- 145 -
Atto Terzo
- 146 -
La sala d'entrata nella casa del Dottor BRANDES, come al I° Atto.
E' sera.
LUISA, accanto al fuoco, legge una lettera. Con impeto di gioia se la reca alle
labbra.
Si ode bussare alla porta d'entrata.
- 147 -
ATTO III.
LUISA:
Chi è?
Una voce di donna risponde. LUISA apre la porta.
Entra JANE, infermiera della Croce Rossa americana. Veste l'uniforme grigia e
rossa, colla croce rossa sul braccio.
Porta in mano una scodellina di latte e un piccolo pacco.
JANE:
Eccomi.
LUISA:
con un dito sul labbro per imporle silenzio.
Un momento, cara Jane.
Va in punta del piedi a chiudere la porta drappeggiata della camera a
destra.
JANE:
Dorme?
Si toglie il lungo mantello.
- 148 -
LUISA:
Si. Dormono tutt'e due. Da mezz'ora non s'è sentito un respiro.
JANE:
Bene. Ecco il latte...
Depone la scodella.
...e guardate cos'ho qui!
LUISA:
Un panino! Un panino bianco! Ma come avete fatto?
JANE:
ridendo.
Altissime influenze... corruzioni negli alti circoli governativi...
LUISA:
Ah. si vede che siete americana! Tutto vi riesce. Ottenete ciò che volete.
JANE:
E' vero che ci fanno un po' la corte. Anche verso di me -- la più umile
rappresentante degli Stati Uniti -- si dimostra una benevolenza inverosimile.
Ma vedo che avete una lettera!
LUISA:
Pensate, pensate! Da mio marito...
Bacia appassionatamente il foglio.
- 149 -
JANE:
Ma come avete fatto a riceverla?
LUISA:
a bassa voce.
Figuratevi che me l'ha portata un uomo -- un uomo che pareva un contadino --
sudicio, zoppo, d'aspetto truce. Ha battuto alla porta -- e appena l'ho
socchiusa m'ha gettato sulla faccia il foglio -- cosi -- ed è fuggito.
JANE:
E' strano. -- Sulla busta non c'è niente?
LUISA:
Ma non c'era busta! E sul foglio non vi sono che poche parole: « Sto bene. Vi
rivedrò. Vi abbraccio. »
JANE:
Ma come vi spiegate --
LUISA:
Non so! Non capisco.
JANE:
Non importa capire. Aspettate e confidate.
Versa il latte in una casseruoletta e s'avvicina, al fuoco.
- 150 -
LUISA:
Sì -- aspetto e confido.
Piega il foglio e so lo cela in petto.
JANE:
accennando alla porta drappeggiata.
E Chérie? Si è alzata oggi?
LUISA:
Si.
JANE:
E' uscita!
LUISA:
chinando il capo.
Si.
JANE:
impetuosa
Ah -- s'è dunque decisa? Ha trovato finalmente il coraggio
LUISA:
amaramente.
Era meglio se non l'avesse trovato. Jane! Jane! Quella passeggiata!... quella
breve terribile passeggiata attraverso questo paesello che ci ha viste nascere
-- ah! che Via Crucis è stata per noi!
JANE:
Vi hanno detto qualche cosa?
- 151 -
LUISA:
Niente -- niente! Nessuno ci ha detto niente.
Si copre il viso colle mani.
Non fatemelo ricordare -- non fatemelo ricordare!
JANE:
dopo un breve silenzio.
Ma nessuno vi ha salutato?
LUISA:
Nessuno.
JANE:
Povera Chérie...
Sospira.
Devo far bollire questo latte perchè trovi pronta la cena quando si sveglia.
China sul fuoco vi mette a scaldare il latte.
Coraggio! Presto avremo delle grandi notizie...
LUISA:
Che notizie?
JANE:
misteriosa.
Mali! Non so -- c'è in aria qualche cosa.
LUISA:
balzando in piedi.
Che cosa?!
- 152 -
JANE:
Nulla di definito, di sicuro... ma lo vedete anche voi... l'arrivo di quel
biglietto... Non so -- non so. Sento che grandi eventi si preparano.
LUISA:
Ah! tutto, tutto mi fa paura.
JANE:
Paura?
LUISA:
Sì. Ho i nervi malati dacchè sono tornata qui. Questo paese, che da bambina
amavo tanto, oggi mi fa orrore. Ah, Jane! era meglio se avessimo lasciato
confiscare questa nostra povera casa, piuttosto che obbedire all'ordine dei
nostri padroni e conquistatori! Era meglio rimanere nel nostro esilio in
Inghilterra, che non tornar qui ad essere scherno e dileggio di quanti ci
conobbero -- e per di più, sentirsi alla mercè delle belve che ci hanno
conquistato.
