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Scena terza
La Brie, e detta.
LA BRIE Finalmente mi
si permette l’accesso nella vostra camera. Io non ne capisco il mistero. Cosa è
mai accaduto da che mi hanno, o Madamigella, allontanata da voi...? Ma io vi
vedo piú oppressa, e ben conosco che spasimate... Provate ad alzarvi. Fate due
passi per la camera. Un moto discreto deve giovarvi.
LUISA Sí; mi proverò (si
alza lentamente, restando alquanto curva, indi ricade a sedere).
LA BRIE M’inganno?
Voi non potete drizzar la vita. Quando vi ho lasciata, non avevate un tale
incomodo. Come, come ciò?
LUISA Mi applicarono
due matasse bollenti...
LA BRIE Oh mostri! oh
assassini! adesso tutto comprendo. Ad arte allontanata venni dal vostro fianco,
ond’eseguir potessero quanto avevano meditato per maggiormente precipitarvi
unitamente a quel medico infame. Oh gente snaturata! oh ministri esecrabili! ed
in qual guisa senza inorridire prestarvi potete a divenire i complici d’un
atroce delitto. E la giustizia divina pur anche vi soffre?
LUISA Ah cara Brie,
quelli che hanno l’obbligo di esser crudeli, non v’è pericolo che se ne
scordino! Ahimè! qual destino deplorabile è il mio! Angustiata dagli spasimi
d’un male che a poco a poco mi consuma, in preda a mille pene, e nella piú
veemente forza della passione cerco invano qualche consolazione sulla terra in
tante angosce, e in uno stato cosí lagrimevole ed affannoso. Tutti mi
circondano per tormentarmi, per opprimermi, per calunniare il mio amante, per
deridere la mia tenerezza, per insultare la mia costanza, per amaramente
trafiggere la mia sensibilità. La rassegnazione ai decreti della divina
clemenza, e la fedeltà dell’amato Trifour state sono finora il mio refugio, il
mio sostegno, e la tua pietà il mio conforto. Io non mi vedo intorno che te
sola spargere un pianto compassionevole sull’acerbità de’ miei mali. Seguita a
non privarmi del tuo consolante soccorso, io te ne scongiuro, né mi togliere
l’unico bene che mi resta nella tua tenera amicizia. Vieni, vieni, cara Brie.
Apri la tua anima alle mie lagrime. Raccogli il pianto d’un’infelice, e fammi
conoscere che in tante pene, oppressioni, avvilimenti e disastri non ho tutto
perduto, quando il tuo core mi resta (si getta singhiozzando in braccio
della Brie, che piange. Pausa in quadro).
LA BRIE Ma io non
approvo l’estremo vostro scoraggiamento. Spero che Mr Trifour debba in breve
trasferirsi a Parigi. La sua tardanza non può dipendere, se non dalle caute
misure, ch’egli prenderà onde nascondere agli esploratori venduti la sua
partenza.
LUISA Chi sa che non
arrivi troppo tardi...? Sento che non potrò lungamente vivere...
LA BRIE Coraggio,
Madamigella Luisa, coraggio. Vi ricordate voi quando il dottore Mr de Roman, quel
dotto ed onesto amico di Mr Trifour veniva per di lui commissione a visitarvi
segretamente, prima che si partisse di Brettagna? Oh quello sí ch’è un medico,
il quale fa onore alla professione. Non vi ha forse sempre assicurata che la
vostra salute, dopo Dio, unicamente dipendeva dalla tranquillità del vostro
spirito? Non vi diceva continuamente che i piú savi medici della provincia da
lui consultati sul vostro male, tutti unanimamente convenivano nell’asserire,
che se giungeste a possedere l’uomo unico nato per voi, ne sarebbe venuta
l’infallibile conseguenza del perfetto vostro ristabilimento? È necessario
dunque che avvaloriate le vostre speranze, consolandovi nel riflettere che se
la Provvidenza ha destinato di felicitarvi, si scatenino pure tutti i demoni
familiari, che vi circondano. No, capaci non saranno d’opporsi e d’impedire la
vostra felicità.
LUISA Quanto è mai
ingiusto l’odio de’ miei parenti contro un uomo onorato e stimabile, che amerò
fino all’ultimo respiro! Gli si ascriverà dunque a delitto l’aver avuto un
padre nemico di mia famiglia? Ecco tutto il suo demerito, e il capo principale
d’accusa, del quale ostinatamente si armano contro di lui, e che ha destata la
piú barbara persecuzione contro di me al segno di strascinarmi nell’abisso di mille
mali ed affanni, perché invece d’aborrirlo, io l’ho amato, e l’amo teneramente.
LA BRIE I parenti non
dovrebbero forzar giammai le inclinazioni dei figli, o molto meno immolare i
dritti del sangue alla predilezione, al capriccio, al pregiudizio, ed all’interesse
che bene spesso sono in loro piú forti della natura.
LUISA Pur troppo
nulla essi ottengono colla violenza e colla barbarie, anche dai cori piú docili
e piú sommessi. Colla prova convinta mi sono, che tutte le inventive, le
calunnie e le ingiurie dei nemici del mio caro Trifour non hanno che viepiú
confermata la mia tenerezza nel tempo che piú si sforzavano d’offenderlo e
d’umiliarlo. Non nego per altro che la sua virtuosa condotta, il suo
disinteresse, il suo rispetto, e la sua costanza non abbiano molto contribuito
ad accrescere la mia passione. Egli, e tu stessa non l’ignori, mi ha sempre
trattata come sorella, e piú ancora come un’amica, quando trovati ci siamo a
godere d’una tranquilla e tenera familiarità. Io non ho mai diffidato un sol momento
di lui. E come poteva io mettermi in guardia contro un uomo, che non m’ispirava
la minima diffidenza? Egli mi ha fatto sempre conoscere che non v’è felicità
senza virtú, e quando assorbiti e trasfusi l’uno nell’altro ci trovavamo
dolcemente insieme, eramo troppo pieni della nostra felicità per pensare
ch’esser ve ne potesse una piú grande.
LA BRIE Ah sí, non ne
ho mai dubitato. Le anime vostre uscirono per amarsi, e per amarsi eternamente
dalle mani della natura. Ma chi giunge? È un servitore del padrone di questo
albergo.
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