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| P. Maurizio Costa, SI Il Governo del/della Superiore/a e il Consiglio IntraText CT - Lettura del testo |
4.- Per il momento accontentiamoci solo di svestirci da modelli di governo democratici o monarchici e fissiamo bene nella mente:
1) Che il consiglio non è un organo di governo inteso nel secondo senso, ma solo di collaborazione al governo del superiore [Nota: Decreto Experimenta della SCRIS del 1972] eccetto i casi in cui è previsto un’azione di governo collegiale. Unico caso previsto dal CIC in cui si dà un potere collegiale e in cui il consiglio non agisce da organo consultivo, ma da organo deliberante come organo di governo inteso in senso stretto è quello delle dimissioni di un religioso (c. 699)];
2) che il governo, qualunque sia il modo in cui viene esercitato, sempre, anche nel caso del suo esercizio da parte dell’autorità, deve essere visto come un servizio evangelico e spirituale;
3) che nella vita delle nostre congregazioni, non diversamente da come avviene nella realtà “Chiesa”, si deve dare un’integrazione tra le istanze e la dimensione “verticale”, dall’alto al basso e raffigurabili nello schema del triangolo o della piramidi che pone l’accento sui poteri gerarchici del papa, del Vescovo, del parroco e dei/delle superiori/e ai diversi livelli, e le istanze e la dimensione “orizzontale” raffigurabili nello schema del cerchio e della sfera che pongono l’accento sulla partecipazione, sulla comunione o comunionalità che sono più proprie del Concilio, dei Sinodi, dei Capitoli o Congregazioni Generali, del Consiglio generale sia quando partecipa alla decisione con voto deliberativo sia quando vi partecipano con voto consultivo e anche quando collaborano con il Superiore/a per l’animazione del corpo universale fino ai livelli più particolari