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Giovanni De Gamerra
Luisa e Trifour

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  • ATTO SESTO
    • Scena  seconda
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Scena  seconda

Mr Croisset, e Trifour.

N.B. Trifour abbandonato nelle braccia del ministro, ascoltar non deve il di lui discorso, restando alienato ed assorto in un cupo e affannoso riconcentramento, tenendo sempre gli occhi fissi e smarriti sulla bara, ove giace Luisa.

 

CROISSET I primi attributi dei ministri dell’altare esser deggiono, o figlio, la compassione e la carità. So come amaste, e come foste amato. Una virtuosa tenerezza ridotta al presente lagrimevole estremo meritar deve quella condescendenza, che un pastore religioso ed austero sarebbe in dovere di negare agli amori comuni in un secolo depravato. Chi rispettò sempre in una virtuosa figlia gli angelici suoi costumi, finch’ella visse, oserebbe adesso di offenderne con un pensiero ancora l’estinta spoglia, riserbata alla putredine nel vicino sepolcro? Andate, caro figlio, andate. Sarebbe un degradare un Dio d’amore e di clemenza, se c’immaginassimo ch’egli vietasse all’umanità, di cui ci ha rivestiti, le amare lagrime del dolore. Egli stesso all’aspetto dell’amato Lazzaro estinto c’insegnò non solamente a piangere, ma a gemere per intensissima doglia sulle persone a noi care, e che la morte ci ha tolte. Piangete, ah piangete, o figlio, ma rassegnatevi. (Via).

 

Trifour sempre immobile, sbigottito, e quasi affatto alieno dai sensi seguita cogli occhi smarriti il ministro, indi ritornando a contemplar la bara, sempre piú trema, e per non cadere cerca un appoggio. Si sforza d’avanzarsi verso il feretro, ma all’improvviso impetuosamente retrocede. Finalmente col volto agonizzante, coi capelli rabbuffati, cogli occhi sconvolti, e con passi lenti ed incerti si accosta alla bara. Stende una mano tremante sul negro panno che la ricopre, e mentre lo solleva e lo toglie con impeto, colpito dalla vista del cadavere di Luisa, colle braccia tese, e in un atteggiamento d’orrore manda un grido, e trabocca sul terreno. Poco dopo sollevandosi alquanto col capo e colla persona afferra una delle di lei mani, le quali devono cadere, e pender cionche nell’atto ch’egli leva e getta per terra il panno, che la ricopriva.

 

TRIFOUR (piange, singhiozza, e spasima, premendo le labbra sulla mano di Luisa) Oh mano... mano cara e spaventosa, in questo luogo, in questo stato, e in mezzo alle strida disperate io ti stringo, io ti bacio? oh idea orribile e desolante! Luisa... Luisa... (la considera tremando fra gli aneliti affannosi) Oh Dio...! m’è concesso dunque di rivederti dopo ch’io t’ho perduta, e ti ho perduta per sempre...? Ma ahimè! qual ti rivedo! ed è pur vero che questi occhi adorati piú non si apriranno? queste labbra chiuse eternamente piú scender non faranno nella squarciata anima mia la speranza e il conforto? Ah Luisa... Luisa... questa mano ch’esser doveva il pegno della nostra felicità, e che io mi lusingava di ricevere dinanzi al sacro altare, la ricevo adesso in faccia alla fossa che ti attende, e allorché giaci freddo e insensibil cadavere in quest’orrida bara? Io gemo nel far discendere una cosí tremenda certezza nel mio core spirante. (Pausa) Ed è Iddio quello che fa spargere le mie lagrime, e che me l’ha strappata dal seno? (si alza con impeto) Ah se tu sei un Ente sovranamente buono, e l’unico e il pietoso amico degl’infelici, o rendimi, ah , o rendimi in Luisa l’amante sviscerata, la tenera sorella, l’affettuosa compagna, l’amica fedele, o toglimi da uno stato deplorabile, che mi fa orrore. Liberami, se giusto sei, quanto potente, da un’odiosa esistenza. La fossa è già aperta. Io io voglio in quella precederla... Ah , morir voglio... (si precipita di novo presso al feretro tornando ad afferrare una delle mani di Luisa. Lentamente poi riscuotendosi parla con voce debole) Dio buono... tu esaudisti i miei voti... Io sento che fra le angosce... e fra gli squarciamenti del core... l’anima già soccombe... ah , io spirerò fra poco... Luisa mi aspetta... Luisa mi stende le braccia... Eccomi... eccomi al momento... in cui si gusta... una soddisfazione... a lasciar la vita... Cara Luisa... io ti ... precedo... ... ti precedo... nel... se ... polcro... (nell’atto di volersi strascinare per gettarsi nella fossa, cade privo di senso).




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