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Giovanni De Gamerra
Luisa e Trifour

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  • ATTO SECONDO
    • Scena  terza
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Scena  terza

La Brie, e detta.

LA BRIE Finalmente mi si permette l’accesso nella vostra camera. Io non ne capisco il mistero. Cosa è mai accaduto da che mi hanno, o Madamigella, allontanata da voi...? Ma io vi vedo piú oppressa, e ben conosco che spasimate... Provate ad alzarvi. Fate due passi per la camera. Un moto discreto deve giovarvi.

LUISA ; mi proverò (si alza lentamente, restando alquanto curva, indi ricade a sedere).

LA BRIE M’inganno? Voi non potete drizzar la vita. Quando vi ho lasciata, non avevate un tale incomodo. Come, come ciò?

LUISA Mi applicarono due matasse bollenti...

LA BRIE Oh mostri! oh assassini! adesso tutto comprendo. Ad arte allontanata venni dal vostro fianco, ond’eseguir potessero quanto avevano meditato per maggiormente precipitarvi unitamente a quel medico infame. Oh gente snaturata! oh ministri esecrabili! ed in qual guisa senza inorridire prestarvi potete a divenire i complici d’un atroce delitto. E la giustizia divina pur anche vi soffre?

LUISA Ah cara Brie, quelli che hanno l’obbligo di esser crudeli, non v’è pericolo che se ne scordino! Ahimè! qual destino deplorabile è il mio! Angustiata dagli spasimi d’un male che a poco a poco mi consuma, in preda a mille pene, e nella piú veemente forza della passione cerco invano qualche consolazione sulla terra in tante angosce, e in uno stato cosí lagrimevole ed affannoso. Tutti mi circondano per tormentarmi, per opprimermi, per calunniare il mio amante, per deridere la mia tenerezza, per insultare la mia costanza, per amaramente trafiggere la mia sensibilità. La rassegnazione ai decreti della divina clemenza, e la fedeltà dell’amato Trifour state sono finora il mio refugio, il mio sostegno, e la tua pietà il mio conforto. Io non mi vedo intorno che te sola spargere un pianto compassionevole sull’acerbità de’ miei mali. Seguita a non privarmi del tuo consolante soccorso, io te ne scongiuro, né mi togliere l’unico bene che mi resta nella tua tenera amicizia. Vieni, vieni, cara Brie. Apri la tua anima alle mie lagrime. Raccogli il pianto d’un’infelice, e fammi conoscere che in tante pene, oppressioni, avvilimenti e disastri non ho tutto perduto, quando il tuo core mi resta (si getta singhiozzando in braccio della Brie, che piange. Pausa in quadro).

LA BRIE Ma io non approvo l’estremo vostro scoraggiamento. Spero che Mr Trifour debba in breve trasferirsi a Parigi. La sua tardanza non può dipendere, se non dalle caute misure, ch’egli prenderà onde nascondere agli esploratori venduti la sua partenza.

LUISA Chi sa che non arrivi troppo tardi...? Sento che non potrò lungamente vivere...

LA BRIE Coraggio, Madamigella Luisa, coraggio. Vi ricordate voi quando il dottore Mr de Roman, quel dotto ed onesto amico di Mr Trifour veniva per di lui commissione a visitarvi segretamente, prima che si partisse di Brettagna? Oh quello ch’è un medico, il quale fa onore alla professione. Non vi ha forse sempre assicurata che la vostra salute, dopo Dio, unicamente dipendeva dalla tranquillità del vostro spirito? Non vi diceva continuamente che i piú savi medici della provincia da lui consultati sul vostro male, tutti unanimamente convenivano nell’asserire, che se giungeste a possedere l’uomo unico nato per voi, ne sarebbe venuta l’infallibile conseguenza del perfetto vostro ristabilimento? È necessario dunque che avvaloriate le vostre speranze, consolandovi nel riflettere che se la Provvidenza ha destinato di felicitarvi, si scatenino pure tutti i demoni familiari, che vi circondano. No, capaci non saranno d’opporsi e d’impedire la vostra felicità.

LUISA Quanto è mai ingiusto l’odio de’ miei parenti contro un uomo onorato e stimabile, che amerò fino all’ultimo respiro! Gli si ascriverà dunque a delitto l’aver avuto un padre nemico di mia famiglia? Ecco tutto il suo demerito, e il capo principale d’accusa, del quale ostinatamente si armano contro di lui, e che ha destata la piú barbara persecuzione contro di me al segno di strascinarmi nell’abisso di mille mali ed affanni, perché invece d’aborrirlo, io l’ho amato, e l’amo teneramente.

LA BRIE I parenti non dovrebbero forzar giammai le inclinazioni dei figli, o molto meno immolare i dritti del sangue alla predilezione, al capriccio, al pregiudizio, ed all’interesse che bene spesso sono in loro piú forti della natura.

LUISA Pur troppo nulla essi ottengono colla violenza e colla barbarie, anche dai cori piú docili e piú sommessi. Colla prova convinta mi sono, che tutte le inventive, le calunnie e le ingiurie dei nemici del mio caro Trifour non hanno che viepiú confermata la mia tenerezza nel tempo che piú si sforzavano d’offenderlo e d’umiliarlo. Non nego per altro che la sua virtuosa condotta, il suo disinteresse, il suo rispetto, e la sua costanza non abbiano molto contribuito ad accrescere la mia passione. Egli, e tu stessa non l’ignori, mi ha sempre trattata come sorella, e piú ancora come un’amica, quando trovati ci siamo a godere d’una tranquilla e tenera familiarità. Io non ho mai diffidato un sol momento di lui. E come poteva io mettermi in guardia contro un uomo, che non m’ispirava la minima diffidenza? Egli mi ha fatto sempre conoscere che non v’è felicità senza virtú, e quando assorbiti e trasfusi l’uno nell’altro ci trovavamo dolcemente insieme, eramo troppo pieni della nostra felicità per pensare ch’esser ve ne potesse una piú grande.

LA BRIE Ah , non ne ho mai dubitato. Le anime vostre uscirono per amarsi, e per amarsi eternamente dalle mani della natura. Ma chi giunge? È un servitore del padrone di questo albergo.




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