le altre Chiese, come a colei « che presiede alla carità ».3
2. Nasce di qui la vocazione di esemplarità che è affidata alla Chiesa di Roma e che il Libro del Sinodo ha chiaramente definito nei suoi aspetti spirituali, ecclesiali e pastorali: « si tratta di una esemplarità nella fedeltà a Cristo e nell'unione vitale a Lui, intessuta di amore, di umiltà, conversione e servizio, interamente orientata alla gloria di Dio Padre e fiduciosa soltanto della sua grazia ».4
3. La nuova evangelizzazione e lo slancio missionario impresso dal Sinodo pastorale sono una scelta permanente della Chiesa di Roma, che esige un forte impegno di crescita nella comunione tra tutte le sue molteplici componenti.
Dalla comunione infatti scaturisce la necessità di quella concorde convergenza pastorale che è particolarmente richiesta alla Diocesi di Roma, caratterizzata da un'eccezionale ricchezza e varietà di presenze e iniziative ecclesiali. « In realtà la Diocesi di Roma è chiamata ad essere come il paradigma, il punto di partenza e di riferimento del governo della Chiesa universale affidata da Cristo a Pietro e ai suoi successori. Al Vescovo di Roma per primo spetta infatti di onorare il criterio ecclesiologico secondo il quale ciascun Vescovo, ben governando la propria Chiesa come porzione del Popolo di Dio, contribuisce efficacemente al bene di tutto il Corpo mistico che è anche un corpo di Chiese ».5
4. Accogliendo il voto formulato dal Sinodo Diocesano di Roma,6 ho predisposto che si procedesse alla revisione della Costituzione apostolica Vicariae potestatis7 che regola la struttura ed il funzionamento del Vicariato dell'Urbe ed è stata promulgata dal mio Predecessore di venerata memoria Paolo VI il 6 gennaio 1977, in modo da renderla più consona alle norme del nuovo Codice di Diritto Canonico e agli orientamenti sinodali definiti nel Libro del Sinodo, da me promulgato il 24 giugno 1993. La presente Costituzione pertanto intende sostenere l'ecclesiologia di comunione e l'impegno missionario a cui il Sinodo ha concretamente orientato la Chiesa di Roma, mediante una migliore definizione e organizzazione dei compiti propri del Vicariato che va considerato, sotto questo profilo, a tutti gli effetti una Curia diocesana, secondo la definizione del can. 469 del C.I.C. Accogliendo le puntuali indicazioni contenute nel Libro del Sinodo, questa revisione della Vicariae potestatis ha tenuto conto di vari fattori sia di ordine tradizionale sia nuovi che caratterizzano la complessa realtà della città di Roma, nella quale il clero e il popolo romano — uniti al loro Pastore — testimoniano nella vita quotidiana la propria fede e la propria carità.
Alla Chiesa di Roma appartengono a proprio titolo i membri del Collegio Cardinalizio, ai quali spetta di eleggere, a norma di diritto, il Vescovo di Roma. Qui hanno sede i Dicasteri della Curia Romana, dei quali si avvale la Santa Sede per l'esercizio delle sue funzioni universali. Vi si trovano inoltre gli organi di governo di un gran numero di Istituti di Vita consacrata e Società di Vita apostolica, qualificate istituzioni culturali della Chiesa e gli uffici centrali di diverse organizzazioni cattoliche internazionali. Roma è altresì la sede primaziale d'Italia e la sede della Conferenza Episcopale Italiana, nonché di varie organizzazioni apostoliche nazionali. Di conseguenza la Città eterna è luogo di residenza di un elevato numero di sacerdoti, di religiosi e di laici provenienti dalle varie parti del mondo, la presenza e l'opera dei quali — se ben coordinata — arricchisce la vita cristiana di Roma dell'apporto delle diverse spiritualità ed esperienze.
6. Roma presenta anche tutte le caratteristiche proprie della capitale di uno Stato moderno, nella quale si riflettono come in uno specchio i problemi e le difficoltà dell'intera Nazione. Quale sede delle principali istituzioni nazionali e centro culturale, sociale e politico di primaria importanza, essa contribuisce a creare nei suoi abitanti particolari esigenze.
