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P. Maurizio Costa, SI
Il Governo del/della Superiore/a e il Consiglio

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CONCLUSIONE

Rimando alla discussione che seguirà la risposta a vostre eventuali obiezioni o richieste di ulteriori chiarimenti che molto probabilmente si daranno e mi potrete porre. Ma prima di concludere mi sembra doveroso richiamare due aspetti che dovrebbero marcare lo spirito non solo del singolo Consultore, ma del Consiglio come corpo uno.

Alludo, per prima cosa, alla necessità dell’amorevole comprensione della complessità della vita, in genere, e della vita della Chiesa, della Congregazione, della Provincia e della comunità particolare, in specie. Si tratta non solo di comprensione, cioè di saperla avvertire e cogliere, ma anche di comprensione amorevole, cioè piena e accompagnata da amore e da affetto; almeno si tratta di non arrabbiarsi contro di essa e di vederla come una chance di progresso sulla via della santità.

Il secondo aspetto riguarda la necessità, per il consultore e per la consultrice, di misericordia e di amore per le miserie dei confratelli e della congregazione uniti ad una pazienza e longanimità che non dovrà, però, mai cadere in permissivismo o tradimento della verità.

Il ricordo di tutte queste qualità che dovrebbero caratterizzare la figura del Consultore e del Consiglio non è per scoraggiarci di fronte all’altezza dell’impegno che è assegnato a chi il Signore chiama a quest’ufficio, quanto piuttosto per pregare il Signore che ci ottenga questi doni, sapendo che essi passano attraverso la sua razionalità, la sua bontà, il suo impegno, la sua sensibilità e la sua fiducia. Grazie!




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