JANE:
Avete fatto il vostro dovere tornando qui. Non ve ne rammaricate. Quando vostro
marito tornerà...
LUISA:
scoraggiata.
Ma come volete che torni? Come volete che torni? Questo biglietto può averlo
scritto dei mesi fa. Forse è ferito. Forse è prigioniero.
- 153 -
JANE:
Le ferite guariscono. I prigionieri si liberano. Tornerà. E troverà sua moglie
che l'aspetta, e la sua casa in ordine, e il suo paese --
abbassa la voce.
-- spazzato dal vile nemico e riconquistato alla libertà!
LUISA:
agitata.
Jane, che cosa vi fa dir questo?
JANE:
col dito sulle labbra
Zitta!
Guardandosi attorno.
So quel che so -- ma non posso parlare. So che la salvezza è alle porte.
LUISA:
Che cosa dite!
JANE:
sottovoce.
Da un'ora all'altra -- da un'ora all'altra!
LUISA:
con angoscia.
Ah!... E quando, Giorgio tornerà, troverà Mirella, la sua bambina -- muta!
inconscia! Vagante nell'ombra della vita come un piccolo spettro. Ah povero
Giorgio! Forse sarebbe meglio che non tornasse.
- 154 -
JANE:
Ma Mirella guarirà.
LUISA:
incredula e mesta.
Ah! Ci vorrebbe un miracolo. Sono tanti mesi ormai...
JANE:
Perchè la lasciate ancora da madame Doré? Ora potrebbe venir qui. Capisco che
un mese fa, al vostro arrivo, l'abbiate condotta subito dalla vostra vecchia
amica. Ma ora che Chérie è guarita...
pausa
... ora che... l'evento è compiuto --
LUISA:
Jane -- io tremo -- io tremo di lasciarla entrare in questa casa.
JANE:
sorpresa.
Perchè? Perchè vedrà il bambino di Chérie?
LUISA:
Agitata.
Non è questo.
Ma perchè è qui -- qui -- dove noi siamo, in questa stanza stessa -- che il
terrore le ha sconvolto la mente. Qui, qui che l'orrore l'ha ammutolita. Non so
-- non so che cosa accadrà quando per la prima volta essa entrerà qui -- quando
rivedrà quella ringhiera a cui
- 155 -
quei mostri l'hanno legata!... quando rivedrà -- quella porta! Ah! quella
porta!...
Addita la porta drappeggiata della camera di CHÉRIE
Quella stanza dove gli orrori si sono compiuti che le hanno agghiacciata
l'anima, che me l'hanno mutata in una piccola statua di terrore!
Un silenzio.
JANE:
Ma dovrete pur decidervi. Non potete lasciarla per sempre in casa d'estranei.
Una pausa.
E se...
Le afferra la mano.
...e se...
LUISA:
Se cosa?
JANE:
Se questa emozione -- Luisa! non so -- quasi non oso dirlo...
LUISA:
Parlate!
JANE:
Non potrebbe darsi che -- come il trauma psichico le ha tolto la favella -- il
rinnovarsi della scossa morale...
LUISA:
colpita.
Ah, cosa dite! cosa dite!
Si guardano a lungo.
- 156 -
LA VOCE DI CHÉRIE:
nella stanza vicina.
Luisa!
LUISA:
Vengo, cara! vengo!
Va alla porta a destra e l'apre.
E' qui la cara Jane...
Torna indietro, guarda JANE un istante con occhio trasognato, indi esce
rapidamente dal fondo.
JANE:
parlando a CHÉRIE che ancora non è apparsa.
Ecco pronta la cena per la paziente!... una cena da principessa di leggenda.
Versa il latte, caldo nella tazza e mette il panino su un piatto.
LUISA:
che è andata a prendere un mantello ed ora l'indossa rapidamente.
State qui, Jane. Avrete cura di loro. Io torno subito.
- 157 -
JANE:
E dove andate a quest'ora?
LUISA:
soffocata dall'ansia e insieme dalla speranza.
Vado -- a prendere Mirella!
Le due donne si guardano per un istante con intensa commozione -- poi LUISA
esce rapidamente.
CHÉRIE pallidissima appare nel vano della porta. Indossa una vestaglia bianca
ma si ravvolge tutta, freddolosamente, in uno scialle scuro.
CHÉRIE:
parlando con voce debole e spenta.
Buona Jane!
