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| P. Maurizio Costa, SI Il Governo del/della Superiore/a e il Consiglio IntraText CT - Lettura del testo |
2.- Dopo il Vaticano II il tema dei Consigli negli Istituti di Vita Consacrata è letteralmente esploso. Per promuovere una sempre maggiore partecipazione abbiamo assistito in questi ultimi 35-40 anni ad una molteplicità di studi per rinnovare le strutture di governo dei nostri Istituti in modo tale da contenere meglio il vino nuovo dello spirito del Concilio. C’è stato un pullulare di studi di progetti, di organigrammi, di consulte della base per mettere meglio a fuoco la natura dei consigli, la loro composizione, i loro poteri e i compiti dei singoli consultori (o assistenti secondo la diversa terminologia propria dei diversi Istituti); si è a lungo studiato come rinnovare la procedura di elezione dei Superiori e dei Consigli; si sono quasi cercate delle ricette per dosare bene, secondo un armonico equilibrio corrispondente al carisma di ciascun Istituto, i valori in gioco: partecipazione, corresponsabilità, libertà, efficienza apostolica e testimonianza di autenticità di Vita Consacrata, collegialità, sussidiarietà, decentramento, ecc…., che sono poi in sostanza i valori in gioco nel nostro tema “Il Superiore e il suo consiglio”
Abbiamo così assistito in questo post-concilio ad un moltiplicarsi di nuovi tipi di consigli: ai più tradizionali Consigli Generale, Provinciale o locale, ai Capitoli o Congregazioni Generali Provinciali o locali, ecco apparire i Consigli di Congregazione, di Provincia o di Regione, i Consigli allargati, Riunioni di comunità per una consultazione della base, ecc…
Di fronte a questo pullulare di nuovi organismi, talvolta si potrebbe avere l’impressione che con troppa facilità i sociologi l’abbiano fatta da padroni, impostando l’Istituto o la Congregazione e le singole sotto unità (Province, Ispettorie, Regioni, Comunità locali) o tracciando la figura del/della Superiore/a a tutti i livelli, secondo modelli attinti dalla società civile o dal convivere sociale tra uomini che costituiscono gruppi puramente umani. Dobbiamo accettare e confessare che c’è il pericolo di dimenticare che la Congregazione, prima di essere un gruppo umano comune, è “l’insieme strutturato formato da religiosi/e che fanno appello ad un medesimo evento spirituale” (Dortel-Claudot, p. 776). Essa è una realtà spirituale nel senso forte e specifico della parola, quando essa è letta in riferimento allo Spirito Santo. È una realtà carismatica, è un corpo vivo, organico, animato da un principio vitale che l’organizza, gli dà unità, lo regola e lo governa per essere sviluppato e conservato. Accanto allo Spirito Santo, dato che si tratta di un corpo organico e visibile, c’è anche il governo umano che, prima di essere una “struttura” che può essere configurata in un organigramma, esso è l’insieme di tutte quelle azioni, relazioni e movimenti della vita della Congregazione convergenti verso il buon funzionamento del corpo e la realizzazione dei suoi singoli membri.