7. Le crescenti difficoltà economiche e sociali dell'Urbe hanno creato un numero rilevante di persone e famiglie in situazione di disagio, bisognose di una cura particolarmente attenta alle loro necessità spirituali e materiali; il fenomeno dell'immigrazione, di così vaste proporzioni, rappresenta una realtà complessa ma anche uno stimolo per testimoniare il tradizionale spirito di accoglienza e di solidarietà proprio della Chiesa di Roma nel corso dei secoli. Anche il decentramento della stessa amministrazione civile della città esige da parte dei cristiani presenza e partecipazione con acuto senso di responsabilità.
8. La sua singolare storia rende Roma meta di turismo, che sempre più spesso assume la forma di un pellegrinaggio religioso ispirato dalla memoria degli Apostoli, dei Martiri e dei Santi nonché dalla presenza del Vicario di Cristo, offrendo così l'occasione privilegiata per una catechesi destinata a mostrare quasi visibilmente la perenne originalità del Vangelo, qui annunziato dagli apostoli Pietro e Paolo, fecondato con il loro sangue e con quello di altri innumerevoli Martiri, testimoniato dalla vita esemplare di molti Santi e Sante.
9. Per la sua stessa singolare vocazione, non può non stare particolarmente a cuore alla Chiesa di Roma l'intento ecumenico che non proviene da iniziative contingenti, ma dalla stessa volontà di Cristo, dalla fede in Lui e dal Battesimo che accomunano i cristiani. La ricerca della piena unità, alimentata di conoscenza reciproca, carità vicendevole e fraterna collaborazione con i fratelli e sorelle di altre Chiese e Confessioni cristiane, rappresenta un impegno prioritario della Diocesi in vista della testimonianza evangelizzatrice nella Città e nel mondo.
10. Anche il dialogo interreligioso con la Comunità ebraica è un obiettivo che la Chiesa di Roma intende perseguire in fedeltà ai dettami del Concilio Vaticano II.
11. Verso i seguaci dell'Islam e di altre religioni presenti a Roma, si sviluppa un'opera di accoglienza e di solidarietà sociale, insieme al dialogo e alla collaborazione, in modo da offrire loro una chiara testimonianza della fede e della vita cristiana.
12. La memoria viva dei missionari, che nel corso dei secoli sono partiti dalla Chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo per annunziare il Vangelo in ogni parte della Terra, sollecita in tutta la Diocesi e in ogni fedele di Roma l'apertura alla « missio ad gentes », per rendere testimonianza della carità universale che anima la missione apostolica del proprio Vescovo, Pastore Universale della Chiesa.
13. Alla luce di queste considerazioni è bene richiamare alcuni dei più gravi e urgenti impegni che attendono la Chiesa di Roma e meritano pertanto la più attenta azione pastorale del Vicariato e di ogni componente diocesana: la nuova evangelizzazione e l'impegno missionario verso ogni abitante della Città e in ogni ambiente; la pastorale familiare e giovanile; l'impegno nell'ambito della cultura e delle comunicazioni; l'impegno sociale e la testimonianza della carità verso le vecchie e nuove povertà di cui soffrono tante persone e famiglie nella città; le vocazioni al ministero sacerdotale e alle diverse forme di vita consacrata; la formazione di catechisti e collaboratori pastorali laici; l'incontro ecumenico e il dialogo interreligioso; la costruzione delle nuove parrocchie, in particolare nelle periferie della città.
14. Affinché il Vicariato — Curia diocesana dell'Urbe — risulti uno strumento idoneo di rinnovamento e di crescita pastorale di Roma, come auspicato dai documenti postconciliari per ogni Curia diocesana, ed in particolare dal nuovo Codice di Diritto Canonico e dal Sinodo pastorale di Roma, dovranno essere osservati i principi e le norme qui di seguito riportati, che si sostituiscono a quelli finora vigenti, derogando per quanto è necessario a tutte le disposizioni generali e particolari di documenti antecedenti.