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Scena seconda
Mr Croisset, e Trifour.
N.B. Trifour
abbandonato nelle braccia del ministro, ascoltar non deve il di lui discorso,
restando alienato ed assorto in un cupo e affannoso riconcentramento, tenendo
sempre gli occhi fissi e smarriti sulla bara, ove giace Luisa.
CROISSET I primi
attributi dei ministri dell’altare esser deggiono, o figlio, la compassione e
la carità. So come amaste, e come foste amato. Una virtuosa tenerezza ridotta
al presente lagrimevole estremo meritar deve quella condescendenza, che un
pastore religioso ed austero sarebbe in dovere di negare agli amori comuni in
un secolo depravato. Chi rispettò sempre in una virtuosa figlia gli angelici
suoi costumi, finch’ella visse, oserebbe adesso di offenderne con un pensiero
ancora l’estinta spoglia, riserbata alla putredine nel vicino sepolcro? Andate,
caro figlio, andate. Sarebbe un degradare un Dio d’amore e di clemenza, se
c’immaginassimo ch’egli vietasse all’umanità, di cui ci ha rivestiti, le amare
lagrime del dolore. Egli stesso all’aspetto dell’amato Lazzaro estinto c’insegnò
non solamente a piangere, ma a gemere per intensissima doglia sulle persone a
noi care, e che la morte ci ha tolte. Piangete, ah sí piangete, o figlio, ma
rassegnatevi. (Via).
Trifour sempre immobile, sbigottito, e quasi affatto
alieno dai sensi seguita cogli occhi smarriti il ministro, indi ritornando a
contemplar la bara, sempre piú trema, e per non cadere cerca un appoggio. Si
sforza d’avanzarsi verso il feretro, ma all’improvviso impetuosamente
retrocede. Finalmente col volto agonizzante, coi capelli rabbuffati, cogli
occhi sconvolti, e con passi lenti ed incerti si accosta alla bara. Stende una
mano tremante sul negro panno che la ricopre, e mentre lo solleva e lo toglie
con impeto, colpito dalla vista del cadavere di Luisa, colle braccia tese, e in
un atteggiamento d’orrore manda un grido, e trabocca sul terreno. Poco dopo
sollevandosi alquanto col capo e colla persona afferra una delle di lei mani,
le quali devono cadere, e pender cionche nell’atto ch’egli leva e getta per
terra il panno, che la ricopriva.
TRIFOUR (piange, singhiozza, e
spasima, premendo le labbra sulla mano di Luisa) Oh mano... mano cara e
spaventosa, in questo luogo, in questo stato, e in mezzo alle strida disperate io
ti stringo, io ti bacio? oh idea orribile e desolante! Luisa... Luisa... (la
considera tremando fra gli aneliti affannosi) Oh Dio...! m’è concesso
dunque di rivederti dopo ch’io t’ho perduta, e ti ho perduta per sempre...? Ma
ahimè! qual ti rivedo! ed è pur vero che questi occhi adorati piú non si
apriranno? queste labbra chiuse eternamente piú scender non faranno nella
squarciata anima mia la speranza e il conforto? Ah Luisa... Luisa... questa
mano ch’esser doveva il pegno della nostra felicità, e che io mi lusingava di
ricevere dinanzi al sacro altare, la ricevo adesso in faccia alla fossa che ti
attende, e allorché giaci freddo e insensibil cadavere in quest’orrida bara? Io
gemo nel far discendere una cosí tremenda certezza nel mio core spirante. (Pausa)
Ed è Iddio quello che fa spargere le mie lagrime, e che me l’ha strappata
dal seno? (si alza con impeto) Ah se tu sei un Ente sovranamente buono,
e l’unico e il pietoso amico degl’infelici, o rendimi, ah sí, o rendimi in
Luisa l’amante sviscerata, la tenera sorella, l’affettuosa compagna, l’amica
fedele, o toglimi da uno stato deplorabile, che mi fa orrore. Liberami, se
giusto sei, quanto potente, da un’odiosa esistenza. La fossa è già aperta. Io
io voglio in quella precederla... Ah sí, morir voglio... (si precipita di
novo presso al feretro tornando ad afferrare una delle mani di Luisa.
Lentamente poi riscuotendosi parla con voce debole) Dio buono... tu
esaudisti i miei voti... Io sento che fra le angosce... e fra gli squarciamenti
del core... l’anima già soccombe... ah sí, io spirerò fra poco... Luisa mi
aspetta... Luisa mi stende le braccia... Eccomi... eccomi al momento... in cui
si gusta... una soddisfazione... a lasciar la vita... Cara Luisa... io ti ...
precedo... sí... ti precedo... nel... se ... polcro... (nell’atto di volersi
strascinare per gettarsi nella fossa, cade privo di senso).
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