JANE:
Vieni, vieni vicino al fuoco.
CHÉRIE:
venendo avanti lenta, e lasciandosi cadere nella poltrona che JANE le ha
spinto accanto al fuoco.
Dov'è Luisa?
- 158 -
JANE:
portandole il latte.
Torna subito. Adesso bevi -- e mangia. Guarda cos'hai qui!
CHÉRIE:
Oh!... un panino bianco!... Che meraviglia! Ma Luisa dov'è andata?
JANE:
inginocchiata presso a lei regge la tazza di latte e le dà da mangiare come
a un bambino.
E' andata -- a prendere Mirella!
CHÉRIE:
Oh Dio! A prendere Mirella! Mirella verrà qui!
JANE:
Ma sì. Non vuoi mica che stia eternamente lontana quella povera creatura.
CHÉRIE:
Ma allora...
JANE:
Allora? Allora Mirella starà qui, ecco tutto.
Le mette il cucchiaio alla bocca.
Mangia.
- 159 -
CHÉRIE:
Ma io dove mi nascondo?
JANE:
Che idea! Perchè vuoi nasconderti?
CHÉRIE:
Ma -- il bambino!... Cosa dirà Mirella?
JANE:
Ah...
Con enfasi malinconica.
...non dirà nulla, povera Mirella!
CHÉRIE china il capo e si copre gli occhi colla mano.
JANE:
Mangia.
CHÉRIE:
Ho finito. Aspetta!
S'alza, va alla porta drappeggiata e sta un istante in ascolto.
JANE:
Cosa c'è?
CHÉRIE:
volgendosi col viso illuminato da un sorriso raggiante.
- 160 -
Dorme!... Che gioia!... Adesso per un'ora o due sarà savio come un cherubino!
Ride.
JANE non risponde.
Un silenzio.
CHÉRIE:
mettendo una mano sulla mano di JANE.
Jane! Come è triste e terribile.
JANE:
Che cosa?
CHÉRIE:
Tutto. Ma più di tutto...
JANE:
Più di tutto?
CHÉRIE:
Il silenzio. Il silenzio che c'è intorno... a quella povera culla.
JANE non risponde.
Altre mamme parlano tutto il giorno dei loro bambini. Anch'io potrei parlarne
-- ma quando ne parlo... nessuno risponde.
Un silenzio,
Neppure tu.
JANE:
Ma sì... rispondo...
CHÉRIE:
Con altre mamme sì fanno tanti discorsi...
- 161 -
si vuol sapere il bambino come sta... come dorme, come cresce... Poi lo si
guarda,
con un singhiozzo.
...e si ride! Si ride delle smorfiette che fa, della cuffietta che gli va a
sghembo, delle fossette che ha nei gomiti... si ride!...
Un silenzio.
Del mio nessuno ride.
JANE:
fredda.
Ma sì. Perchè dici questo?
CHÉRIE:
amaramente.
E' vero. Si ride! Oggi nella strada ho visto che si ride. Oh Dio!
Si copre il viso.
Con disprezzo, con ischerno si ride -- di lui e di me! Ah, Jane, perchè non mi
hai lasciata morire? Perchè non ci hai lasciati morire tutt'e due, quando io
ero così vicina alla morte e lui -- lui -- non era ancora entrato nella vita?
JANE:
Chérie! Non piangere così.
CHÉRIE:
Sono uscita oggi portandolo in braccio. Mi sono detta che bisognava pure un
giorno o l'altro... Ah, come mi hanno guardata! Con
- 162 -
quale odio, con quale disprezzo! Gli uni ridevano, ridevano!... Gli altri
distoglievano lo sguardo come se passasse una cosa orribile, che a guardarla
portasse sventura.
Scoppiando in pianto.
Oh, Jane, Jane! non è tanto per me che mi dispero, come per lui, per questo povero
essere che entra nella vita credendo di essere come gli altri bambini! credendo
che tutti lo ameranno... Non sa lui, non sa che è odiato, disprezzato,
maledetto! Non sa lui di essere uno sventurato che porta sventura.
JANE:
Non dir questo.
CHÉRIE:
A lui nessuno, nessuno rivolge un sorriso, un augurio, una benedizione. Neppure
tu che sei tanto buona! neppure Luisa! ... Noi noi... è il mostro lui! è
l'essere abbominato, destato, di cui ci si vergogna come di una piaga, come di
una deformità.
Si accascia singhiozzando.
JANE:
Non pensare a tristezze.
CHÉRIE:
Ah! come passeremo nella vita lui ed io -- tra le beffe, il dileggio, il
disprezzo di tutti!
