2. La seconda lettura 6 adatta ai fedeli di Roma. L'ha scelta,
come ho detto, il Maestro delle cerimonie. Confesso che parlando essa di obbedienza, mi mette un po' in imbarazzo. È così
difficile, oggi, convincere, quando si mettono a confronto i diritti della
persona umana con i diritti dell'autorità e della legge! Nel libro di Giobbe viene descritto un cavallo da battaglia: salta come una
cavalletta e sbuffa; scava con lo zoccolo la terra, poi si slancia con ardore;
quando la tromba squilla, nitrisce di giubilo; fiuta da lungi la lotta, le
grida dei capi e il clamore delle schier 7. Simbolo della libertà. L'autorità,
invece, rassomiglia al cavaliere prudente, che monta il cavallo e, ora con la
voce soave, ora lavorando saggiamente di speroni, di morso e di frustino, lo
stimola, oppure ne modera la corsa impetuosa, lo frena e lo trattiene. Mettere
d'accordo cavallo e cavaliere, libertà e autorità, è diventato un problema
sociale. Ed anche di Chiesa. Al Concilio s'è tentato
di risolverlo nel quarto capitolo della « Lumen Gentium ». Ecco le indicazioni conciliari per il « cavaliere
»: « I sacri pastori, sanno benissimo quanto contribuiscano i laici al bene di
tutta la Chiesa. Sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da
soli tutta la missione della salvezza che la Chiesa ha ricevuto nei confronti
del mondo, ma che il loro magnifico incarico è di pascere i fedeli e di
riconoscere i loro servizi e i loro carismi, in modo che tutti concordemente
cooperino, nella loro misura, all'opera comune » 8. Ed ancora:
sanno anche, i pastori, che « nelle battaglie decisive è talvolta dal fronte
che partono le iniziative più indovinate » 9. Ecco, invece, un'indicazione del
Concilio per il « generoso destriero » cioè per i
laici: al vescovo « i fedeli devono aderire come la Chiesa a Gesù Cristo e come Gesù Cristo al
Padre » 10.
Preghiamo che il Signore aiuti sia il vescovo che i fedeli, sia il cavaliere
che i cavalli. M'è stato detto che nella diocesi di Roma sono numerose le
persone che si prodigano per i fratelli, numerosi i catechisti; molti anche
aspettano un cenno per intervenire e collaborare. Che il
Signore ci aiuti tutti a costituire a Roma una comunità cristiana viva e
operante. Non per nulla ho citato il capitolo quarto della
« Lumen Gentium »: è il capitolo della «
comunione ecclesiale ». Quanto detto, però, riguarda
specialmente i laici. I sacerdoti, i religiosi e le religiose, hanno una
posizione particolare, legati come sono o dal voto o dalla promessa di obbedienza. Io ricordo come uno dei punti solenni della
mia esistenza il momento in cui, messe le mie mani in quelle del vescovo, ho detto: « Prometto ». Da allora mi sono sentito impegnato
per tutta la vita e mai ho pensato che si fosse trattato di cerimonia senza
importanza. Spero che i sacerdoti di Roma pensino altrettanto.
Ad essi ed ai religiosi S. Francesco di Sales ricorderebbe l'esempio di S. Giovanni Battista, che
visse nella solitudine, lontano dal Signore, pur desiderando tanto di essergli
vicino. Perché? Per obbedienza; « sapeva - scrive il
santo - che trovare il Signore all'infuori dell'obbedienza significava perderlo
» 11.
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