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Renato Fucini
Il ciuco di Melesecche

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  • 4 - La canzone da un soldino
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4 - La canzone da un soldino

 

  "Canta, bambino, su, canta bambino;

  poi ti darò un soldino...

  Poi ti darò, se la canzone è bella,

  un bel grappolo d'uva moscatella".

 

  Erano ventiquattro ed eran merli;

  ed il cuoco del Re, da cuoco esperto,

  appena nelle man potette averli,

  per cavarsi più presto dall'impiccio,

  senza ammazzarli,

  senza pelarli,

  senza sbuzzarli,

  li cosse in un pasticcio.

 

  Fin qui tutto va in regola; ma quando

  il pasticcio fu aperto,

  volaron via, cantando.

 

  Non pare a voi, come pare anche a me,

  degna pietanza questa per un Re?

 

  Dopo pranzo quel Re ch'era un po' avaro,

  si mise a riscontrare il suo denaro.

 

  In quel tempo la sua sposa fedele

  se n'andò giú nel proprio salottino

  a mangiare un crostino

  spalmato, a quanto dicesi, di miele.

 

  La serva andò sul prato

  a tendere il bucato.

 

  Venne un merlo e, non so se a posta o a caso,

  le portò via un pezzetto di naso.

  Ma, per fortuna, un piccolo luì

  glielo rimise al posto e lo cucì.

 

 

 




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