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Pensa, pensa! Doversi sempre nascondere, doversi sempre vergognare -- sempre
cercare di farsi scusare, lui ed io! Io che non volevo far nulla di male! Lui
-- lui che non sa di aver commesso --nascendo -- un imperdonabile delitto!
JANE:
Se piangi così farai male a te e a lui.
CHÉRIE:
Farò male -- a lui? Non piangerò -- non piangerò!
Si asciuga gli occhi. D'improvviso sorge in ascolto.
Chi è? Vien su qualcuno! Chi sarà! chi sara!
Spaventata.
Sarà Mirella che arriva?
JANE:
Vado a guardare.
CHÉRIE si appiatta contro la parete chiudendosi nello scialle come per
rimpicciolirsi e sparire.
JANE:
Apre l'uscio d'entrata esce sul pianerottolo e guarda giù. Volgendosi a
CHÉRIE.
E' un uomo... un contadino.
Parlando a qualcuno di fuori.
- 164 -
Oh! Chi cercate?
Non si ode la risposta.
Avete sbagliato porta? Allora state più attento un'altra volta. -- Come dite?
Dei feriti? No, no. Non ci sono feriti qui. -- Dei malati?... Sì, malati sì. --
E che cosa vi riguarda chi è malato in questa casa? -- Andate via subito o vi
faccio arrestare.
Rientra e chiude la porta.
Che tipo! Una giubba di vecchio contadino... un cappellaccio... e, sotto, due
occhi fiammeggianti e una faccia di... di...
CHÉRIE:
Di che cosa?
JANE:
come colpita da un'idea repentina.
Di soldato! Che fosse -- che fosse uno dei vostri?!
Corre alla porta e la riapre.
E' partito.
Resta un istante in ascolto poi si volge e dice rapidamente a CHÉRIE.
Chérie -- tua cognata è qui. Viene su per le scale.
CHÉRIE:
spaurita.
Con Mirella?
JANE:
Si.
- 165 -
CHÉRIE:
Ah -- non voglio -- non voglio che m' veda!
JANE:
E' già qui
Per entrare nella camera a destra CHÉRIE dovrebbe passare davanti alla porta
d'entrata. Dopo un istante d'incertezza ella fugge via a sinistra.
Una pausa.
JANE tiene fissi gli occhi sulla porta dalla quale devo entrare LUISA.
LUISA appare sulla soglia -- indi lentamente entra MIRELLA.
Le due donne tengono gli occhi fissi sul volto della fanciulla con disperata
angoscia d'attesa.
MIRELLA entra lentissimamente ad occhi bassi. Sul limitare si ferma e gira
intorno gli occhi trasognati che sembrano non veder nulla, non riconoscere
nulla. Indi s'avanza rigida come un automa nella stanza.
LUISA:
che ha seguito tremando ogni mossa di sua figlia.
Mirella!
Con un singhiozzo disperato.
- 166 -
Mirella!
MIRELLA volge gli occhi alla madre che si trova ritta sullo sfondo della
porta drappeggiata e chiusa. MIRELLA fissa lo sguardo sul volto materno -- poi,
poco a poco i suoi occhi si dilatano; essa vede -- dietro alla siloetta di
LUISA -- la porta fatale.
Senza volgere il capo MIRELLA gira intorno lo sguardo pauroso che sempre è
ripreso e fermato dalla terribile porta.
Lentamente, cogli occhi sempre più terrorizzati essa indietreggia come per
sfuggire ad un orrore che la minaccia.
LUISA e JANE la guardano tremanti -- e la vedono finalmente volgere il capo e
guardarsi intorno per tutta la stanza.
JANE:
trattenendo ancora LuiSA che sta per lanciarsi verso MIRELLA.
Aspettate!... Forse penetra il ricordo in lei! ...
Ma dopo un istante, cogli occhi ripresi dalla porta drappeggiata, MIRELLA
lascia lentamente ricadere le braccia e rimane immobile nella posa
- 167 -
d'annichilimento che le è abituale.
LUISA:
con un singhiozzo, a JANE.
Nulla!... nulla!...
JANE:
confortandola.
E' tardi. Sarà stanca. Chissà... forse domani...
LUISA:
Ah!
LUISA scuote tristemente il capo.
JANE:
Dove la mettete a dormire? Ci avete pensato?
LUISA:
Sì, disopra, nella mia camera.
JANE:
Ah -- bene! E riposerete finalmente anche voi, dopo tante notti che non
dormite. Ormai non avete più bisogno di vegliare Chérie.
LUISA:
Povera Chérie.
guardando MIRELLA.
