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| Giovanni De Gamerra Luisa e Trifour IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena quarta Servitore, e dette. SERVITORE (di dentro) Posso venire avanti? LA BRIE Venite, venite pure. Che v’è di novo? SERVITORE V’è alla porta di dietro un soldato che cerca di voi. LA BRIE Un soldato che cerca di me? E non ti ha detto nulla di piú? SERVITORE Mi ha detto ch’è vostro fratello... LA BRIE Mio fratello? (pensa) Bene bene. Ho capito. Vengo subito. (Servitore via, pensa ancora) Qui Madamigella v’è del mistero. Mio fratello, ch’era al servizio del re, sono dodici anni che morí in una battaglia navale, ed è ciò piú che vero. Son curiosa. Vado e ritorno (via). LUISA Oh Dio! sempre piú conosco l’impossibilità di poter giungere ad esser felice col mio caro Trifour, e nel tempo stesso io sento, che la mia esistenza unicamente dipende dal suo possesso. Crudeli! ci separarono senza pietà. Ah perché perché il momento della nostra divisione non fu l’ultimo della mia vita? Morirò dunque senza rivederlo? Parmi che il conforto di raccontarli i miei spasimi e il rigore col quale son’io trattata, scordar mi farebbe tutte le mie pene. Ah sí, certa sono che otterrei da lui quella compassione che ciascuno mi nega. Ma la mia speranza è un sogno, e non mi resta che sollevarla a quel Dio, che sempre piú aggrava la sua mano sopra la sfortunata Luisa. Chiamerei io forse crudeltà l’istrumento di cui egli si serve per umiliarmi e punirmi? Tanti mali e tante angosce aprir non mi fanno pur anche gli occhi su i trascorsi della mia vita? Ahimè! pur troppo è vero! Ben lungi dal piangere le mie colpe, io piango il mio amante.
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