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| Renato Fucini Il ciuco di Melesecche IntraText CT - Lettura del testo |
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9 - Il falco e la gallina
Non bisogna mai sgomentarsi davanti alle difficoltà, ma non bisogna neanche pretendere d'esser falchi quando siamo nati galline. Il mettersi in testa d'esser buoni a far tutto è da sciocchi, come è da poltroni il mettersi in testa di non esser buoni a far nulla. E a proposito di falchi e di galline, mi ricordo d'una storiella che cantava un cieco sulle cantonate, accompagnandosi con la chitarra: C'era una volta un falco di cent'anni che aveva il covo in cima a un campanile... E la storia continua in versi, con una rima in anni, un'altra in ile, e finalmente con due rime in ere per chiudere la sestina. Ma siccome non l'ho bene nella memoria, sarà meglio raccontarla in prosa e buona notte. C'era, dunque, questo falco che tutte le mattine, per guadagnarsi onoratamente da vivere, spiccava il volo dal suo campanile e si metteva, per delle ore, a girare in tondo nell'aria, tenendo fissi alla terra gli occhi acutissimi per guardare se scopriva una lucertola, una serpe o qualche povero uccellino da mangiare. In un pollaio lì vicino le galline facevano un gran ragionare di questo falco. La rapidità, la leggerezza e specialmente la resistenza del suo volo senza rumore e senza che mai apparisse stanco, empivano di maraviglia e d'invidia quelle stupide bestiole le quali, benché provviste come lui degli arnesi per volare, possono a stento sollevarsi quattro palmi appena sopra il terreno. Chi ne diceva una, chi ne diceva un'altra, ma nessuna sapeva trovare la ragione di tanta differenza tra loro e quel birbante di falco. - Ora vi dimostrerò io come stanno le cose! - crocchiò una gallina bigia di cima al campanile, dove era montata avendo trovato aperto l'uscio delle scale. - Ora vi dimostrerò io in che consiste la gran bravura del falco. Bella forza a fare i bravacci volando di quassú! Lo vorrei vedere quel brutto rapinoso, lo vorrei vedere che cosa saprebbe fare quel mangiatutti sornione, se fosse obbligato a spiccare il volo, invece che di quassú, dal fondo d'un pollaio o dallo sterrato d'un cortile! Attente perché ora piglio lo slancio verso il cielo. Volete nulla? avete commissioni da darmi per quelle nuvole bianche che passano lassú alte alte?... Uno! due! e tre!... Precipitando per l'aria a svoltoloni come un pallone sgonfiato e schiamazzando disperata, venne di sotto sbacchiando prima in un cornicione del campanile, poi sui rami d'un fico, e finalmente sopra un monte di paglia che doveva essere stato messo lì dalla provvidenza. Le sue compagne corsero spaventate da lei e la trovarono che boccheggiava mezza svenuta, e si dibatteva e stralunava gli occhi accennando a un grande indolimento in tutti gli ossi e specialmente in quello del petto, che usciva fuori dalla carne ammaccato e sanguinante. Il falco, rotando tranquillo in mezzo alle nuvole, guardava ridendo il branco delle galline che si affaccendavano intorno alla loro compagna, empiendola di fasce, di cannucce, di cerotti e di cotone fenicato.
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