La mia grande sventura me l'ha fatta per un istante scordare.
- 168 -
JANE:
Ah! Invero povera Chérie! Che rovina la sua vita! Che tragico problema che non
ha scioglimento.
LUISA:
cupa.
Fuorchè nella morte
JANE:
Che cosa vuol dire?
LUISA:
appassionata.
Ah, non lo so! non lo so! Ma quando sono uscita oggi con lei -- quando ho visto
la gente che la guardava -- lei e quella sua creatura di maleficio -- ah!
rabbrividisce.
...io mi sono detta che al posto suo...
CHÉRIE appare in fondo alla scena, e ascolta addossata al muro, ancora
ravvolta nel suo scialle.
JANE:
Che cosa?
LUISA:
Al posto suo io mi ricorderei...
scandendo le parole.
... che a quattro passi c'è il fiume.
- 169 -
JANE:
Cosa dite?
LUISA:
C'è il fiume -- per lei -- e per lui!
Prende per mano MIRELLA e sale lentamente le scale.
JANE:
rimane un istante immobile, colpita dalle parole di LUISA.
Indi con un sospiro prende il suo mantello e lo indossa per partire. Volgendosi
vede CHÉRIE
Chérie! Ascoltavi!
CHÉRIE:
come in un sogno.
A quattro passi... c'è il fiume...
pausa.
Come ha detto? A quattro passi c'è il fiume...
lunga pausa.
...per lui... e per me...
JANE:
sconvolta.
Che cosa dici -- dimentica quelle parole.
CHÉRIE:
lentamente con soavità.
No. Non le voglio dimenticare. Come mai
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non l'ho pensato anch'io? E' un grande conforto!
ripete come in sogno.
A quattro passi... c'è il fiume. Per lui -- e per me.
Un silenzio.
La porta d'entrata, lasciata socchiusa, ora si spalanca violentemente. FLORIAN
AUDET, vestito da contadino, entra impetuoso.
FLORIAN:
scorgendo dapprima l'infermiera e volgendosi a lei con veemenza.
Signora, avete detto che in questa casa vi sono dei malati. Ditemi, devo
saperlo -- chi -- chi è ammalato qui?
JANE:
Con quale diritto -- ?
FLORIAN:
Scorgendo CHÉRIE.
Chérie!
CHÉRIE:
cogli occhi stralunati.
Florian!...
FLORIAN:
Sì -- sì -- Florian.
Getta giù il largo cappello, si toglie la giubba di contadino e appare
- 171 -
vestito in una lacera uniforme belga.
Sei tu, ammalata? Sei tu?
CHÉRIE:
senza voce, indietreggiando da lui.
Sì.
FLORIAN:
Che cos'hai?
JANE:
a CHÉRIE.
Ha il diritto costui di interrogarti?
CHÉRIE:
piano.
Sì.
JANE:
E' un amico?
CHÉRIE:
Sì.
JANE:
abbracciando CHÉRIE.
Senti, cara -- io dovrei lasciarti e tornare all'ospedale. E' già tanto tardi. Posso
lasciarti?
CHÉRIE:
Sì. Puoi lasciarmi.
I suoi occhi esterrefatti sono fissi su FLORIAN.
FLORIAN
a JANE.
Ma se è ammalata non rimanete qui? Non la curate?
- 172 -
Volgendosi a CHÉRIE
Chi sta con te?
CHÉRIE:
senza voce.
Luisa.
FLORIAN:
Ah, Luisa è qui! Sia lodato Iddio.
JANE:
Buona notte Chérie!
sulla soglia, a FLORIAN.
Non l'agitate. E' ancora tanto debole.
Esce.
FLORIAN:
Chérie! Chérie!
Le prende ambo le mani
Cos'hai avuto?
Essa non risponde.
Ma parla. Cos'hai? Cos'hai? mi fai spavento.
CHÉRIE:
con un filo di voce.
Sono stata ammalata.
FLORIAN:
Ma guarisci! -- Guarirai?
CHÉRIE:
cupa.
Sì! -- Si! Guarirò.
- 173 -
FLORIAN:
Chérie -- mia piccola Chérie! Ti sei ricordata di me?
CHÉRIE:
Sì.
FLORIAN:
Sempre?
CHÉRIE:
Sempre.
FLORIAN:
Dimmi degli altri -- Luisa? Mirella?
CHÉRIE:
Sono entrambe qui.
Una pausa.
Mirella... non parla più...
FLORIAN:
stupito.
Non -- parla più?!
CHÉRIE:
No. E' muta.
FLORIAN:
Oh! per Dio! -- Ma cosa vuol dire?
