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Non bisogna mai sgomentarsi davanti alle difficoltà, ma non
bisogna neanche pretendere d'esser falchi quando siamo nati galline. Il
mettersi in testa d'esser buoni a far tutto è da sciocchi, come è da poltroni
il mettersi in testa di non esser buoni a far nulla.
E a proposito di falchi e di galline, mi ricordo d'una
storiella che cantava un cieco sulle cantonate, accompagnandosi con la
chitarra:
C'era una volta un falco di cent'anni
che aveva il covo in cima a un campanile...
E la storia continua in versi, con una rima in anni,
un'altra in ile, e finalmente con due rime in ere per chiudere la sestina. Ma
siccome non l'ho bene nella memoria, sarà meglio raccontarla in prosa e buona
notte.
C'era, dunque, questo falco che tutte le mattine, per
guadagnarsi onoratamente da vivere, spiccava il volo dal suo campanile e si
metteva, per delle ore, a girare in tondo nell'aria, tenendo fissi alla terra
gli occhi acutissimi per guardare se scopriva una lucertola, una serpe o
qualche povero uccellino da mangiare.
In un pollaio lì vicino le galline facevano un gran
ragionare di questo falco. La rapidità, la leggerezza e specialmente la
resistenza del suo volo senza rumore e senza che mai apparisse stanco, empivano
di maraviglia e d'invidia quelle stupide bestiole le quali, benché provviste
come lui degli arnesi per volare, possono a stento sollevarsi quattro palmi
appena sopra il terreno. Chi ne diceva una, chi ne diceva un'altra, ma nessuna
sapeva trovare la ragione di tanta differenza tra loro e quel birbante di
falco.
- Ora vi dimostrerò io come stanno le cose! - crocchiò una
gallina bigia di cima al campanile, dove era montata avendo trovato aperto
l'uscio delle scale. - Ora vi dimostrerò io in che consiste la gran bravura del
falco. Bella forza a fare i bravacci volando di quassú! Lo vorrei vedere quel
brutto rapinoso, lo vorrei vedere che cosa saprebbe fare quel mangiatutti
sornione, se fosse obbligato a spiccare il volo, invece che di quassú, dal
fondo d'un pollaio o dallo sterrato d'un cortile! Attente perché ora piglio lo
slancio verso il cielo. Volete nulla? avete commissioni da darmi per quelle
nuvole bianche che passano lassú alte alte?... Uno! due! e tre!...
Precipitando per l'aria a svoltoloni come un pallone
sgonfiato e schiamazzando disperata, venne di sotto sbacchiando prima in un
cornicione del campanile, poi sui rami d'un fico, e finalmente sopra un monte
di paglia che doveva essere stato messo lì dalla provvidenza. Le sue compagne
corsero spaventate da lei e la trovarono che boccheggiava mezza svenuta, e si
dibatteva e stralunava gli occhi accennando a un grande indolimento in tutti
gli ossi e specialmente in quello del petto, che usciva fuori dalla carne
ammaccato e sanguinante.
Il falco, rotando tranquillo in mezzo alle nuvole, guardava
ridendo il branco delle galline che si affaccendavano intorno alla loro
compagna, empiendola di fasce, di cannucce, di cerotti e di cotone fenicato.
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