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Scena seconda
Madamigella Luisa, indi Mr e Madama Duplessy.
LUISA Ahimè! e quando
finiranno di moltiplicare i miei tormenti! Io credeva di morire di spasimo, se
risoluta non mi fossi a gettare quelle bollenti fomente, che mi applicarono.
Quasi io non posso piú alzarmi. I nervi della mia vita si sono attratti, e mi
obbligano a star curvata. Oh Dio! questa cara immagine è la sola, che versa
qualche stilla di conforto sulle mie pene. Oh anello prezioso al mio core, tu
mi rammenti che fosti, che sei, e che sarai sempre un dolce pegno della fede di
Trifour, ah sí di quella fede che ci siamo giurati, e che mi accompagnerà
intatta fino al sepolcro. Frattanto io tremo pensando che mai esser può
avvenuto di te, o amante sviscerato, dal momento terribile, in cui la violenza
mi strappò dal tuo fianco, strascinandomi a Parigi, ad onta delle mie lagrime,
del mio affanno, e della mia languente salute. Il giorno che mi separò da te,
mi parve l’ultimo della mia vita. Io veduto avrei l’apparecchio della mia
sepoltura con meno orrore. Ah sí, se a goccia a goccia misurata avessi col mio
sangue l’immensa strada, su di cui mi trassero a forza, sembrata non mi sarebbe
tanto lunga ed angosciosa, né sentita avrei a mancare a poco a poco con piú
languore la mia anima... Chi si accosta? mia matrigna, e mio padre (nasconde
il ritratto).
MR DUPLESSY Questa
tua malattia non ha mai da finire? Siamo tutti annoiati, inquietati, agitati, e
sconvolti dalla mattina alla sera, e dalla sera alla mattina.
MADAMA DUPLESSY Vi
hanno applicate le fomente?
LUISA Signora...
MADAMA DUPLESSY E
bene?
LUISA Ho dovuto... ho
dovuto togliermele subito...
MADAMA DUPLESSY
Sentite sentite, Mr Duplessy? Che serve farla curare da uno dei primi
professori di Parigi, e spender tanto in medicine? Ha gettate le fomente. Se
fosse realmente ammalata ricuserebbe i rimedi?
LUISA Erano
bollenti...
MADAMA DUPLESSY Che
bollenti?
LUISA Io moriva di
spasimo, mi hanno fin bruciata la pelle.
MR DUPLESSY Oh se
questo è, ella ha ragione...
MADAMA DUPLESSY
Quanto mai siete buono e credulo il mio caro signor marito! Voi credereste
sull’altrui assersione che la Senna possa diventare il Tamigi. Bugie, finzioni.
Pare a voi che Caterina, da cui le furono applicate, esser potesse cosí stolida
per servirsi d’acqua bollente?
LUISA E pure è cosí.
Mi si sono per tal cagione ritirati i nervi della vita, per cui piú non mi
riesce di sostenerla senza incurvarmi.
MADAMA DUPLESSY In
verità piú non posso ascoltarla. Sento che mi si accende la bile. Ella porta
l’artifizio all’ultimo grado. Co’ suoi svenimenti, colle sue convulsioni, e co’
suoi dolori immaginari assicuratevi ch’ella unicamente tenta d’ingannarci.
Prima che si partisse da Brettagna ben vi ricorderete che mostrava di soffrire
tutti i mali del mondo. Ma se trattavasi di scrivere, di ricevere dei
viglietti, di correre ad una finestra, o di procurarsi qualche segreto
colloquio coll’odiato figlio del vostro nemico, ritornava sana sul momento, e
svanivano tutti gl’incomodi.
MR DUPLESSY Ti giuro
sul carattere di padre che piú tosto di vederti unita ad un sangue che detesto,
preferisco colle mie mani medesime di darti la morte.
LUISA Ed è la morte
ch’io bramo, e che attendo.
MADAMA DUPLESSY Eh
che la morte non libera mai i genitori dai figli pessimi, e che cagionando loro
le piú sensibili afflizioni, allontanano la domestica tranquillità, e funestano
i giorni tutti della lor vita.
MR DUPLESSY No, io
non credo che trovar si possa una figlia piú di te perversa e capricciosa.
Ostinarsi ad amare un uomo, che tu avresti dovuto aborrire, un uomo che ha
nelle vene un sangue, che tentò di rovinare la nostra casa con un’implacabile
persecuzione, ed oltre ciò pretendere il mio consenso a un matrimonio
esecrabile, che mi fa fremere?
MADAMA DUPLESSY
Aggiunger dovete che quell’uomo stesso non ama che la sua dote...
LUISA Signora...
Trifour è un uomo onesto...
MADAMA DUPLESSY Che
ve ne pare eh? come subito lo difende, e come le ritorna in un momento la forza
per contradire, e per rispondere con insolenza.
LUISA Io soffro per
rassegnazione i mali trattamenti e le ingiurie che riguardano me sola, ma
tollerar non posso senza ingiustizia e senza viltà quelle che oltraggiano la
delicatezza di un uomo d’onore. Ah sí, sarei quasi per asserire, che Trifour
odia piú l’interesse e la bassezza di quello non ami la sventurata Luisa.
MADAMA DUPLESSY
Finora, come vedeste, appena appena aveva fiato per parlare, e adesso... Ma voi,
voi potete soffrirla?
MR DUPLESSY Io
soffrirla? (in atto di vibrarsi).
MADAMA DUPLESSY
Fermatevi, e lasciamola al suo destino.
MR DUPLESSY No, no...
Io voglio...
MADAMA DUPLESSY
Venite, venite meco.
MR DUPLESSY Dico che
sarò capace di farla pentire...
MADAMA DUPLESSY
Ovia; sortiamo da questa camera...
MR DUPLESSY Andate andate voi. Io
restar voglio perché quella temeraria conosca e senta tutto il peso della
paterna indignazione.
MADAMA DUPLESSY No no seguitemi. (So
quanto è debole. Non lo lascio qui solo). Uscite uscite meco, e colei persista
pure ne’ suoi capricci, e si ostini a cagionare a voi, ed a me tante
inquietudini ed afflizioni. Il cielo la punirà.
MR DUPLESSY . Sí sí abbandono al cielo
il tuo gastigo, e lo prego ad affrettarlo, onde tu serva d’esempio a quelle
figlie perverse, che si allontanano dal loro dovere (partono).
LUISA (pausa) Come? E Iddio
gastigarmi potrebbe d’una passione virtuosa, che nulla mi rimprovera? Ah no;
egli è giusto, e non può che approvarla. La mia coscienza me n’assicura. Ella è
tranquilla in mezzo agli atroci spasimi d’un mal crudele, e fra le angosce d’un
cor lacerato. Sembra che l’amor mio piú si accresca, quanto piú mi accosto al
sepolcro. Ah no, non vi sarà forza umana, che costringermi possa a lasciar
d’amare, e a tradir la fede che ho promessa al mio caro Trifour. Ah sí, egli
sarà sempre il mio fedel compagno, il mio dolce amico, il mio tenero fratello,
il mio unico amante... oh quanto quanto poco ho detto in proporzione di quello
che sento, ancorché esaurir potessi tutti i nomi piú cari al nostro core!
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