CHÉRIE:
sempre con un filo di voce debolissima.
S'è spaventata... la sera... quella sera... della mia festa...
- 174 -
FLORIAN:
Ma come? -- In che modo?
CHÉRIE:
Sono venuti qui... i nemici... Hanno ucciso qualche cosa in lei. La sua
anima... non c'è più.
FLORIAN:
preso da un brivido presciente.
E -- a te? -- a te? cos'hanno fatto?
CHÉRIE:
dopo un istante di silenzio.
Peggio -- che a lei.
FLORIAN:
fuori di sè.
No! Chérie! Dimmi che non è vero. Mio Dio! Mio Dio!
Si accascia su una seggiola e nasconde il volto tra le mani.
Dopo un silenzio.
Ma parla, in nome del cielo, parla!
CHÉRIE:
con infinita stanchezza.
T'ho detto.
- 175 -
FLORIAN:
Tutto -- dimmi tutto!
Feroce e forsennato.
M'hai detto tutto?
CHÉRIE:
No.
FLORIAN:
Parla -- per Dio -- parla!
CHÉRIE:
Come dirlo. Come dirlo?...
Tendendo la mano verso la porta drappeggiata.
Là dentro...
cade in ginocchio ai piedi di FLORIAN.
... c'è una cullar
Scoppia in pianto.
FLORIAN:
balzando in piedi.
Cosa?
Indietreggiando con orrore da lei.
Tu... oh! tu -- hai un figlio...
CHÉRIE:
disperata.
Abbi pietà! -- pietà!
FLORIAN:
forsennato.
Un figlio -- d'un nemico? Ah...
- 176 -
Alza il braccio con gesto d'anatema.
CHÉRIE:
afferrandogli il braccio.
No! Non maledirlo -- non maledirlo -- anche tu! Quel bambino che nessuno mai ha
benedetto!
Un istante di silenzio.
FLORIAN:
stupefatto e inorridito.
E' questo -- ciò che tu mi dici? Questo -- il tuo primo pensiero?... Una
preghiera per lui! Una difesa di lui -- dell'essere immondo a cui tu, tu
disgraziata! hai dato la vita!
CHÉRIE piange disperatamente gettata in terra ai suoi piedi.
FLORIAN:
Afferrandola per i polsi e forzandola a sollevarsi e a guardarlo in faccia.
Con un ruggito.
Parla, parla ti dico! Voglio sapere! ... come -- quando -- !
CHÉRIE:
Non ricordo -- non so più!
FLORIAN:
Non ricordi? Menti -- menti!
- 177 -
CHÉRIE:
disperata.
No! non ricordo -- non ricordo! So che deliravo... mi avevano ubbriacata...
FLORIAN:
con orrore.
Ah!... Ti avevano ubbriacata. -- Avanti. -- Parla!
CHÉRIE:
come ipnotizzata, ansante.
Erano qui... qui... in questa stanza... hanno preso Mirella -- l'hanno legata
-- lì -- a quella ringhiera... e c'era uno che mi diceva... mi diceva...
FLORIAN:
ruggendo.
Cosa -- ti diceva?!
CHÉRIE:
sempre come allucinata.
« Tanto andava lo stesso -- a finire così! Tanto andava lo stesso a finire
così!... »
Piange disperatamente in terra davanti a lui.
FLORIAN:
E poi ...
CHÉRIE:
E poi ... e poi...
- 178 -
Stralunata guardando la porta drappeggiata.
...aspetta -- aspetta!
con un grido.
Mi ricordo! Oh Dio! Mi ricordo.
FLORIAN:
Disgraziata, parla!
coi denti stretti.
CHÉRIE:
con uno scoppio d'angoscia.
Forzata! legata! percossa!... Colla violenza, coi pugni nella gola, mentre
invocavo la morte con urli e strilli... Stritolandomi, morsicandomi le carni,
rantolandomi sulla faccia delle bestemmie... così -- così, ho conosciuto
l'amore! Così -- così mi è stata data la maternità!
Cade prona col volto tra le mani.
Un lungo silenzio.
FLORIAN:
chino su di lei, quasi afono.
Perchè, perchè hai messo al mondo questa creatura? Perchè -- non l'hai ucciso
prima che nascesse?
CHÉRIE:
Non lo so! Non lo so. Vi era qualche cosa
- 179 -
in me che non lo poteva fare. Qualche cosa di più forte della mia vergogna, di
più forte dei mio dolore. Al disopra dell'odio, dell'onta, dell'orrore... vi era
qualche cosa -- di divino!
FLORIAN:
sdegnato.
Cosa dici?
CHÉRIE:
Ah, tu non lo capirai mai -- tu sei un uomo! -- Non lo puoi capire. Ma io -- io
ho sentito in me quel portento -- il brivido di una vita creata da me! Ed era
come se una voce -- la voce stessa di Dio! -- mi gridasse: « Tu non ucciderai!
»
Un lungo silenzio.
FLORIAN:
Chérie! Che rovina la nostra vita!... Che rovina.
CHÉRIE:
Lo so.
Una pausa.
FLORIAN:
Ascoltami, Chérie, ascoltami. Quello sciagurato essere è un predestinato al
dolore e alla delinquenza -- è vero? è vero?
CHÉRIE:
con profonda amarezza.
Sì -- sì -- sarà vero. Tutti lo dicono! Tutti!
- 180 -
FLORIAN:
E lo senti anche tu -- lo senti.
CHÉRIE:
Sì -- sì! Qualche volta, colla chiaroveggenza del delirio, lo vedo l'avvenire
quale sarà per me e per lui... Sento che questa creatura mi schianterà il
cuore, mi strazierà, mi dilanierà come quella belva -- suo padre! -- che in
quella notte mi ha cacciato i pugni nella gola... Qualche volta ho spavento di
lui... ho spavento già adesso... Quando lo nutro credo che mi morderà... Quando
grida odo già nella sua voce la minaccia... Quando mi chino su di lui mi mette
le piccole mani negli occhi come se cercasse di strapparmeli!... Allora mi
sembra che sia un demente -- e che io pure di tenermelo stretto al cuore --
pazza – pazza sono pazza, pazza di non averlo ucciso, pazza di amarlo come
l'amo -- più della vita mia!
Piange.
FLORIAN:
Chérie, Chérie! Tu devi allontanarlo da te -- allontanarlo!... Hai capito?
Con uno sforzo.
Poi cercheremo di scordarlo, tu ed io -- tu ed io, insieme -- cercheremo -- di
scordarlo!
CHÉRIE:
Dopo un istante di silenzio, calma e grave.
- 181 -
No.
FLORIAN:
No? Perchè no? Se ti dico che lo dimenticherò -- che cercherò di
dimenticarlo.
CHÉRIE:
con fermezza.
Non io.
FLORIAN:
Ma tu non vuoi, non puoi volere che questa creatura malefica ti separi per
sempre dall'amore, dalla speranza, da altre maternità pure e gioconde...
CHÉRIE:
Finchè vivo, io non lo ahbandonerò.
FLORIAN:
Ma folle, folle che sei -- che cosa vuoi fare? Che cosa sarà di te?
CHÉRIE:
affranta.
Non lo so. So che dandogli la vita gli ho dato anche la vita mia.
FLORIAN:
con subitanea decisione.
Ebbene sia -- sia!
colla mano sulla fronte.
Non si ragiona contro questo primitivo,
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portentoso istinto... Chérie -- Chérie!... Io ti amo -- ti amo come allora --
come sempre...
Si odono dei lontani clamori. Indi lontanissimo uno squillo di tromba e la
trionfale musica della Marseillaise.
Chérie! Senti!... senti! questa è la liberazione. Le nostre armate vittoriose
si avanzano come un torrente di fuoco e di fiamma. Sono tutti intorno a noi.
Siamo circondati dai nostri...
spalanca le finestre.
Chérie!...
in un delirio di gioia.
Chérie, scordiamo tutto -- tutto -- e siamo felici!
CHÉRIE:
rapida.
Florian -- non è possibile -- non è possibile. Io non ti amo più e tu non puoi
più amarmi. Anche se in quest'ora lo credi -- tutto è mutato, e tu non puoi
amarmi più. Tu m'amavi perchè ero pura, lieta, gioconda -- non sono più nulla
di tutto ciò. Non vi è più nulla in me della Chérie che amavi. Tu devi dirmi
addio e lasciarmi alla mia sorte.
FLORIAN:
No! Tu sarai mia. E un giorno -- tutto questo ci sembrerà un sogno. Avrai altri
figli,
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figli che potrai, amare, figli che ameremo entrambi senza rossore --
CHÉRIE:
selvaggiamente.
E questo! questo sarà il paria esecrato, sarà lo spettro che s'aggirerà
vergognoso e umiliato tra quelli più fortunati di lui!...
No mai! mai! -- Sappi che questo essere abborrito e maledetto mi sta nelle
viscere profondamente come prima di nascere... mi sta nel cuore, mi sta
nell'anima, mi sta nel sangue -- più di te!
FLORIAN:
Più di me!
CHÉRIE:
Sì, più di te. Parti Florian, parti -- godi della nostra vittoria. Va -- e
scordami!
La musica, trionfante e i clamori di gioia s'avvicinano sempre più.
FLORIAN:
Chérie, Chérie -- pensa a ciò, che fai.
CHÉRIE:
Nulla, nulla di ciò che puoi dirmi può mutare la decisione che ho preso. La mia
strada è chiara davanti a me.
FLORIAN:
Chérie ti supplico, ti supplico!
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CHÉRIE:
Non straziarmi con preghiere vane. Dimmi addio e va.
FLORIAN:
Ebbene -- sia come tu vuoi. Se per te io non sono più nulla -- vi è ancora chi
mi chiama ed ha bisogno di me.
CHÉRIE:
Ah -- lo so! lo so!
S'odo fuori l'Inno nazionale del Belgio.
Senti la Brabançonne! il grido del Belgio!... La nostra patria ti
chiama. Va, Florian, va. Da' la tua vita a lei.
FLORIAN:
afferrandole le mani.
Sì! Sì! a lei! Hai ragione. Non è questa l'ora dei rimpianti -- non è questa
l'ora degli amori! E? l'ora santa e terribile della rivendicazione. Ora di
sangue e di gloria!... Addio Chérie! addio.
CHÉRIE:
piangendo.
Addio.
FLORIAN:
Penserai a me?
CHÉRIE:
Sempre!
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FLORIAN:
Anch'io. Sempre. -- Come finiva la tua canzone della principessa prigioniera?
CHÉRIE:
con un singhiozzo.
« Io vi voglio adorar fino alla morte ».
FLORIAN:
« Io vi voglio adorar fino alla morte ».
La bacia in fronte ed esce.
CHÉRIE resta immobile, impietrita.
Dopo un silenzio -- lentamente come parlando in sogno.
CHÉRIE:
A quattro passi c'è il fiume...
Si avvia verso la porta drappeggiata.
...per lui -- e per me.
Apre la porta. Un raggio lunare dalla finestra tonda la illumina tutta.
Entra e chiude la porta dietro a sè.
Passa qualche momento. La lampada sulla tavola ondeggia, e quasi si spegne e la
:stanza è immersa nell'ombra.
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In cima agli scalini appare la figuretta di MIRELLA. Come un'allucinata essa
si guarda intorno e i ricordi terribili l'afferrano, agghiacciandola d'orrore.
Lenta trasognata soffermando lo sguardo su ogni oggetto noto si avanza
silenziosa. Nei suoi occhi tremola il ricordo delle subíte atrocità.
Sempre come una sonnambula scende i tre gradini e giunta all'ultimo il suo
occhio si fissa sulla porta drappeggiata in faccia a lei. Un onda di orrore la
invade; essa indietreggia; ed ora sta rigida colle spalle, alla ringhiera
nell'atteggiamento identico del suo passato martirio. -- Colle braccia dietro a
sè, come legata alla ringhiera, fissa lo sguardo di demente sulla terribile
porta.
E questa lentamente si muove -- si apre. Il terrore di MIRELLA s'accresce fino
al parossismo, mentre guarda lenta aprirsi quella porta fatale...
Ed ecco nel vano della porta, illuminata tutta dai raggi lunari che dalla
finestra tonda le circondano il capo come di
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una perfetta aureola -- appare CHÉRIE col bambino tra le braccia. Indossa
ancora la sua bianca veste, ma un lungo velo azzurro le cinge la testa.
Vede MIRELLA e s'arresta -- immobile come una visione.
MIRELLA:
Vedendo l'apparizione, che le sembra divina, cade in ginocchio con un grido.
Ah!
Fa il segno della croce e congiungendo le mani pronuncia con voce estatica:
«Ti saluto, o Maria, piena di grazia... »
CHÉRIE:
Scossa da un brivido immenso.
Mirella! -- Sono io!
con, un grido.
Luisa!... Luisa!...
A LUISA che appare sugli scalini.
Mirella -- ha parlato!...
LUISA:
precipitandosi.
Mirella! Mirella!
Singhiozzando bacia le
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vesti e le mani della sua bambina.
MIRELLA:
Come svegliata da un sogno.
M'era parso...
Guarda con estatico sorriso CHÉRIE col bimbo tra le braccia.
... m'era parso...
LUISA:
alzando il braccio con gesto solenne e grandioso verso CHÉRIE.
Ah! sii benedetta -- tu! -- E il tuo bambino!
CALA IL SIPARIO.


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